“Formica” ha 33 anni, è stato immatricolato in Italia nel 1993, targato PV. Pavia. Se lo guardi bene ha una scritta che comincia ad uscire da sotto la vernice, una roba tipo “…icoli commerciali 1992” e prima o poi credo che riusciremo a leggerla tutta. È un transporter 4 di prima generazione, allestito Westfalia, con tanto di targhetta originale numero 01465. Entrarci dentro è come salire su una macchina del tempo.

Tutto è profondamente anni ’90, gli anni della mia adolescenza, quindi tutto sommato un panorama familiare. Colore celeste, quasi puffo all’esterno, con decorazioni fuxia laterali e la scritta “California” sul cofano. Dentro ha una cucina, un frigo, un letto a cui se ne aggiunge un secondo, aprendo il tetto a soffietto. Di lui non sappiamo quasi nulla se non che è stato chiuso in un garage per vent’anni senza essere utilizzato. Un unico proprietario, residente a Sassuolo. Non abbiamo altre info sulla sua storia ma sembra felice di stare con noi. Lo abbiamo chiamato “formica” perché in teoria, da quanto appreso sui vari forum del settore, haun motore robusto, un 2.4 diesel 5 cilindri aspirato, sostanzialmente un trattore, inarrestabile. Certo non puoi chiedergli scatti o volate, formica è un passista pacato.

Il pellegrino sa o impara presto che la ragione del viaggio è proprio nel viaggiare, lo cantava anche De Andrè, il nomadismo che ti coglie dopo i primi giorni sul cammino ti fa quasi dimenticare la meta e ti concentra solo sul ritmo dei passi o delle pedalate e su te stesso.
Ecco con “formica” questo inizia già accendendo il motore. Non avere fretta, godersi il paesaggio, dimenticare i ritmi della quotidianità.In ogni viaggio, ormai lo sappiamo, si rompe qualcosa, ma fortunatamente è facilmente riparabile, così partendo da Spezia ci chiediamo cosa si romperà questa volta, costringendolo a percorrere 5000 km.
Da un altro punto di vista, ad ogni viaggio, anche lui si porta a casa un souvenir, un ricordo: una nuova ruota a Brignoles mentre andava in Catalonia, in Costa Azzura l’inverter della presa 220w, al Cerreto un relè per ventilazione interna e così via. Di nostro gli abbiamo aggiunto un climatizzatore portatile e un pannello solare per le ricariche in sosta libera.
Così, il giorno della partenza, decidiamo di non subire nuovamente il supplizio delle autostrade liguri e pariamo verso le 18, alla fine di una normale giornata di lavoro. L’arrivo al confine a Ventimiglia è sostanzialmente senza intoppi, zero traffico e quando ci fermiamo in un’area di sosta per mangiare qualcosa, prima di Nizza, sono solo le nove.
Spinti da questo entusiasmo e dal fresco della serata optiamo per proseguire ancora qualche centinaio di km. Alla fine, stanchi, scegliamo di dormire qualche ora in un autogrill nei dintorni di Aix En Provence. Sotto un lampione ben illuminato, circondati da tir silenziosi e ricariche elettriche parcheggiamo il van e ci chiudiamo dentro.
Si sa che i pellegrini che andavano a Santiago erano spessovittime di aggressioni e furti, spesso banditi li attendevano sui sentieri per privarli dei loro beni o a volte della loro stessa vita.
Non a caso il “bordone”, bastone tipico del pellegrino, serviva sì a camminare ma anche a allontanare animali feroci e persone male intenzionate incontrate sul percorso. Noi non pensavamo davvero potesse accadere anche al pellegrino moderno. Verso le due di notte, stupito di sentire il furgone ballare, preoccupato per vedere improvvisamente accendersi la luce portiere, vedo nello specchietto laterale tre persone che dopo aver scassinato la serratura lato guida tentano, devo dire goffamente, di rubare qualcosa, almeno l’autoradio.
Avessi avuto il bordone lo avrei sicuramente usato sulla loro testa,ma purtroppo sono un pellegrino in bicicletta e ho dovuto affidarmi solo a urla e minacce che grazie al cielo hanno messo in fuga i ladri. Risultato, non hanno rubato nulla, sono risaliti di corsa sulla loro auto e sono scappati. Portiera di formica scassinata e adrenalina alle stelle. Spaventati e agitati decidiamo di ripartire velocemente e ormai senza sonno guidiamo tutta la notte.
Anche formica deve essersi spaventato perché con un “zzot” improvviso ci saluta la retroilluminazione del cruscotto. I presagi sono tutti negativi ma si prosegue. Tutto fa parte del viaggio.
La strada corre liscia mentre il mondo attorno continua a dormire, poche la auto, nessun tir, superiamo Arles passando sul rodano e come in un quadro di Van Gogh c’è la luna piena e tutto è stellato, passiamo Sete la città di Brassens coi suoi mille canali, superiamo le paludi della Camargue e gli stagni di Agues Mortes, entrando in Occitania a Beziers. Lasciamo il mediterraneo a Narbonne intravedendo sulla nostra sinistra i Pirenei che ciaccompagneranno sino al confine con i Paesi Baschi a Bayonne. Carcassone e il suo castello segnano l’inizio del giorno, Tolosa e il suo traffico l’arrivo del sole e i previsti quaranta gradi.
Formica si è fatto 1200 km quando arriviamo a Donostia, San Sebastian in spagnolo, Paesi Baschi, dove vado a ritirare la credenziale, il documento ufficiale che certifica il mio status di pellegrino sulla via di Santiago. Mi emoziona un po’ ritirare questo documento.
Ad ogni tappa occorre apporre un timbro con data e luogo, facilmente reperibile in locande, ostelli o in generale un po’ ovunque. Alla fine, andrà tutto consegnato all’ufficio del Pellegrino di Santiago de Compostale, a fianco alla cattedrale.Premio l’indulgenza da tutti i peccati o più banalmente un certificato da attaccare in camera per chi come me non compie questo percorso per motivi religiosi. Alla fine di questa lunga e faticosa giornata l’addetta dell’ufficio dove ritiro la credenziale mi augura il primo Buen Camino dei tanti che riceverò sulla strada, e io le sorrido di cuore.


