"amo gli allenatori come turati"
|Il nuovo numero uno Micai: “Era quasi fatta con la Reggiana, poi è arrivato lo Spezia e non potevo dire di no”
Il portiere si presenta: “Ben venga il dualismo nel ruolo, per vincere serve il livello più alto possibile. Dobbiamo fare il meglio per riportare lo Spezia dove merita”
Trentatré anni, una lunga esperienza alle spalle e un bagaglio di partite che Alessandro Micai mette ora a disposizione dello Spezia. Il nuovo portiere delle Aquile è arrivato in riva al Golfo per difendere i pali, ma anche per portare esperienza all’interno di un gruppo profondamente rinnovato e con diversi giovani chiamati a prendersi responsabilità importanti. Una scelta che il portiere ha maturato rapidamente, soprattutto quando sul tavolo è comparsa la possibilità di vestire la maglia bianca. “Volevo ringraziare tutti i tifosi per l’accoglienza. Ci siamo incontrati tante volte durante vari campionati e sono sempre state sfide avvincenti perché le squadre si sono sempre giocate tanto. Ora sono qui e cercherò di fare il massimo per lo Spezia, come ho sempre fatto per le squadre per cui ho giocato”, racconta il nuovo numero 1.
Il riferimento è alle tante sfide vissute da avversario delle Aquile, una storia che ora si interrompe per lasciare spazio a un nuovo capitolo. Micai, infatti, era vicino a proseguire la sua esperienza alla Reggiana, ma l’interesse dello Spezia ha cambiato rapidamente lo scenario. “Era quasi fatta con la Reggiana, poi ho saputo dello Spezia e non ho esitato un attimo a seguire questa pista. Non sono certo io a dover spiegare la storia di questo club. Siamo in un momento in cui bisogna tornare a calcare i palcoscenici che competono a questa squadra e sono qui anche per questo e per cercare di dare una mano al gruppo con la mia esperienza. Siamo tutti insieme sulla stessa barca, dobbiamo fare il meglio per riportare lo Spezia dove merita”. Esperienza che dovrà essere utile anche all’interno di uno spogliatoio giovane e nel confronto con il compagno di reparto Giuseppe Ciocci: “Ben venga il dualismo tra i pali. Più forti sono i miei compagni e meglio è. Il livello si deve alzare, al di là di chi giochi prima di tutto viene lo Spezia e questa piazza. Che giochi Micai o Pinco Pallino, l’importante è che lo Spezia torni dove merita”.
La volontà di mettersi a disposizione del gruppo passa anche dal lavoro quotidiano. In questi primi dieci giorni Micai ha avuto modo di conoscere il nuovo allenatore e uno staff che, soprattutto per quanto riguarda il lavoro specifico sui portieri, gli ha già lasciato una buona impressione. “Il mister l’ho conosciuto in questi dieci giorni, è molto preparato e ben vengano questi allenatori. Ho 33 anni e ho sempre da imparare. Dà tante nozioni, specie ai portieri, e io amo questo tipo di allenatori. Un ciclo di ragazzi che vogliono far vedere cosa hanno imparato e propongono le loro idee, che è giusto noi seguiamo. Nello staff ho la fortuna di essere allenato sia da Matteo Di Norscia che da mister Gianluca Pegolo, due persone preparatissime. Sono veramente contento, ne parlavo con un collega poco tempo fa. La mia fortuna è avere due persone così che vivono per farci allenare bene e per farci trovare tutto quello di cui ho bisogno. Con Pegolo posso confrontarmi più su cose da portiere, visto che ha fatto una carriera che supera di gran lunga la mia, mentre con Matteo posso fare discorsi tecnici perché ci sono pochi allenatori che hanno una conoscenza così ampia del ruolo come lui”.
Il presente, però, porta inevitabilmente anche a guardare al recente passato. Perché tra le tante volte in cui Micai ha affrontato lo Spezia ce n’è una particolarmente vicina: quella dello scorso campionato, quando difendeva la porta della Reggiana. Al Picco il portiere fu protagonista di una grande prestazione, con diversi interventi decisivi, contribuendo alla vittoria degli emiliani in una partita che avrebbe avuto un peso importante nella corsa salvezza delle Aquile. Un incrocio che oggi assume un significato particolare, visto il cambio di maglia. Ma Micai lo legge dalla prospettiva di chi, quel giorno, aveva semplicemente un’altra squadra da difendere. “Lo scorso anno è stato un intrecciarsi di casualità. Non nascondo che in Spezia-Reggiana dello scorso anno ho sfoderato grandi interventi a discapito dello Spezia, ma quando si va in campo si dà il massimo per chi si gioca. Non sapevo sarei venuto a giocare qui, ho dato il meglio per la mia squadra”.
Ora, però, quella porta da difendere sarà la sua. E davanti c’è una stagione diversa anche per lui: “Siamo davanti ad un campionato che non disputo da 11-12 anni, ma ogni partita si gioca undici contro undici e bisogna dare il meglio di sé, senza cali di tensione. I punti in palio sono sempre tre e lo sono da agosto a maggio. Serve un percorso lineare, arriveranno momenti di difficoltà e momenti in cui vinceremo molto ma servirà sempre stare sul pezzo”.







