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Sarzana, al chiostro di San Francesco l’azione teatrale “Troiane”

Lunedì 10 agosto il festival Mythoslogos propone (ore 21.15, chiostro di San Francesco, Sarzana) l’azione teatrale Troiane, liberamente tratta da Euripide, nella traduzione di Angelo Tonelli (Bompiani editore), anche regista della rappresentazione. Ingresso libero. Con Stefania Borzillo, Laura Martorano, Solange Passalacqua, Piermaria Piccini, Davide Ramoretti, Angelo Tonelli. Scenografie da Giuliano Diofili. Coreografie: Annalisa Maggiani. Melodie e canti in greco antico: Phoskaiskià. Maschere: Amal Fasairy. Costumi: Atelier Arthena. Sound design: Alessio Boni, Simone Elia, Elisabetta Morellini (voce). Design locandina: Verbaurea.

“Tragedia che mette in scena lo strazio e l’orrore della guerra, Troiane di Euripide, con bruciante attualità, ci parla della città di Troia che, dopo una lunga guerra, è infine caduta – si legge in una nota di presentazione -. Gli uomini troiani sono stati uccisi, mentre le donne devono essere assegnate come schiave ai vincitori. Cassandra viene consegnata ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo, figlio di Achille ed Ecuba a Odisseo. Cassandra predice le disgrazie che attenderanno lei stessa e il suo nuovo padrone una volta tornati in Grecia, e il lungo viaggio che Odisseo dovrà affrontare prima di rivedere Itaca. Andromaca subisce una sorte terribile, perché i Greci decidono di far precipitare dalle mura di Troia Astianatte, il figlio che la donna aveva avuto da Ettore, per evitare che un giorno il bambino possa vendicare il padre e porre fine alla stirpe achea. Ecuba ed Elena (o meglio, l’eidolon di Elena) si sfidano in una sorta di agone giudiziario per stabilire le responsabilità dello scoppio della guerra. Elena si difende ricordando il giudizio di Paride e l’intervento di Afrodite, ma Ecuba svela infine la colpevole responsabilità della donna, fuggita con Paride. Infine, il cadavere di Astianatte viene riconsegnato a Ecuba per il rito funebre, Troia viene data alle fiamme, e le prigioniere vengono portate via mentre salutano per l’ultima volta la loro città”.

“Frutto, come altre nostre messe in scena, anche di visualizzazioni collettive in stato di regressione semiipnotica – conclude il comunicato sulla rappresentazione -, proponiamo questa opera di Euripide come confronto con l’ombra distruttiva dell’animo umano, e quindi come catarsi di essa, ma anche come occasione di un rito finale, da noi liberamente aggiunto, in cui bruceremo simbolicamente i libri consacrati della violenza, e officeremo un rituale esorcistico e propiziatorio per la rigenerazione etica e spirituale della classe politica e dei poteri oscuri che sciaguratamente e ciecamente governano il mondo, posseduti dai tre demoni, ignoranza, avidità e violenza, per evocare consapevolezza, solidarietà e pace interiore degli individui, che è condizione indispensabile per la pace universale”.