Settecentomila metri cubi di sedimenti dai dragaggi
|La Spezia e Marina di Carrara portano i sedimenti alla nuova diga di Genova: più economia circolare tra i porti
Accordo aggiornato tra le Autorità di Sistema portuali e Regione Liguria: altri 200mila metri cubi di materiali da dragaggio saranno riutilizzati nei cassoni della diga foranea, riducendo il consumo di risorse naturali e rafforzando la collaborazione tra scali.
La nuova diga foranea di Genova diventa sempre più un progetto simbolo di economia circolare applicata alle grandi infrastrutture. In questi giorni è stato aggiornato l’accordo sottoscritto nell’agosto 2025 tra l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale e la Regione Liguria, in qualità di soggetto attuatore della fase B dell’opera, sotto il coordinamento della Struttura Commissariale per la Ricostruzione di Genova. L’intesa estende alla seconda fase della costruzione della diga la possibilità di utilizzare i sedimenti marini provenienti dai dragaggi dei porti della Spezia e di Marina di Carrara, destinandoli al riempimento dei cassoni della nuova infrastruttura. Ai 500mila metri cubi già previsti dal precedente accordo si aggiungono così ulteriori 200mila metri cubi, ampliando il recupero di materiali e rafforzando un modello basato sul riuso delle risorse.
Un passaggio che assume particolare rilevanza per il sistema portuale spezzino, chiamato nei prossimi anni a sostenere una fase di crescita legata agli investimenti infrastrutturali e all’ampliamento degli spazi operativi. Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, Bruno Pisano, ha sottolineato proprio questo aspetto, evidenziando come “stiamo affrontando una stagione di grandi cambiamenti che aumenteranno sensibilmente lo spazio e i volumi di traffico nel porto della Spezia, grazie a importanti investimenti pubblici e privati dove le operazioni di dragaggio risultano centrali per supportarne la fattibilità”. Il numero uno di Via del Molo ha poi ricordato che il progetto aveva già previsto il conferimento di mezzo milione di metri cubi di sedimenti nei cassoni della diga genovese e che il nuovo accordo consente ora di aggiungere altri 200mila metri cubi, “a fronte di nuove necessità”. Un risultato reso possibile, secondo il presidente dell’Authority spezzina, grazie alla collaborazione istituzionale: “Desidero ringraziare sia la Regione Liguria sia l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale per essere venute incontro alle mutate esigenze relative al nostro progetto, dimostrando sensibilità e spirito di collaborazione”. Per Pisano si tratta anche di un atto politico e territoriale importante: “È un segnale importante il fatto che due sistemi portuali appartenenti al medesimo territorio facciano squadra con le istituzioni di fronte a situazioni articolate e complesse come questa”. L’accordo, ha aggiunto, permetterà al porto della Spezia “di procedere con maggiore serenità nel percorso di sviluppo del nostro sistema portuale”. Sul valore strategico dell’operazione è intervenuto anche il sub commissario alla ricostruzione di Genova Carlo De Simone, spiegando che la diga rappresenta il primo caso in Italia di applicazione del principio europeo DNSH (Do No Significant Harm) alla gestione dei materiali tra grandi cantieri. Attorno all’opera, ha evidenziato, è stata costruita “una vera e propria filiera della circolarità” che consentirà di recuperare oltre 5 milioni di metri cubi di materiali provenienti da scavi, dragaggi e demolizioni, evitando il ricorso a materie prime vergini. Secondo De Simone, il modello porta benefici sia ambientali sia economici: meno estrazioni da cava, meno smaltimenti, meno trasporti su strada e una riduzione dei costi per la finanza pubblica stimata nell’ordine di 500 milioni di euro.
L’assessore regionale alle Infrastrutture Giacomo Giampedrone ha rimarcato il ruolo della Liguria come sistema unico, spiegando che l’aggiornamento dell’accordo consente di accompagnare l’intero percorso della diga, garantendo continuità ai cronoprogrammi: chi effettua i dragaggi potrà contare su una destinazione certa dei materiali e chi realizza l’opera su un flusso costante di conferimenti. “Con questo aggiornamento la Liguria dimostra, ancora una volta, di sapersi muovere come un unico sistema. Regione Liguria, in qualità di soggetto attuatore della Fase B della nuova diga foranea, ha voluto garantire che il meccanismo virtuoso avviato nel 2025 non si fermasse al primo stralcio dell’opera, ma accompagnasse l’intero percorso di costruzione. La possibilità di conferire i sedimenti anche nei cassoni della Fase B, insieme all’incremento dei volumi, ci permette di dare certezza ai cronoprogrammi di tutti i soggetti coinvolti: chi draga sa dove e quando potrà conferire, chi costruisce sa di poter contare su un flusso continuo di materiale. È il ruolo che la Regione intende esercitare su tutte le grandi opere del territorio: una regia unica che tiene insieme le esigenze dei porti di Genova, della Spezia e di Marina di Carrara e le trasforma in un beneficio concreto per i cittadini, per il lavoro e per l’ambiente della nostra regione”. Anche il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale Matteo Paroli ha evidenziato come l’ampliamento dell’intesa permetta maggiore flessibilità nella realizzazione di una delle opere marittime più complesse in costruzione in Europa, coniugando esigenze infrastrutturali e sostenibilità ambientale. La collaborazione tra Genova, La Spezia e Marina di Carrara si consolida dunque attorno a un progetto che punta a trasformare i materiali di dragaggio da problema gestionale a risorsa strategica, creando una filiera territoriale capace di unire sviluppo dei porti, tutela ambientale ed efficienza delle opere pubbliche.


