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Il saluto di un professore prima della pensione: “Alla scuola serale ho ritrovato il senso più bello dell’insegnare”

“Tra meno di due mesi andrò in pensione: ho insegnato a scuola per 41 anni, belli continui e tosti (sarò stato forzatamente a casa un paio di mesi in tutto, ma penso meno…).

Sto chiudendo la mia esperienza lavorativa e scolastica come Presidente di Commissione di Maturità : credo di avere svolto una decina di volte tale funzione. Questo anno ero all’ITIS Capellini-sezione serale (meccatronici, nautici, elettrotecnici…). Io non so a quale algoritmo, o ufficio, o altro io debba tale nomina, ma , per quanto mi riguarda…una barakà!, come dice Primo Levi e come dicevano gli antichi Ebrei, innamorati della Vita propria e altrui: una grata benedizione. Vorrei complimentarmi col Preside della scuola -prof. Fini- e soprattutto con i coordinatori delle classi serali, proff. Madeddu e Zecchini, per l’affetto, la dedizione, il coinvolgimento messo nell’interpretare il loro ruolo. Vorrei ringraziare le “mie” e i “miei” commissari, interni e esterni, per la gentilezza, la disponibilità e la competenza, che questi tempi, sia culturali che scolastici, a parer mio non meritano… Grazie!

Non potete immaginare che cosa provi uno che ha insegnato per 41 anni nel vedere persone che vanno dai 19 ai 57 anni di età che continuavano, anche terminata la prova, a venire a “fare il tifo” l’uno per l’altro: i giovani per i vecchi, i vecchi per i giovani. Non potete immaginare che cosa si provi a vedere le mogli e i figli -bambini di 3 anni, ragazzine di 16, ragazzi universitari di 20 anni- assistere agli esami del marito, del padre, della madre: persone che, esentati da alcune materie perché già in possesso di un diploma, avevano frequentato lo stesso le lezioni con interesse…

I risultati sono stati, come in OGNI scuola della Repubblica, varii, ma alcuni, almeno una decina, meritatamente e onestamente di alto livello…

Passando a aspetti più egoistici, non immaginate la gioia di un anziano insegnante nel non assistere quasi mai alla proiezione, per Educazione Civica e per “scuola lavoro”, delle solite solfe tutte uguali di pacchetti prepreparati contornati da cuoricini e fotografie e cornicette, per ascoltare, piuttosto, parlare concretamente non di “scuola/lavoro”, ma di Scuola éeE* (sic)Lavoro: dai tempi dei sapienti della Ionia, poesia e scienza, pensiero filosofico e pensiero scientifico, cultura della mano e cultura del cervello hanno frequentato gli stessi territori, hanno nuotato nelle stesse acque. (Ivano Dionigi: “Magister: la scuola la fanno i maestri, non i ministri…”[p.92] .

Spero di avere svolto sufficientemente il mio dovere. Grazie, di cuore, a tutti”.

Paolo Bertini