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Amianto, il presidio Afea davanti al tribunale. Il vicepresidente Cantone: “Pronti a costituirci parte civile”

Protesta contro l’archiviazione della denuncia a Inps e Agenzia delle Entrate per i mancati benefici previdenziali. Forte disagio tra i manifestanti per il caldo torrido: registrati anche alcuni malori

Un presidio dell’Associazione famiglie esposti amianto (Afea) si è svolto davanti al Tribunale della Spezia per richiamare l’attenzione sulle procedure di riconoscimento dei benefici previdenziali per i lavoratori esposti alla fibra. La manifestazione è stata condizionata dalle alte temperature della giornata, che hanno causato forti disagi fisici ad alcuni dei partecipanti presenti.

Al centro della mobilitazione vi è la contestazione nei confronti delle sedi locali di Inps e Agenzia delle Entrate per la mancata applicazione delle norme del settore, da cui è scaturita una denuncia-querela da parte dell’associazione.

“Avevamo presentato una denuncia-querela nei confronti dei direttori pro tempore dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate – dichiara Luiz Cantone, vicepresidente spezzino di Afea – poiché ritenevamo non venisse dato ascolto alle nostre istanze. Per lungo tempo non abbiamo avuto notizie del procedimento depositato presso la Procura della Spezia. Solo in seguito alle verifiche del nostro legale è emerso che il fascicolo era stato archiviato”.

La ragione formale del provvedimento viene contestata dall’associazione. “La motivazione addotta – prosegue Cantone – indicava che l’atto fosse carente dei dati anagrafici dei singoli direttori. Questo non corrisponde alla realtà, poiché la copia in nostro possesso riporta chiaramente i nomi e i cognomi di ciascuno di loro”.

In concomitanza con il presidio, si è tenuto un incontro in Procura. “Il nostro presidente è stato ricevuto su nostra richiesta – riferisce il vicepresidente – e ha domandato quali siano le intenzioni dell’ufficio giudiziario. La risposta è stata che si prenderanno del tempo per decidere se archiviare definitivamente la pratica oppure svolgere ulteriori accertamenti. Nell’eventualità di un esito negativo, stiamo valutando di costituirci parte civile contro questi soggetti”.

Un secondo punto sollevato riguarda i tempi di attesa per l’accertamento dei requisiti sanitari. “La situazione delle visite mediche, che devono avvenire su convocazione della commissione medico-ospedaliera dell’ospedale militare della Spezia, vede persone in attesa anche da due anni per l’eventuale riconoscimento dello status di vittime del dovere. A suo tempo scrivemmo all’Ispettorato generale della sanità di Roma, che si era attivato tempestivamente risolvendo la questione per la sede romana e per altre sezioni. Alla Spezia, invece, la situazione è tuttora ferma e non si è registrato alcun movimento”.