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Montefiori: “Da Peracchini solo slogan, nessuna politica a sostegno di un’economia del commercio esposta ai cambiamenti degli ultimi anni”
Foto di repertorio

“La preoccupazione di numerosi ristoratori, ma soprattutto la loro lucida analisi su cosa sia diventata Spezia negli ultimi anni, assesta un colpo al modello di sviluppo avallato e alla narrazione proposta ormai da un decennio dall’amministrazione comunale guidata da Peracchini. Condivisibili i punti i di vista e le proposte di Confesercenti e Confcommercio offerti alla discussione negli ultimi giorni”. E’ il punto di vista di Andrea Montefiori, segretario dell’Unione comunale del Partito democratico, che interviene nel dibattito sul depauperamento del tessuto commerciale in centro storico, dove negli ultimi dieci anni si è registrata una riduzione del 29 per cento del commercio tradizionale a fronte di un aumento dei ristoranti pari al 60 per cento.

“Al di là della stucchevole contesa intrapresa da Peracchini con chiunque porti dati diversi da quelli da lui auspicati sulla crescita o decrescita del turismo, soggetto a molteplici fattori esterni alla città, il problema di fondo credo sia questo: l’offerta ha superato la domanda, il sistema rischia di andare in crisi. I numeri non supportano più i moltissimi pubblici esercizi e le migliaia di attività ricettive. Quando non si sa cosa dire – prosegue Montefiori – si attribuisce la responsabilità alle liberalizzazioni di Bersani, dimenticando come allora fosse impossibile, o quasi, per le regole sui contingenti, aprire un’attività, se non rilevandola a costi vertiginosi. Oggi, sì, andrebbe messa nuovamente la testa su tutta la normativa del commercio. Deve farlo chi governa, alla luce dei repentini cambiamenti degli ultimi anni. Aver teorizzato, e praticato, che il solo mercato dovesse regolare le dinamiche del commercio e più in generale dell’economia, ha portato ad uno squilibrio complessivo. L’ intesa tra Comune e Regione Liguria non ha raggiunto le sue finalità, occorre prenderne atto e ripensarla in tempi rapidi”.

Il segretario comunale Pd aggiunge: “Abbiamo pochi negozi tradizionali, quindi carenza di un servizio ai cittadini, e troppe attività della ristorazione: entrambi sono in difficoltà. Aver pensato che la dinamica delle continue aperture di locali potesse durare all’infinito, garantendo reddito per tutti, si è dimostrata un’illusione. Chi ha provato a dirlo a più riprese, è stato blandito, bisognava far fare al mercato. Di questo tenore le dichiarazioni di sindaco e assessore al Commercio non più di un paio di anni fa. Un atteggiamento irresponsabile che ha, probabilmente, indotto a investire nella ristorazione molte persone, oggi in difficoltà per la rottura dell’incantesimo. Chi amministra è stato, per tutti questi anni, capace soltanto di ripetere all’infinito Spezia è bella, Spezia è ospitale, Spezia è migliorata molto. Oggi Spezia rischia di essere inospitale per gli spezzini.
Frasi, slogan, annunci e nessuna politica a sostegno dell’economia del commercio. Nessun dubbio da parte dell’amministrazione su quanto stava avvenendo. Concentrazione della somministrazione in centro e periferie svuotate di spazi e servizi. Un’economia del terziario polverizzata, fragile, esposta al minimo cambiamento.
Parimenti, un’occupazione altrettanto fragile, precaria e incerta, la ricetta perfetta per annichilire le ambizioni di vita delle persone e dei ragazzi in particolare. Se sei precario, o giù di lì, nessuna banca ti concede un mutuo prima casa. L’importante è dire che tutto procede meravigliosamente. Così si sono illuse le persone, che in buona fede hanno creduto di essere a El Dorado. Oggi il brusco risveglio: è tutto molto più complesso di come ci hanno fatto credere”.

“La progressiva difficoltà a trovare alloggi per la residenza stabile e l’assenza totale di politiche abitative hanno ulteriormente complicato la situazione. Chi vive la città tutto l’anno ne dovrebbe rappresentare la spina dorsale, soprattutto per le attività commerciali intese come vero e proprio servizio. L’incapacità di immaginare e creare prospettive diverse da parte di chi il territorio dovrebbe governarlo, provando a interpretare e guidare i processi, ha verosimilmente indotto molti a rifugiarsi in attività che si ritrovano tutti i giorni sul filo del rasoio.Non si è stati in grado di avere una programmazione territoriale aggiornata, elemento fondamentale per chi intende investire nel medio – lungo periodo”, conclude Montefiori.