Logo

Temi del giorno:

Nicola Gratteri a Fiumaretta: “Strumentalizzazione politica sul caso Roggero, trasformare la Giustizia in un’arena è pericoloso”

Intervistato da Dario Vergassola il magistrato ha sottolineato: “Condanna definitiva con prove schiaccianti, non può esserci legittima difesa”. Sulla lotta alla criminalità: “Nelle tecniche di indagine siamo indietro. Finita la guerra in Ucraina le mafie acquisteranno armi a prezzo da outlet”. L’appello: “Abituate i ragazzi ad un realtà che è diversa da quella che vivono sugli smartphone”.

Piazza delle Capitanerie di Porto gremita a Fiumaretta per l’ultima serata di “Fiumi di parole”, che ha chiuso la sua seconda edizione con l’attesa intervista di Dario Vergassola al procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Oltre cinquecento persone – nonostante la concomitanza con la finale dei Mondiali – hanno scelto di ascoltare le riflessioni del magistrato per un epilogo partecipatissimo, dopo i due appuntamenti con Pif e Lillo, della rassegna organizzata dal Comune di Ameglia. Dalla Giustizia alla lotta alle mafie, passando per il narcotraffico internazionale, i giovani, la scuola e le riforme del sistema giudiziario, Gratteri ha affrontato i principali temi dell’attualità, iniziando inevitabilmente dalla vicenda del gioielliere Mario Roggero che ormai da giorni occupa il dibattito pubblico nazionale. “I parlamentari – ha sottolineato – vanno in carcere per accertarsi della situazione generale delle strutture o il trattamento dei detenuti, non per andarne a trovare uno in particolare. È ovvio che questa è una strumentalizzazione politica. Siamo di fronte ad una condanna definitiva con prove schiaccianti, lì non esiste legittima difesa. Perché allora trasformare il pianeta giustizia in un’arena politica? Prima che uno entri in carcere, prima che venga fatto il percorso per capire se si è ravveduto, non si può parlare di grazia”. Quindi l’avvertimento: “Fare queste forzature per sobillare il popolo, come se fossimo allo stadio o a una partita di calcio, è molto pericoloso perché non tutti hanno determinate competenze di giurisprudenza. Le persone sono esasperate dalla violenza, dai maranza e dalle rapine ma non è stato fatto nulla per contrastare la criminalità organizzata”. Poi l’osservazione: “Le riforme di questo Governo e di quello precedente sono servite solo a rendere più difficile l’acquisizione delle prove e a rallentare i processi, non ad accelerarli. L’unica legge utile è stata quella sulla cybersicurezza che ci ha permesso di ottenere dei risultati”.

Fiumi di parole - Dario Vergassola. e Nicola Gratteri

Costantemente controllato da un imponente ma discreto servizio d’ordine coordinato da Commissariato di Polizia e Comando dei Carabinieri di Sarzana – Gratteri è invece tornato così sul referendum sulla separazione delle carriere: “Quella riforma serviva solo a indebolire i magistrati. L’accelerazione verso l’affermazione del ‘no’ c’è stata quando ho detto che ‘ndrangheta e P2 avrebbero votato ‘sì’. In quel modo tutti hanno saputo che c’era il referendum e si sono informati. Sono stato calunniato e diffamato per mesi ma non ho fatto nessuna causa”. Sollecitato da Vergassola – che ha ricordato come il procuratore partecipi sempre gratuitamente ad eventi pubblici – ha invece replicato con ironia agli attacchi che gli arrivano con cadenza quotidiana: “Sui social c’è chi scrive “Ma Gratteri non è mai in ufficio, è sempre in televisione?”. I numeri di richieste cautelari, demolizioni, rogatorie internazionali e sentenze parlano in modo chiaro. Quindi, come diceva quel tizio rispondo “state sereni”. C’è gente in Italia che non si rassegna a pensare che esistano persone che non possono essere sporcate. A Napoli mangio in caserma, non sono mai stato allo stadio o a teatro. C’è un livore inspiegabile nei miei confronti. Al potere e alle mafie interessa poter disporre delle persone e quando trova qualcuno che non ha padroni va ai pazzi”.

