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“Se una risonanza urgente non si può prenotare, cosa deve fare un cittadino?”

Buonasera,

provo a raccontare un fatto, senza polemiche gratuite, ma ponendo una domanda alla quale qualcuno dovrebbe rispondere. Devo prenotare una RM encefalo con mezzo di contrasto da effettuare entro dieci giorni dalla prescrizione. Risultato? Nessuna disponibilità attraverso i normali canali di prenotazione.

La possibile alternativa? Rivolgersi all’Urp e, forse, riuscire a ottenere un appuntamento a dicembre. Il problema è che non stiamo parlando di un controllo di routine da effettuare con calma. Parliamo di una situazione nella quale, dopo un precedente accesso in codice rosso, persistono ancora problemi e una visita specialistica, effettuata privatamente, ha indicato la necessità di ulteriori accertamenti con urgenza. Perché, una volta usciti dall’ospedale, troppo spesso si ha la sensazione di diventare invisibili.

E allora la domanda è semplicissima: che cosa deve fare un cittadino quando il Servizio sanitario non riesce a garantirgli, nei tempi necessari, un esame prescritto con urgenza? Pagare ancora privatamente, ammesso di trovare posto? Provare con l’intramoenia, sperando che almeno lì esista una disponibilità? Aspettare mesi e sperare che, nel frattempo, non succeda nulla?

I cittadini non cercano privilegi. Sto parlando di qualcosa che dovrebbe essere normale: a una prescrizione urgente dovrebbe corrispondere la possibilità concreta di effettuare l’esame in un tempo compatibile con l’urgenza clinica, peraltro inserita nel contesto di una situazione già valutata in Pronto Soccorso con codice rosso una ventina di giorni fa. Perché quando un cittadino si sente rispondere che non ci sono posti, la questione non è più soltanto organizzativa. È una questione di diritto alla salute. E davanti alla salute la risposta non può essere semplicemente: “Non c’è posto.”

(Lettera firmata)

(foto di repertorio)