Con le cifre fornite dal sindaco i conti non tornano
|“Record di turisti a maggio e giugno”. Ma i numeri meritano precisione e il turismo meno trionfalismo
C’è un equivoco di fondo che accompagna ormai da anni il dibattito sul turismo alla Spezia: l’idea che ogni crescita sia automaticamente un merito dell’amministrazione comunale e che ogni osservazione su un possibile rallentamento venga interpretata come un attacco politico a Palazzo civico. La realtà è molto più complessa. I flussi turistici, soprattutto quelli internazionali, dipendono in larga parte da dinamiche che travalicano i confini comunali: la ripresa dopo la pandemia, gli equilibri economici mondiali, le guerre, i collegamenti aerei, l’aumento dei prezzi…
Pensare che il boom post Covid sia stato un capolavoro della politica locale sarebbe tanto sbagliato quanto attribuire al Comune eventuali frenate. La crescita infinita, semplicemente, non esiste. E se oggi pesano conflitti come quelli in Medio Oriente, che hanno inciso anche sui flussi provenienti da Cina, Australia e altri Paesi del Far East, difficilmente la responsabilità può essere cercata in piazza Europa.
Per questo il comunicato diffuso ieri dal sindaco Pierluigi Peracchini per celebrare i record di maggio e giugno lascia più di una perplessità. Non tanto perché rivendichi il buon momento del turismo cittadino, quanto per i numeri utilizzati, che, confrontati con quelli ufficiali della Regione relativi al 2025, sembrano non tornare.
Il caso più evidente riguarda maggio. Palazzo civico parla di “oltre 116mila presenze” e di una crescita del 6% rispetto allo scorso anno. Peccato che i dati regionali, comprensivi di strutture alberghiere, extralberghiere e appartamenti a uso turistico, certifichino per maggio dello scorso anno 125.802 presenze. Se davvero quest’anno le presenze fossero poco più di 116mila, non si tratterebbe di un incremento del 6%, ma di un calo vicino all’8%. Una semplice operazione aritmetica basta a evidenziare l’incongruenza. Qualcosa, evidentemente, è stato confrontato con la colonna sbagliata oppure è stata utilizzata una base dati diversa, senza però spiegarlo.

Anche giugno presenta interrogativi. Il Comune parla di “oltre 130mila notti trascorse” e di una crescita del 13% rispetto al 2025. Ma le presenze ufficiali dello scorso giugno sono state 127.235. Un incremento del 13% porterebbe il dato attorno alle 144mila presenze, non a un semplice “oltre 130mila”. Se invece il numero reale fosse, ad esempio, 131mila, l’aumento sarebbe nell’ordine del 3%. Anche qui, qualcosa non torna.
Naturalmente è possibile che il Comune disponga di dati provvisori, di elaborazioni interne o di basi di calcolo diverse da quelle regionali. Nessuno mette in dubbio che l’imposta di soggiorno – che peraltro non viene riscossa dopo la quinta notte e quindi potrebbe paradossalmente portare a un conteggio al ribasso – venga riscossa dal Comune né che gli uffici abbiano strumenti per monitorarne l’andamento. Ma proprio per questo sarebbe opportuno spiegare con precisione quali dati si stanno utilizzando, quale sia la base di confronto e come siano state calcolate le percentuali. Parlare genericamente di “oltre 130mila” e contemporaneamente indicare una crescita precisa del 13% significa lasciare aperti interrogativi inevitabili.
Ancora meno convincente appare il tentativo di trasformare quei numeri nella risposta alle difficoltà raccontate dai ristoratori del centro cittadino. Nei giorni scorsi diversi esercenti hanno descritto sale meno piene rispetto alle aspettative, soprattutto a giugno e soprattutto in relazione ai turisti stranieri. Hanno avanzato ipotesi: l’aumento dell’offerta ristorativa in città, il maggiore ricorso al cibo da asporto, i turisti che pernottano negli appartamenti turistici e cenano cucinando prodotti acquistati nei supermercati o al mercato di piazza Cavour. Si può condividere o meno questa lettura, ma liquidarla come se fosse necessariamente un attacco politico significa non cogliere il senso delle loro parole.
Chi vive ogni giorno il turismo rappresenta un termometro importante. Può sbagliare una valutazione di breve periodo, può essere influenzato da qualche settimana negativa, ma non parla per fare propaganda contro qualcuno. Semmai lancia un segnale, chiede attenzione, cerca confronto. Esattamente come il Comune può commettere un errore nei conteggi senza che questo significhi mettere in discussione il lavoro svolto.
L’altro ieri, interpellato da CDS, l’assessore al Commercio Alberto Giarelli aveva scelto una strada diversa, dichiarandosi disponibile ad ascoltare le ragioni dei ristoratori e ad approfondire la situazione. Un approccio che sembrava riconoscere come le percezioni degli operatori meritassero almeno di essere ascoltate. Ventiquattr’ore dopo, invece, è arrivato un comunicato del sindaco che sembra voler archiviare la questione a colpi di record e percentuali che, come si è visto, meritavano qualche spiegazione in più.
Forse sarebbe bastato aspettare qualche settimana. La competenza sul monitoraggio ufficiale dei flussi turistici è regionale e saranno i dati della Regione a certificare con precisione l’andamento di maggio, giugno e poi dell’intera stagione. Potrebbero confermare una crescita, potrebbero confermare nuovi record e magari anche più scintillanti di quelli sfornati ieri. In ogni caso saranno dati ufficiali, completi, confrontabili e verificabili.
Perché, in fondo, il punto non è stabilire chi abbia il merito di un buon risultato o la colpa di un momento difficile. Il turismo non segue le fortune di una giunta comunale con la stessa precisione con cui segue gli eventi del mondo. E proprio per questo, quando si comunicano i numeri, servono rigore, prudenza e un po’ meno enfasi. Anche perché una domanda, alla fine, resta inevitabile: i dati ufficiali arriveranno comunque a breve e quindi: che fretta c’era?


