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Un’eclissi alla fine della terra!

Si potrebbe pensare che la strada sia uno specchio, rivolto verso se stessi. Si potrebbe dire che la ruota che lo percorre, e lo abbiamo già fatto, sia un cerchio. Alla fine gira su se stessa, torna sempre al punto di partenza. Om mani padme om. Circolare/ cadenza( rassicurante al passo del respiro, al passo del cuore. Ciò che deve accadere accade, aspettando la reunion dei CSI. Eppure e così. Per ritrovarsi o capirsi, andare avanti, bisogna tornare indietro, ripartire da dove si aveva lasciato una traccia.

La mia traccia è a Nord, è una linea retta che parte dal centro dell’Europa, la vecchia Europa stanca e segue il sole, la Via Lattea, lo insegue, finché non tramonta, come da secoli hanno fatto migliaia di pellegrini. Santiago. Santiago de Compostela, Galizia, Spagna, Spagna campione del Mondo, 2026. Oggi. Abusato, deriso, iper instagrammato. Il cammino è ovunque: libri, film,
canzoni. Da Brunori Sas nel suo primo disco a Checco Zalone, da Martin Sheen a Lesbiche sul cammino (una serie Tv).

Generico agosto 2026

La mia storia con il cammino è nata tanti anni fa, nel 2006, dopo una serata alcolica in un pub che non c’è più, il Pegaso di Arcola ed è finita con una provetta per la pipì piena di terra, esposta a “la Galeria” di Finis Terrae, 5 anni dopo. Al Pegaso di Franz, seduti ad un tavolo dopo la fine di un concerto con gli Apuamater di Davide Giromini, forse l’alcool, forse la musica resistente, la voglia di percorrere strade diverse, abbiamo deciso di partire per fare quello che oggi hanno fatto in molti; gli ultimi 100 km del cammino di Santiago.

Segnare la traccia. Tre amici. Tre zaini, tre storie. Da lì non ci siamo più fermati, “cammino francese” in bicicletta, “cammino del nord”, “via di Sigerico”. E poi? Poi arriva la vita, il lavoro, la banalità giusta del quotidiano che ti spinge a rallentare, i viaggi cambiano, le destinazioni cambiano. Cambiano gli amici, qualcuno non c’è più, anche il Pegaso non c’è più, qualcuno è andato perché già dottore ed è una morte un po’ peggiore diceva Guccini.

Generico agosto 2026

Molti hanno scritto che il cammino chiama. Una volta percorso ti chiama, all’improvviso. Io credo che, come si diceva all’inizio…ognuno crei una propria linea, una strada che funzioni da specchio, da traccia su cui confrontarsi, per capire dove è andato, cosa è rimasto e spero, dove sta andando. Capire come siano cambiati il mondo e i suoi abitanti, per primo io, 17 anni fa scrivevo e raccontavo questo viaggio su queste pagine, oggi vado a cercare cos’è rimasto di me e di quei luoghi che tanto mi hanno cambiato e segnato.

Il 12 agosto attorno alle 7 di sera, nubi galieghe permettendo, alla “fine della terra” il sole sarà nascosto dalla luna. La terra diventerà fredda e grigia per qualche minuto. Costa da morte in un presagio di morte. Allora, quale occasione migliore per riprendere una bicicletta e rifare il cammino, per andare là, dove il sole muore, a capire cosa resta di questi vent’anni?

Generico agosto 2026

Finis terrae. Alla fine della terra puoi solo guardarti indietro, come fecero i le truppe romane quando circondate da solo mare pensarono che oltre non si potesse andare. Per farlo, come è normale che sia, dopo vent’anni, non ci saranno amici, ma la mia famiglia e un vecchio Van t4 California del 1993, la nostra “formichina” come la abbiamo nominata, una casa mobile, un sogno diventato realtà. Per fare il cammino una trek gravel monocorona in alluminio, non una mountain bike come 17 anni fa, altro segno del tempo che passa.

Diario, blog di viaggio, avventura, sport, crisi dei cinquanta, banale vacanza, forse tutte le cose insieme: 4000km in van, 1000 in bici. Tre nazioni (quattro in realtà …ma non ditelo alla Spagna) e 2 mari. Questo è solo l’inizio, intanto buon cammino.