Lettere a CDS
|Campiglia Domani: “A Campiglia c’è il sentiero dell’inganno, simbolo delle promesse tradite”
“La rete sentieristica delle Cinque terre si arricchisce di una nuova tratta : il sentiero dell’inganno.
Parte da Campiglia e prosegue verso la terra di qualsiasi essere umano che abbia subito un tradimento.
Apparentemente ci conduce verso Riomaggiore o Porto Venere, poi, a sorpresa, ecco le deviazioni: verso Atlantide, verso l’Isola che non c’è, verso il buco per l’Inferno, ma anche verso il posto migliore che ognuno di noi possa immaginare, dopo essere stato palesemente ingannato.
Ma, attenzione, non è un sentiero dove fuggire dopo un tradimento.
E’ un sentiero indicato, come gli altri, con le linee bianche e rosse sull’arenaria o con le frecce di legno dalla punta arrotondata ma la sua lunghezza varia a seconda delle persone che lo stanno percorrendo.
La terra, solo in questo tratto, è capace di leggere la consapevolezza di chi stia camminando e decidere la distanza del cammino: più sei stato ingannato più la distanza del sentiero servirà a chiarirti i motivi.
I nemici del sentiero dell’inganno lo evitano e continuano a proporre tutti gli altri sentieri: dell’abitudine, della suggestione, della speranza, delle promesse, basandosi sull’esistente e non sul possibile. Lo possono fare perché, degli altri sentieri, vedono la partenza e l’arrivo su Google Maps, seduti nel loro palazzo.
I nemici non camminano.
I custodi del sentiero dell’inganno, invece, amano quel tratto di terra, vivono nel borgo e quando le persone arrivano a Campiglia, regalano una brochure con le tre regole per percorrerlo:
Essere consapevoli che serva mantenere un sentiero che ha non ha una fine dichiarata, perché la fine è rendersi conto.
Essere consapevoli che serva mantenere un sentiero che porti per forza da qualche parte, quando quella parte è ciò che legittimamente ci spetta.
Essere consapevoli che serva mantenere un sentiero che esisterà solo se si è capaci di arrivare fino in fondo.
Quindi le persone arrivano con lo zaino, l’acqua, i bastoncini e le scarpe da trekking cercano i custodi e molti di loro chiedono di essere accompagnati, come se i custodi fossero guide.
Ma i custodi hanno un patto con quel sentiero: indicano la partenza ma non lo percorrono mai.
Non possono permettersi di abbandonare il paese neanche per un giorno perché l’unica strada per arrivare alle loro case, vera, di asfalto, con le buche, con il pericolo di caduta degli alberi, con gli alberi caduti
ammassati sul ciglio della carreggiata, senza luci, con i guardrail mancanti o arrugginiti, non permette di distrarsi mai.
Loro, traditi tutti giorni, indicano ad altri la strada per combatterlo, il tradimento”.
Associazione Campiglia Domani


