“Proposte diverse con un segno comune: non è il momento di investire in armi, ma sulla pace, sulla salute, sul lavoro dignitoso”.
Dopo le recenti esperienze referendarie, che hanno suscitato una partecipazione molto ampia, è bene che la “voglia di contare” dei cittadini sia alimentata. Le forze politiche e il Parlamento devono cercare di fare il proprio mestiere, ma è bene che sentano sempre il nostro “fiato sul collo”. Ecco perché le tre leggi di iniziativa popolare, lanciate nei mesi scorsi da molte associazioni, sono un contributo prezioso. Servono almeno 50 mila firme, poi se ne dovrà discutere in Parlamento.
Sono proposte diverse, ma hanno un segno comune: non è il momento di investire in armi, ma sulla pace, sulla salute, sul lavoro dignitoso. Non sono temi diversi: la crisi economica che stiamo vivendo è stata in gran parte innescata dalla guerra, e certamente non si può uscire dalla crisi mettendo il riarmo al primo posto, perché significa inevitabilmente sottrarre risorse alla sanità, ai servizi sociali e pubblici, favorendo interessi di poche élite a scapito del bene comune.
La prima proposta di legge – si può firmare entro il 15 settembre – è promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, dalla Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e da Sbilanciamoci!, ha per titolo “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta” e si basa su quattro proposte concrete: il potenziamento del Servizio civile come istituto di difesa civile della Patria in attuazione degli articoli 11 e 52 della Costituzione; l’istituzione dei Corpi civili di pace, formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare; il rafforzamento della Protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; la creazione di un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Il tutto finanziato da un fondo pluriennale stabile e dalla possibilità per i cittadini di destinare il 6 per mille dell’IRPEF a queste attività.
Ci si può difendere preparando la pace, rifiutando il modello di una società militarizzata, basato in modo esclusivo sul possesso e sull’impiego delle armi. L’alternativa alla guerra e al riarmo è possibile, e si fonda sulle tre direttrici di questa proposta: prevenzione dei conflitti, agendo sulle cause strutturali delle tensioni; gestione nonviolenta attraverso mediazione e diplomazia dal basso; risoluzione e ricostruzione delle relazioni nelle comunità colpite.

Le altre due proposte di legge – si può firmare entro il 30 settembre – sono state promosse dalla Cgil e da un folto gruppo di associazioni e riguardano la sanità pubblica e gli appalti.
Per la sanità pubblica si punta a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale: il livello di finanziamento del fondo sanitario nazionale non deve essere inferiore al 7,5% del PIL; il lavoro di chi tutela e promuove la salute va valorizzato economicamente e professionalmente; va garantito il personale necessario, con assunzioni a tempo indeterminato; la spesa per il personale non deve più essere soggetta ad alcun tetto, e devono essere introdotti limiti alle esternalizzazioni; deve essere assicurato il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale; va garantito il rispetto dei tempi di attesa; per rispondere ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti vanno potenziate l’assistenza domiciliare e quella residenziale e semiresidenziale.
Per quanto riguarda gli appalti, negli ultimi 25 anni sono state fatte leggi sbagliate, che oggi rendono possibile, soprattutto nel settore privato, una logica di subappalto senza precedenti. Le persone che lavorano in appalto – questo il cuore della proposta – devono avere gli stessi diritti e le stesse tutele di tutti gli altri lavoratori. Occorre portare nel sistema privato le regole oggi in vigore per gli appalti pubblici, aumentando la responsabilità in solido dei committenti: come negli appalti pubblici, anche in quelli privati è il committente che deve rispondere in termini di quantità di manodopera impiegata e tempi di realizzazione, per ridurre il rischio di incidenti e infortuni.
Se firmiamo, indichiamo un altro modello di società, profondamente radicato nella Costituzione, e i veri nemici da cui oggi dobbiamo difenderci. E obblighiamo le forze politiche a occuparsi dei veri problemi del Paese. Dopo il fallimento delle proposte politiche che abbiamo conosciuto negli ultimi 25 anni – il globalismo progressista e il conservatorismo nazionalista e neoliberale – tre iniziative molto concrete individuano una via alternativa per l’Italia: essere “potenza” di pace e di giustizia sociale.
Post scriptum
La foto in alto è del fiume Magra a Filattiera (scattata nel 2006); la foto in basso è del fiume Vara a Sesta Godano (scattata nel 2023).
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