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Via il velo, la Fontana delle voci torna a zampillare

La Fontana delle Voci torna finalmente a vivere nel cuore di Piazza Brin. Dopo un lungo periodo di attesa, si sono conclusi i lavori di restauro conservativo e manutenzione della storica opera realizzata da Mirko Basaldella nel 1956, uno dei simboli più riconoscibili del quartiere Umbertino e del patrimonio artistico della città. L’intervento ha restituito alla fontana la sua piena funzionalità e il valore estetico originario, attraverso un lavoro che ha riguardato sia il corpo monumentale sia gli impianti tecnici necessari al funzionamento dell’acqua. Il restauro ha permesso di recuperare i mosaici, compromessi dal tempo e dagli agenti atmosferici, con interventi di pulitura, consolidamento e ricostruzione delle parti danneggiate nel rispetto del disegno originale. A essere completamente rinnovata è stata anche la parte tecnologica della fontana: il sistema idraulico è stato rifatto, la vasca impermeabilizzata, installato un nuovo impianto di filtraggio e sostituiti gli ugelli non funzionanti. Un insieme di interventi necessario per riportare in funzione anche l’effetto d’acqua e la caratteristica nebulizzazione sulla stele centrale, elemento distintivo dell’opera.

Questa mattina il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini ha effettuato un sopralluogo in Piazza Brin insieme all’assessore Pietro Antonio Cimino e alla restauratrice Francesca Lazzarotti, prendendo atto della conclusione dei lavori finanziati dall’amministrazione comunale. Alta sette metri e mezzo, la fontana è una delle opere più significative lasciate alla Spezia da Mirko Basaldella, tra i protagonisti della scultura italiana del Novecento. La struttura, dalla forte impronta totemica, unisce pietra, bronzo, rame, ottone e cemento, valorizzati da un mosaico che crea giochi di luce e profondità. Collocata nei giardini di Piazza Brin, nel cuore dell’Umbertino, la fontana è da decenni un punto di riferimento per il quartiere e un elemento identitario dello spazio pubblico. Il restauro restituisce così alla città non soltanto un’opera d’arte recuperata, ma un pezzo della memoria collettiva spezzina.