Logo

Temi del giorno:

“Destinati a scomparire”, la protesta di Marola contro la barriera della Marina: in sfilata niente barca e solo silenzio

Niente barca, niente vogatori. Solo il silenzio, un carro che riproduce l’odiata barriera della Darsena Duca degli Abruzzi e due striscioni emblematici: “Basta favole… ora la realtà!” e “Destinati a scomparire”. Così Marola ha trasformato la sfilata della 101esima edizione del Palio del Golfo in una manifestazione di protesta contro la chiusura del varco della Marina militare, entrata in vigore il 26 luglio scorso con l’apertura limitata a tre fasce orarie giornaliere.

La protesta di Marola nella sfilata del Palio del Golfo 2026

Una scelta radicale, maturata dopo gli ultimi sviluppi della vicenda che interessa il porticciolo di San Vito e l’accesso al mare per l’intero paese. I borgatari hanno percorso corso Cavour, via Chiodo e piazza Verdi in completo silenzio. A un certo punto hanno anche rallentato volontariamente la sfilata, fermandosi per alcuni istanti, trasformando il disagio arrecato al corteo in un gesto simbolico per richiamare l’attenzione su ciò che vive quotidianamente Marola.

A spiegare il significato della scelta sono stati i portavoce della borgata Alessandro Campoli e Aurora Sanvenero, intervistati da Chiara Alfonzetti e Selene Ricco di Tele Liguria Sud nel tradizionale corner interviste, che, guarda caso, si trova proprio a due passi dall’Ammiragliato, la sede del Comando interregionale marittimo Nord della Marina.

La protesta di Marola nella sfilata del Palio del Golfo 2026

“È arrivata una comunicazione all’ultimo minuto da parte della Marina militare che ci informava che il nostro accesso al mare sarà possibile solamente in fasce orarie. Per tanti anni abbiamo cercato di riderci sopra, abbiamo raccontato favole e vissuto questo giorno come una festa. Alla luce degli ultimi accadimenti non era più possibile. Il dolore che prova questo paese è talmente grande che l’unica arma che abbiamo stasera è rimanere in silenzio”, hanno spiegato i due borgatari.

A ben guardare, non si tratta più nemmeno di una protesta. “L’anno scorso avevamo portato un muro e si parlava di protesta. Oggi è semplicemente realtà. Nella protesta c’è ancora la speranza che qualcosa cambi. Oggi c’è soprattutto amarezza, tristezza e poca fiducia nel futuro”.

Il loro silenzio, nelle intenzioni dei marolini, vale più di qualsiasi slogan. Campoli ha richiamato anche una celebre frase di Seneca: “Il dolore piccolo parla, ma quando il dolore è grande è silente”. “Il nostro dolore è talmente grande che non ci sono parole. Questa è la realtà di Marola. A queste condizioni è un paese morto, silenzioso e destinato a morire”.
Le limitazioni, hanno sottolineato i rappresentanti della borgata, non riguardano soltanto il Palio. “Coinvolgono tutti quelli che vivono a Marola, che hanno una barca e vogliono andare al mare anche solo per un’ora dopo il lavoro. Non tutti possono organizzare la propria vita in base a fasce orarie”.

Per questo due equipaggi hanno deciso di sfilare senza imbarcazione, in mezzo ai borgatari, come segno di solidarietà verso il paese. Anche le magliette indossate dai partecipanti sono diventate parte del messaggio: il nome “Marola” appariva mutilato delle prime tre lettere, quasi a cancellare il riferimento al mare. “A queste condizioni Marola non può chiamarsi più Marola. Non c’è mare, quindi non ha senso avere neanche quelle prime tre lettere”, hanno spiegato.

La protesta di Marola nella sfilata del Palio del Golfo 2026

La protesta ha coinvolto tutte le generazioni del paese. “Non chiediamo niente di più, ma quantomeno che ci venga lasciato quello che abbiamo”, ha ribadito Sanvenero, evidenziando come la battaglia riguardi non soltanto la borgata, ma l’intera comunità.
Nemmeno il rallentamento della sfilata è stato casuale. “Ci siamo fermati perché le proteste vanno fatte bene. Blocchiamo e creiamo un po’ di disagio affinché la gente si domandi il perché”.

La protesta di Marola nella sfilata del Palio del Golfo 2026

A chiudere la sfilata è stato lo striscione “Destinati a scomparire”. Un messaggio che ha assunto un significato ancora più forte una volta arrivati in piazza Europa, dove tradizionalmente trovano posto gli armi e i vogatori di tutte le borgate. Quest’anno, nello spazio riservato a Marola, non c’erano la barca e gli equipaggi: al loro posto è stato appeso lo striscione, a riempire un vuoto che non si era mai visto nella storia più che centenaria del Palio del Golfo. Del resto, non si era mai vista nemmeno una borgata costretta a convivere con un mare “a orologeria”.