Il resconto delle ultime due presentazioni
|La modernità di Carando: insegnare a pensare con la propria testa
Il filosofo morale, l’insegnante socratico, il partigiano quasi cieco che insiste per andare ai monti e trova la morte per mano fascista: il “personaggio” Carando ha affascinato le persone presenti anche nelle ultime presentazioni, tenutesi al Festival provinciale de l’Unità alla Spezia, a Sesta Godano e a Bosco di Corniglio, nel Parmense.
Alla Spezia, Fabio Certosino, docente del Liceo Classico Costa, ha detto: “Da insegnante, oggi, sto soffrendo. Carando è di grande attualità, perché è ciò che dovrebbe essere oggi un insegnante, una persona che non indottrina ma insegna a pensare”.
Anna Colombo, della sezione Anpi Alta Val di Vara, ha sottolineato a Sesta Godano “l’eccezionalità di Carando, Medaglia d’Oro al Valor Militare che non prese mai un’arma in mano” ed evidenziato che “la moralità è il tratto che unisce tutti gli aspetti e le fasi della sua vita”. Anche quando prestò giuramento al fascismo “lo fece per cambiare la scuola dal di dentro, per suscitare nei giovani la coscienza morale”.
Nando Donnini, ideatore-conduttore della rassegna “La Valle dei Cento Autori” di Bosco di Corniglio, si è soffermato sull’originalità del “comunismo morale, non marxista, anticlericale ma profondamente religioso”di Carando, e sul suo “coraggio morale, che connetteva con grande coerenza il pensiero all’azione”.
Guido Pisi, storico, già direttore dell’Istituto Storico della Resistenza di Parma, ha apprezzato il libro, che unisce “il rigore di uno storico di mestiere” e “lo stile di una narrazione avvincente, asciutta e non retorica” e ha ripercorso tutta la vicenda di Carando, concludendo con la considerazione: “Come continuiamo oggi la sua lotta morale? Quando facciamo qualcosa per gli altri”.
Giorgio Pagano ha condiviso, aggiungendo che l’aspetto più moderno di Carando è “la sua capacità di fare dell’allievo una persona che pensa con la propria testa, che impara a camminare da sè”. Ciò comporta un coraggio morale anche da parte dell’allievo e del cittadino in generale: “Non ci sono verità già belle fatte, abbiamo il dovere morale di compiere il percorso che ci porta a pensare con la nostra testa, di volere essere liberi, non schiavi di qualcuno che pensa per noi. La libertà si sta restringendo quasi dappertutto, dobbiamo ribellarci a coloro che vogliono pensare al nostro posto”. “La moralità oggi – ha concluso – consiste innanzitutto nell’insegnare e nell’imparare a pensare con la propria testa, il che costituisce la precondizione per la nostra azione morale e per la solidarietà con gli altri”.
La serata è stata allietata dagli interventi musicali del fisarmonicista Luigi Abbati.


