Logo

Temi del giorno:

Il 20 agosto di Bastoni, Turati e Vignali: tre superstiti, tre strade diverse

Uno è tornato e ha ricucito la ferita che si era creata. Un altro ora è allenatore, dopo aver cominciato proprio la sua avventura in panchina in quella stagione. E l’eroe di quella notte è ora ad un passo dall’addio.

Il 20 agosto, a Spezia, non è una data come le altre. È una di quelle che tornano ogni anno alla mente. Sei anni fa, a quest’ora, Simone Bastoni, Luca Vignali e Marco Turati erano arrivati al Picco. Come tante altre volte ma nessuno di loro poteva ancora sapere che poche ore più tardi sarebbe entrato, in modo diverso, nella storia dello Spezia e della sua città. Era il 20 agosto 2020 e al Picco si giocava la finale di ritorno dei playoff di Serie B contro il Frosinone di Alessandro Nesta. Lo Spezia partiva dall’1-0 conquistato all’andata grazie al gol di Emanuel Gyasi. Novanta minuti separavano le Aquile dalla Serie A, il traguardo inseguito per una vita intera e mai raggiunto prima. Alla fine sarebbe arrivata una sconfitta, 1-0, ma non sarebbe bastata a cancellare quella promozione storica. Per la prima volta, lo Spezia era in Serie A.

Di quella squadra oggi sono rimasti soltanto tre uomini. Tre superstiti, ma con storie completamente diverse. C’è Simone Bastoni, che di quella squadra non era tra i protagonisti più attesi e che, negli anni successivi, ha vissuto lontano da Spezia la propria carriera. Due settimane fa, però, è tornato a ricucire una ferita rimasta aperta proprio nel momento del suo addio, riannodando un filo con una città e una maglia che evidentemente non aveva mai smesso di appartenergli. C’è Marco Turati, che quella sera non era ancora l’allenatore, ma neppure semplicemente uno spettatore della squadra che festeggiava. Era all’inizio della sua avventura nello staff di Vincenzo Italiano, dentro un percorso che lo avrebbe portato, sei anni più tardi, sempre in panchina ma da capo. Oggi è lui a guidare lo Spezia. Non più verso una promozione in Serie A, ma nel tentativo, altrettanto complicato, di riportarlo almeno in Serie B. E poi c’è Luca Vignali. Quello che quella notte diventò, per la sua gente, semplicemente “il Santo”. Un soprannome nato da un gesto che ancora oggi appartiene alla memoria collettiva: quel colpo di testa con cui anticipò Ardemagni e salvò sulla linea una palla destinata alla rete. Un attimo. Una deviazione. Una storia che avrebbe potuto prendere una strada diversa e che invece, con quel gesto, prese quella che tutti conosciamo. Vignali è anche quello che oggi vive la situazione più difficile. E forse, proprio per questo, quella più dolorosa.

Spezia-Frosinone 0-1, salvataggio miracoloso di Vignali

 

Da venerdì sera anche il nome dello spezzino è finito nell’elenco dei giocatori che non rientrano più nei piani del club. Insieme a lui Francesco Cassata, l’altro spezzino, il capitano Petko Hristov, Ales Mateju, Giuseppe Di Serio, Filippo Bandinelli, Edoardo Soleri e Manolo Adamo, arrivato appena lo scorso gennaio. Sono giocatori costruiti per una categoria diversa, con ingaggi e prospettive da Serie B, incompatibili con la nuova realtà economica dello Spezia in Serie C. Vignali, insieme a Cassata, è l’unico a cui Guido Angelozzi ha offerto la possibilità di rimanere. Proprio Angelozzi che quella squadra della promozione l’aveva costruita e che quella festa avrebbe voluto viverla in modo completamente diverso. “Avevo capito mi avrebbero mandato via”, ha raccontato anche recentemente, ricordando di non aver avuto nemmeno la possibilità di salutare quella gente. Sei anni dopo, Angelozzi è tornato. E ha trovato davanti a sé un compito completamente diverso: costruire uno Spezia competitivo, ma anche sostenibile. Avrebbe voluto farlo con due pezzi di quella città e di quella storia ancora dentro lo spogliatoio. Al momento, però, né Vignali né Cassata hanno accettato la proposta. E così, almeno per ora, anche loro sono fuori dai piani.

Vignali, questo Spezia, lo era tornato a scegliere quando sarebbe stato più facile fare il contrario. Era il gennaio 2024, la squadra era sprofondata nella lotta per non retrocedere in Serie C e lui arrivava da Como, una squadra che oggi prepara addirittura il proprio esordio in Champions League. Sarebbe potuto restare lì, guardare avanti, pensare alla propria carriera. Invece scelse di tornare a casa. Da allora ha raggiunto le 200 presenze con la maglia dello Spezia, entrando nella top ten dei giocatori più presenti di sempre. Ha attraversato categorie, presidenti, allenatori, generazioni di compagni. È stato protagonista della promozione in Serie A, ha sofferto per la retrocessione in C. E adesso rischia che tutto finisca qui. Non c’è ancora una certezza, perché il mercato concede ancora dodici giorni e il calcio, fino all’ultimo giorno, può cambiare direzione. Ma il tempo corre e la fotografia di oggi racconta uno Spezia profondamente diverso da quello di sei anni fa.

Turati oggi lo allena. Bastoni è tornato a riabbracciare la sua gente. Vignali aspetta di capire se quella maglia che ha indossato per oltre 200 volte potrà ancora essere la sua. Tre uomini rimasti in piedi, in modi diversi, dopo quella notte del 20 agosto 2020. Tre superstiti di una squadra che sei anni fa entrava nella storia. E che oggi, guardandosi indietro, sembra appartenere quasi a un’altra epoca.