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L’appello di un lettore: “Il Palio del Golfo deve ripartire dai giovani”

Il Palio del Golfo è una tradizione che va preservata, ma per farlo occorre interrogarsi anche sulle difficoltà che stanno emergendo alla base del movimento. A lanciare una riflessione, a pochi giorni dalla conclusione della 101esima edizione, è Fausto Sassi, istruttore di fitness e tecnico di ginnastica, che richiama l’attenzione sulla partecipazione al Palio junior.

“Sono moltissimi quelli che hanno seguito il Palio anche quest’anno, ma una defezione non può passare inosservata: la non sufficiente partecipazione al Palio junior”, scrive Sassi, sottolineando come si tratti di “un fatto che preoccupa” e che dovrebbe spingere tutte le borgate a una riflessione sulle possibili cause.

Quali sono, dunque, i motivi che tengono lontani tanti giovani? Sassi mette sul tavolo diverse ipotesi: “La carenza di strutture in determinate società? I ragazzi poco pronti al sacrificio pur avendo passione? Fattori psicologici, fattori sociali, impegni paralleli da gestire come lo studio, problemi economici; carenze di tecnici qualificati, che masticano anche un po’ di psicologia?”.
Per Sassi, però, il problema non riguarda soltanto la capacità di coinvolgere i ragazzi, ma anche il modo in cui vengono accompagnati nel percorso sportivo. Serve, sottolinea, anche un riconoscimento per chi si mette in gioco, indipendentemente dal risultato: “Mancano dei grazie ragazzi anche se non avete vinto. Noi vi stimiamo lo stesso, perché avete dato tutto, avete onorato il Palio“, sostiene.

Da qui l’invito a tutte le borgate a interrogarsi e cercare risposte. “Il bacino del giovane Palio oggi sarà lo spettacolo Palio domani”, afferma Sassi, secondo il quale c’è una responsabilità collettiva nel mantenere viva una manifestazione che definisce “unica nel suo genere”.
Sassi racconta anche la propria esperienza. “Io, Fausto, sono un istruttore di fitness, un tecnico di ginnastica, iscritto all’albo nazionale, ne ho fatto la mia attività dal ’98. Nel mio centro sportivo ho trasmesso, volutamente e forse anche involontariamente, la mia passione, la passione della voga, a un discreto numero di iscritti, ragazzi e ragazze, avvicinandoli al movimento”.
Un’esperienza che, secondo Sassi, dovrebbe essere replicata e rafforzata dalle borgate, anche attraverso una rete più ampia: “Lo ho fatto io nel mio piccolo mondo, lo devono fare a maggior ragione le borgate. Cercate aiuto, attraverso scuole, medici, attraverso anche quelle persone che di Palio hanno sempre masticato, competenti, e ora si trovano fuori per questioni diverse. Ce ne sono ormai molte, troppe”.
“Il Palio deve, dovrà ripartire da qui”, è la conclusione della prima parte della riflessione.

Sassi interviene infine anche su alcune regole della competizione. Chiede innanzitutto di “fermare la regola dei cinque Pali a bordo”, sostenendo che abbia penalizzato per anni “un manipolo di vogatori, compreso il sottoscritto”.
E propone una revisione anche delle norme relative ai timonieri: “Regola dei timonieri da riformulare, mettendo un limite di età. Il Palio è anche storicamente dei bambini: a parte il peso, non esiste che un bimbo o una bimba di 10 anni si confronti con un timoniere di 20/30 anni”, conclude Sassi.