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Antognoni ad Arcola: “Firenze il mio scudetto, ma dalla proprietà non mi faccio prendere in giro”

L’ex 10 protagonista al premio Perioli: “Liedholm mi voleva a Roma, ma ero innamorato dei fiorentini. Non andrò alla festa del centenario”

Una serata di ricordi, aneddoti e riflessioni sul calcio di ieri e di oggi. Giancarlo Antognoni è stato il protagonista del Premio Coriolano Perioli, assegnato ad Arcola e dedicato alla memoria dell’ex presidente dello Spezia campione d’Italia del 1944 con i Vigili del Fuoco. L’ex capitano della Fiorentina è stato intervistato dal vicesindaco Gianluca Tinfena e dal giornalista Enzo Bucchioni, ripercorrendo una carriera che lo ha reso una delle bandiere più amate del calcio italiano. Antognoni ha aperto la serata tornando alle proprie origini, raccontando un calcio profondamente diverso da quello attuale. “Nasco ragazzo di campagna ed è una cosa di cui mi vanto. Ho iniziato a giocare a calcio per passione e divertimento, oggi vedo che forse i ragazzi si divertono meno di noi”. Da lì il racconto degli esordi: “Ho iniziato la gavetta a 15 anni in Serie D. Mi prese il Torino, che mi mandò ad Asti: tre anni in mezzo alla nebbia. Poi, a 18 anni, arrivò la Fiorentina e fu la scelta migliore della mia vita”. Un amore nato subito e mai tradito, nonostante le tante offerte ricevute nel corso della carriera. “Ho trovato Liedholm, che poi mi voleva a tutti i costi alla Roma. Ma io mi sono innamorato di Firenze e della sua gente, che ancora oggi mi dimostra un affetto incredibile per essere sempre rimasto. Ho poche vittorie nel mio palmares, ma Firenze è il mio scudetto”.

Inevitabile il passaggio sul rapporto, oggi complicato, con il club viola. Antognoni non ha nascosto l’amarezza per la separazione maturata cinque anni fa e per il recente annuncio della società di voler ritirare la maglia numero 10. “Sono andato via dalla Fiorentina per problemi con la proprietà. Dopo cinque anni leggo un comunicato in cui si parla del ritiro della mia maglia. O mi prendono in giro o pensano che io sia bischero. Io mi metto sempre a disposizione, ma queste situazioni non le accetto”. Da qui la conferma della decisione di non partecipare alle celebrazioni per il centenario del club: “Cinque anni fa mi ero ripromesso di non esserci. La proprietà è sempre la stessa e non cambio idea. Quel comunicato del presidente mi ha fatto imbestialire”.

Giancarlo Antognoni al premio Perioli

Tra i momenti più emozionanti della serata, il ricordo di Diego Armando Maradona. Un episodio che, secondo Antognoni, racconta meglio di qualsiasi parola il rapporto di stima reciproca tra due grandi campioni. “Eravamo a Montecarlo quando arrivò Diego in bermuda. C’era il principe che voleva salutarlo, ma lui vide me e venne subito nella mia direzione. È l’immagine che porterò sempre con me. Per me Maradona resta il più forte di sempre”. Spazio poi ai ricordi del Mondiale del 1982, vissuto da protagonista con la Nazionale di Enzo Bearzot. “Quel gruppo non nacque nell’82, ma nel 1978 con Rossi, Cabrini e Tardelli. Lo costruimmo negli anni e Paolo ci fece vincere il Mondiale. Bearzot ebbe il merito di credere in lui fino alla fine. Il nostro era un calcio di squadra, tutti si aiutavano”.

In chiusura, uno sguardo sul presente e sul futuro del movimento italiano. “Il calcio è una cosa semplice che spesso viene resa difficile dalle persone. Per migliorare bisogna far giocare gli italiani. Nelle nazionali giovanili i risultati arrivano, il problema è il salto verso la Nazionale maggiore, che oggi è troppo brusco”. Tra i giovani che più lo hanno colpito, Antognoni indica Marco Palestra: “Non vedo fuoriclasse assoluti, ma tanti bravi giocatori. Se devo fare un nome per il futuro, dico Palestra”.