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La storia di Ndow: “Borgo un secondo papà, in Italia la prima pioggia. Ora lo Spezia, un sogno”

Dal Gambia al nostro paese, con l’ex capitano spezzino come consigliere: “Mi dice di avere pazienza, devo migliorare molto. Il mister mi sta aiutando a crescere”

Abdoulie Ndow inciampa ancora in qualche parola in italiano, ma basta ascoltarlo pochi minuti per capire che ciò che gli manca nella lingua lo compensa con una simpatica spontaneità. Il centrocampista gambiano, classe 2005, arrivato in Italia appena quattro anni fa e acquistato dallo Spezia a metà luglio dal Frosinone, dove aveva completato la trafila fino alla prima squadra, racconta il suo percorso con semplicità. Lo fa parlando di sacrifici, di chi gli è stato vicino e della voglia di conquistarsi il proprio spazio in quella maglia bianca che sembra quasi un sogno ora che l’ha raggiunta. Arrivare allo Spezia è stato quasi un sogno inatteso. “Sono felicissimo di essere qui, Spezia mi piace tantissimo come città e spero che riusciremo a fare grandi cose divertendoci insieme”, racconta Ndow. Il Picco lo aveva già conosciuto da avversario, con la maglia del Frosinone. “È stata una grande partita e sono rimasto colpito dall’ambiente. I tifosi erano incredibili, non avrei mai immaginato un giorno di giocare per questa squadra. Quando si è presentata questa possibilità non ho avuto dubbi, ero davvero felice”. Anche l’ambientamento nello spogliatoio è stato immediato: “Mi sono trovato subito bene con Joselito. Sto spesso con lui perché è una bravissima persona”.

Dietro al suo sorriso, però, c’è un percorso fatto di sacrifici. Ndow è arrivato in Italia da giovanissimo, lasciando la famiglia e un mondo completamente diverso. “All’inizio è stato difficile. Non vedere i propri genitori e restare da solo non è semplice, ma allo stesso tempo è stata un’esperienza bellissima”. A rendere meno pesante quel cambiamento sono state due figure fondamentali. “La mia procuratrice Miriam Peruzzi e Sergio Borgo, che per me è come un secondo papà. Mi hanno aiutato tantissimo”. Ed è proprio parlando di Sergio Borgo che traspare tutta la gratitudine di Ndow. L’ex capitano dello Spezia, bandiera aquilotta a metà degli anni Ottanta e oggi suo agente, ha avuto un ruolo decisivo nella sua crescita, umana prima ancora che calcistica. “Mi ha parlato tantissimo dello Spezia. Mi raccontava della sua esperienza qui, di quanto fosse importante questa piazza. Mi diceva di avere pazienza e che i tifosi avrebbero apprezzato un giocatore con le mie caratteristiche. Per me lui è un esempio, il mio idolo”. I consigli di Borgo lo hanno accompagnato fin dai primi passi in Italia. Ndow ricorda ancora con un sorriso il suo primo allenamento in Serie D. “Ha iniziato a piovere ed era la prima volta nella mia vita che vedevo la pioggia. Sentivo male ai piedi e l’ho detto a un altro ragazzo africano della squadra. Mi rispose che era normale, che era colpa del freddo e che dopo un po’ mi sarei abituato”.

Abdoulie Ndow

Anche al Frosinone le cose non sono state immediate. “All’inizio in Primavera giocavo poco. Borgo continuava a ripetermi di avere pazienza, che sarebbe arrivato il mio momento. Poi ho iniziato a trovare spazio, tutti mi hanno voluto bene e abbiamo vinto campionato e Coppa Italia”. Da lì il salto in prima squadra e il primo contatto con la Serie B. “È un calcio completamente diverso. Ho imparato tantissimo osservando giocatori come Calò e Koutsoupias. Guardavo come si muovevano, come interpretavano il ruolo, e mi hanno aiutato a crescere”. Tra le persone che lo hanno colpito appena arrivato allo Spezia c’è anche il direttore sportivo Guido Angelozzi, già conosciuto a Frosinone. “Dal primo giorno ho capito che fosse molto bravo. Non serve nemmeno parlare troppo: basta uno sguardo e capisco quello che vuole da me”.

Sul campo Ndow ha le idee chiare su ciò che può dare alla squadra e su ciò che invece deve ancora migliorare. “Sono un centrocampista a cui piace correre tanto e lavorare per la squadra. Voglio vincere, odio perdere. Se non segno non mi interessa, l’importante è che vinca la squadra”. Non manca però l’autocritica. “Sono africano e dal punto di vista tattico devo ancora crescere. Sono in Italia solo da tre anni e ci sono tante cose che posso migliorare. Il mister mi sta aiutando moltissimo, mi chiede tanti movimenti e tante attenzioni. Io ascolto, provo a fare tutto quello che mi dice, perché è così che un calciatore cresce. Una cosa, però, so di saperla fare bene: recuperare palloni”. Infine torna sull’emozione di indossare la maglia bianca, un dettaglio che per lui ha un significato particolare. “Mi piace tantissimo questo colore e non vedo l’ora di giocare davanti ai nostri tifosi. Non vedo l’ora!”.