Saliceti
|Sopralluogo al cantiere del biodigestore: “Entro fine anno la messa in esercizio”
E’ prevista entro la fine del 2026 la messa in esercizio del biodigestore di Saliceti: è stato comunicato stamani nel corso di un punto stampa convocato presso il costruendo impianto di trattamento rifiuti a seguito di un sopralluogo in loco effettuato dall’assessore regionale al Ciclo dei rifiuti Giacomo Giampedrone insieme al presidente della Provincia Pierluigi Peracchini, al sindaco di Vezzano Ligure Massimo Bertoni, all’amministratore delegato di Iren Ambiente Eugenio Bertolini e, per Recos, al presidente Luca Piccioli e all’amministratore delegato Giovanbattista Fincato, accompagnati dal direttore dei lavori Chiara Ugolini, responsabile dell’area tecnica di Iren Ambiente. Il digestore, della cui costruzione, partita ad aprile ’24, si occupa Ladurner, è destinato al trattamento della frazione organica, con una capacità di 60mila tonnellate annue: accoglierà tutta la Forsu della provincia della Spezia (che è sulle 25mila t/a) più una porzione che giungerà dal Tigullio. L’impianto inoltre tratterà anche la frazione verde, con capacità annua di 15mila tonnellate, e produrrà biometano e compost. A sostenerne la realizzazione un investimento di complessivi 96 milioni intrapreso dal concessionario Iren insieme alla Provincia e sostenuto con 40 milioni dal Pnrr.

“I lavori si concluderanno entro il 30 giugno per la parte strutturale e impiantistica. Seguiranno 60 giorni (tempistica dettata dalle linee guida Pnrr, ndr) per le attività residuali con la messa in esercizio prevista entro dicembre, con l’immissione in rete della prima molecola di biometano – si legge in una nota di Regione sul sopralluogo odierno -. Il biodigestore sarà in grado di produrre annualmente fino a 6 milioni di metri cubi di biometano, quindi in grado di soddisfare il fabbisogno di 10mila utilitarie e 160 autobus a metano, e fino a 30mila tonnellate annue di compost di qualità per utilizzi come ‘ammendante’ in agricoltura anche biologica, ed è inserito nel Piano regionale del Ciclo dei Rifiuti, che punta alla chiusura del ciclo a livello regionale. Il progetto, giunto alle fasi conclusive, ha superato tutte le opposizioni anche in sede giudiziaria, con l’ultima pronuncia di archiviazione da parte della Procura europea che ha confermato la bontà delle procedure adottate dalla Provincia, in linea con i precedenti pronunciamenti del Consiglio di Stato e del Tar”.

“Siamo ormai nelle fasi conclusive degli ultimi giorni di cantiere. L’impianto è completato, al netto di qualche opera accessoria di rifinitura, per cui abbiamo ancora sessanta giorni di tempo come da linee guida del Pnrr. Contiamo di mettere il primo metro cubo di metano in rete entro il 31 dicembre 2026”, ha detto il direttore dei lavori Chiara Ugolini, responsabile dell’area tecnica di Iren Ambiente. “Siamo venuti qua quando c’erano le fondamenta, siamo tornati a vedere come procedevano i lavori, siamo ritornati recentemente e devo dire che è evidente il salto di qualità che avete fatto in questi ultimi due mesi sotto il profilo dell’installazione degli impianti che andranno a produrre biometano e compost. Per noi era importante seguire le dinamiche dei lavori – siamo venuti con tutto l’apparato comunale dei tecnici perché volevamo le garanzie che si procedesse secondo le progettualità approvate -, che vogliamo seguire anche un domani quando l’impianto sarà attivo”, le parole di Massimo Bertoni, sindaco di Vezzano ligure, nel cui comune ricade l’infrastruttura, al confine con Santo Stefano Magra.

“Questo è un impianto strategico, voluto e realizzato dalla Provincia della Spezia per chiudere il ciclo dei rifiuti sul nostro territorio – dice il presidente provinciale Pierluigi Peracchini -. Stiamo costruendo quest’opera secondo i più alti standard di sicurezza tecnologica ed ambientale, anche grazie ai fondi Pnrr, con un impatto minimo. Quanto realizzato ci dà la massima sicurezza in termini ambientali e tutte le cassandre che abbiamo sentito in tanti anni potranno passare ad altro tema. L’impianto entrerà in funzione entro il 31 dicembre, ma sarà pronto già alla fine di questa estate. Il suo avvio, al termine di tutti i collaudi e della messa in esercizio, consentirà di trasformare annualmente la frazione organica dei rifiuti in 6 milioni di metri cubi di biometano e 30mila tonnellate di compost di qualità, contribuendo alla sostenibilità ambientale e alla riduzione dei costi di gestione e smaltimento, quindi con benefici concreti anche sulle bollette dei cittadini. Questo evita di dover aprire nuove discariche, chiudendo invece il ciclo dei rifiuti con un valore aggiunto di pieno riciclo, e finalmente premiando un territorio che paga ancora le scelte di chi lo ha portato, in passato, ad avere quasi trenta siti utilizzati come discariche. La nostra provincia è tra le più virtuose d’Italia nella raccolta differenziata e questa opera rappresenta un ulteriore passo avanti verso un sistema moderno, efficiente e sempre più orientato all’economia circolare, con un programma concreto e tra i pochi portato a compimento a livello nazionale”.

“Il biodigestore di Saliceti è un impianto ultra moderno e ultra tecnologico, parte del piano regionale dei rifiuti. Tratterà la frazione organica, pari a circa il 30 per cento del prodotto complessivo di rifiuti di questo territorio. Sappiamo che la provincia della Spezia è una delle più virtuose dal punto di vista della capacità di riciclo dell’organico e avere un impianto che finalizza il ciclo senza smaltirlo fuori provincia o fuori regione, come accade ora, vuol dire anche un bel risparmio economico per i cittadini”, le parole dell’assessore Giampedrone. “L’impianto si appresta entro fine anno a entrare in esercizio con le più moderne tecnologie, perché, insieme a Iren e a Ladurner, che ringrazio, abbiamo saputo usufruire di alcune esperienze dell’impianto esistente a Ferrania per migliorare alcuni aspetti che oggi trovano risposta in questo sito all’avanguardia dal punto di vista tecnologico”, ha aggiunto l’amministratore regionale spezzino, che ha inoltre osservato che “realizzare impianti non vuol dire fare il male dei cittadini ma andare incontro alle loro esigenze”. L’assessore non ha poi nascosto un elemento di rammarico: “Oggi siamo quasi alla fine di un percorso troppo lungo. Se avessimo messo in esercizio l’impianto tre anni fa probabimente avrebbe già portato un beneficio a questo territorio. Il nostro è un Paese che ha una legislazione molto articolata”.






