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Nursind: “Emergenza caldo San Bartolomeo, se situazione non migliorerà entro una settimana proclameremo stato agitazione”
Pronto soccorso San Bartolomeo, immagine trasmessa dal Nursind

“L’estate è tutt’altro che finita, ma per Asl – Area sociosanitaria locale 5 sembra bastare distribuire qualche climatizzatore portatile e alcuni ventilatori per dichiarare affrontata un’emergenza che denunciamo da molte settimane. La realtà, però, è un’altra. Nei reparti dell’ospedale San Bartolomeo il caldo continua a imperversare, con temperature che ancora oggi superano i 30 gradi. Pazienti e operatori continuano a lavorare e a essere assistiti in condizioni che non possono essere considerate accettabili in una moderna struttura sanitaria”. Lo afferma in una nota Assunta Chiocca, segretaria territoriale del Nursind. “La risposta dell’azienda è l’ennesimo intervento tampone: climatizzatori portatili e ventilatori per cercare di contenere i guasti degli impianti. Una soluzione/tentativo di mettere una pezza invece che risolvere il problema che rimane esattamente dov’era: reparti soffocanti, personale stremato e pazienti costretti a sopportare condizioni incompatibili con un’assistenza di qualità – prosegue la rappresentante del Nursind locale -. È difficile comprendere come si possa arrivare a metà luglio cercando ancora di riparare impianti di climatizzazione che avrebbero dovuto essere perfettamente funzionanti prima dell’inizio dell’estate. La programmazione non può ridursi a rincorrere l’emergenza quando il caldo è già esploso. Ma il caldo è soltanto una parte del problema. L’altra emergenza si chiama carenza di personale. Gli organici sono stati ridotti all’osso e chi è in turno affronta carichi di lavoro sempre più pesanti e per ore in ambienti surriscaldati, il che significa che aumenta ulteriormente la fatica fisica e mentale, con inevitabili ripercussioni sulla salute degli stessi operatori. L’aspetto che il Nursind considera inaccettabile è che l’azienda continua a chiedere disponibilità al personale per coprire le assenze, ricorrendo a rientri in servizio, straordinari e sacrifici personali e chi accetta di fare un passo avanti per garantire l’assistenza ai cittadini non viene ricompensato lavorando in reparti con condizioni climatiche proibitive. Non si può chiedere senso di responsabilità ai lavoratori e, allo stesso tempo, costringerli a svolgere il proprio servizio in un ambiente che rende ogni turno ancora più pesante e logorante”.

“In questi mesi il Nursind ha documentato e denunciato senza sosta la situazione, con segnalazioni formali, Pec, comunicati stampa e richieste di intervento rivolte alla Direzione aziendale, al servizio di Prevenzione e Protezione, allo Spresal e agli altri organismi competenti. Sono state evidenziate le criticità di Pneumologia, Dialisi, Hospice, Casa della Comunità, Ufficio Igiene e di numerosi altri servizi, dimostrando che non si tratta di episodi isolati ma di un problema strutturale che interessa l’intero presidio ospedaliero – conclude Chiocca -. L’estate è ancora lunga. Per questo il Nursind lancia un ultimo appello all’azienda: entro una settimana devono arrivare interventi concreti e risolutivi, non l’ennesima proroga né nuove soluzioni provvisorie. La salute dei pazienti, la sicurezza degli operatori e la dignità del lavoro non possono dipendere da climatizzatori portatili e ventilatori. Se la situazione non migliorerà concretamente entro sette giorni, il Nursind proclamerà lo stato di agitazione del personale, riservandosi ogni ulteriore iniziativa sindacale e ogni segnalazione agli organi competenti. Perché la sanità pubblica non può continuare a funzionare a colpi di rattoppi e promesse. Servono programmazione e rispetto per chi ogni giorno garantisce il diritto alla salute dei cittadini”.