La nota
|Panigaglia, il comitato per la dismissione: “Basta ipocrisie: Comuni del Golfo diventino Stato sovrano governato da dittatore nominato da Snam”
“Queste alcune prove sulla pericolosità dello stabilimento di Panigaglia che – giusto sempre ricordarlo – doveva essere dimesso nel 2013: è classificato ad alto rischio e per tale motivo è sottoposto alla direttiva Seveso, la norma europea tesa alla prevenzione ed al controllo dei rischi di accadimento di incidenti rilevanti (oggi non sarebbe autorizzato, perché collocato nell’antropizzato Golfo della Spezia); basta l’esempio della sola strada di collegamento (transita in località densamente abitate e non può garantire, né i soccorsi, né la “fuga”, perché stretta e tortuosa, tant’è che basta un minimo incidente -non solo stradale- per bloccare il traffico anche per ore) per capire che il Piano di Emergenza Esterna non garantisce la sicurezza della popolazione; le distanze di sicurezza sono molto minori di quelle dei rigassificatori offshore, ma per far continuare tutte le attività dell’imponente traffico portuale (militare, mercantile, lavorativo, crocieristico e diportistico) ci pensa la bizzarra tesi “l’impianto a terra è più sicuro di quelli in mare” sostenuta dalla Prefettura della Spezia e rievocata dalla Giunta della Regione Liguria; non è fondamentale per l’approvvigionamento italiano, perché la quantità di gas trattato è meno di quello esportato; le metaniere sono più vulnerabili degli impianti di rigassificazione, ma a breve sarà attivato il vessel loading; il truck loading è attivo, nonostante sia pericoloso, in mare e a terra.
In aggiunta, anche chi ha sempre definito “sicuro” lo stabilimento di Panigaglia non ha potuto esimersi dal definirlo “obiettivo sensibile”; il problema è che la collocazione lo rende indifendibile (da terra, dal mare e dal cielo) e, se fatto oggetto di un attacco, provocherebbe effetti devastanti, essendo il solo collocato a terra, nella baia di Panigaglia, vicino alle abitazioni e ad attività civili e militari. Ma i preposti non l’hanno fatto chiudere, neppure momentaneamente, sebbene le guerre in corso dimostrino che le infrastrutture energetiche sono anche “obiettivi primari”. Anzi, hanno autorizzato l’ampliamento!
L’impianto di Panigaglia dunque è la cosa peggiore che è stata collocata nel territorio spezzino, ma l’aver appreso che l’Autorità Portuale aveva indetto una conferenza dei servizi decisoria ci aveva fatto ben sperare, perché abbiamo sempre sostenuto che precipuo impegno delle Istituzioni non è favorire il business, ma tutelare i cittadini e perché il Presidente Pisano aveva capito che il suo ruolo non era quello che aveva esposto a questo Comitato. Tuttavia qualche sospetto l’abbiamo avuto nel sapere che la conferenza era su richiesta di Snam e non ci siamo poi stupiti nell’apprendere, sia che riguardava (solo) gli interventi di mitigazione idraulica sul canale Cassà per non far allagare il piazzale, sia del conseguente voto unanime da tutti gli enti coinvolti, tra i quali Vigili del fuoco, Asl 5, Capitaneria di porto, Arpal e Regione Liguria.
Insomma, si avvera tutto ciò che ha paventato quanto annunciato dall’A.D. di Snam Agostino Scornajenchi, in spregio alla sicurezza della popolazione spezzina. Eppure a tutte le Istituzioni abbiamo fornito una dettagliata documentazione, quindi non possono non sapere o ricorrere a “verità alternative”. Una situazione imbarazzante e ipocrita, che può essere superata solo con una Legge ad hoc, che statuisca che i Comuni del Golfo diventano uno Stato sovrano e indipendente governato da un dittatore nominato da SNAM. E chissà che le cose non migliorino, visto che peggio di così non può andare”.
Fabio Ratto
Portavoce del Comitato per l’immediata dismissione del rigassificatore di Panigaglia


