Presentazioni
|“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”, il libro di Pagano fa tappa alla Morin, a Sesta Godano e a Bosco di Corniglio
Nei prossimi giorni si terranno tre presentazioni del libro di Giorgio Pagano Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza.
La prima si terrà al Festival provinciale de l’Unità alla Spezia, organizzato dal Pd (mercoledì 19 agosto ore 19,30, Passeggiata Morin; l’autore dialogherà con Fabio Certosino, docente del Liceo Classico Costa).
Sarà poi la volta di Sesta Godano, per iniziativa del Comune e della Sezione Anpi Alta Val di Vara (venerdì 21 agosto ore 21, Aia della Corte; l’autore dialogherà con Anna Colombo, della Sezione Anpi Alta Val di Vara).
La terza presentazione si terrà a Bosco di Corniglio (PR), per iniziativa del Comune, del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e di altri enti e associazioni (22 agosto ore 17, piazzale dell’Albergo Ghirardini; l’autore dialogherà con l’ideatore-conduttore della rassegna “La Valle dei Cento Autori” Nando Donnini e con lo storico Guido Pisi, con un intervento del musicista Luigi Abbati).
“Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia – si legge in una nota trasmessa dalll’associazione culturale Mediterraneo -. Ovunque formò ‘comunità’ di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare”.
Scrive Pagano nella Premessa: “La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando. Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità””.