Fiumi di parole - Dario Vergassola e Nicola Gratteri

La conversazione si è poi spostata sul traffico internazionale di droga, uno dei temi centrali della sua attività. “La cocaina si produce in Bolivia, Colombia e Perù. Se l’Onu fosse forte dovrebbe mandare i Caschi Blu in quei territori e parlare direttamente con i contadini per convincerli a piantare caffè. È un’utopia, perché in passato la riconversione delle colture è stata tentata ed è finita male”. Intanto, ha osservato “in Colombia la produzione aumenta del 50% e i cartelli della droga sfruttano l’Intelligenza artificiale per individuare le rotte meno controllate mentre noi inseguiamo i narcos ma non controlliamo i flussi dei precursori chimici, prodotti in Europa e negli Stati Uniti, che vengono inviati in Sud America”. Anche le coltivazioni sono cambiate: “Le piante sono state modificate geneticamente per arrivare fino a cinque raccolti all’anno”. Allo stesso modo i pagamenti che avvengono in moneta digitale.

Fiumi di parole - Galazzo, Vergassola, Ratti

Gratteri ha poi ricordato come la ‘ndrangheta continui a rappresentare un unicum nel panorama criminale mondiale: “È l’unica mafia che compra la cocaina in conto vendita: è talmente accreditata che la vende e poi la paga”. A conferma del rapporto di fiducia instaurato con i narcotrafficanti colombiani ha raccontato un episodio emblematico: “Al porto di Gioia Tauro abbiamo sequestrato duemila chili di cocaina e loro sono andati in Colombia mostrando il verbale per ottenerne altra”. Secondo il procuratore dunque lo Stato continua a rincorrere le organizzazioni criminali: “Siamo molto indietro nelle tecniche di indagine perché negli anni scorsi i governi non hanno avuto la visione necessaria. Nel libro Il Grifone, scritto sei anni fa con Antonio Nicaso, avevamo già anticipato l’utilizzo del dark web, dove oggi si può trovare qualsiasi cosa, dalle armi alla droga fino alle cartelle cliniche. Ho il terrore che quando finirà il conflitto tra Russia e Ucraina le mafie andranno a comprare armi a prezzi da outlet, come avvenne dopo la guerra nella ex Jugoslavia”.

Fiumi di parole - Galazzo, Vergassola, volontari

Ampio spazio è stato infine dedicato ai giovani. “Mi occupo di minori durante le ferie – ha detto – quando vado nelle scuole a incontrare i ragazzi. Il problema è molto serio perché i reati sono in aumento. Spesso la famiglia è assente per diversi motivi. Oggi è difficile essere bambini: i pericoli sono tanti, dalla droga alla pedofilia. Si dice che bisogna educare i giovani ma chi educa i genitori che con arroganza vanno nelle scuole a pretendere di insegnare ai professori? Bisogna investire nell’istruzione, perché nella logica consumistica un insegnante non viene rispettato. Investire nell’educazione significa evitare che i ragazzi finiscano nelle mani delle mafie”. Da qui anche una riflessione sull’urbanistica: “Certi architetti hanno responsabilità come i mafiosi per aver costruito quartieri ghetto, dalle Vele di Scampia ai Cubi di Caivano. Cosa può nascere in luoghi come questi se non violenza?”. Quindi, prima di un affollato firmacopie, un appello rivolto al mondo della scuola: “Ai dirigenti e agli insegnanti dico che è importante portare i ragazzi nelle comunità di recupero per parlare con gli ex tossicodipendenti e capire come si finisce nella droga. E portarli anche a parlare con gli anziani lasciati soli in qualche struttura perché il loro pianto è la sintesi del fallimento di una vita. Abituate i ragazzi – ha concluso – alla realtà che è diversa da quella che trovano in un telefonino”.