Audita in Senato la Fondazione Gimbe
|Autonomia differenziata ligure e sanità, M5S: “Disastro annunciato”. Pd: “Fermare iter scellerato”
“Gimbe ci dà ragione: in Liguria, l’autonomia differenziata in sanità sarebbe ‘abbandono differenziato’. Un disastro annunciato da tempo che oggi la Fondazione ha certificato con un’analisi spietata e purtroppo veritiera al 100%: la nostra regione è inadempiente sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), perde pazienti e risorse, con l’aggravante di un ligure su dieci a rinunciare alle cure. Prima di chiedere più poteri, Bucci garantisca i diritti che già oggi non riesce ad assicurare. Altrimenti il disegno è notoriamente chiaro: meno sanità pubblica, più privato, più disuguaglianze”. Lo dichiara in una nota il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano a seguito dell’audizione della Fondazione Gimbe in commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa per l’autonomia differenziata in materia sanitaria (sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria). “Se si concede più autonomia senza prima definire e finanziare i Lep sanitari, senza garantire davvero i Lea e senza ridurre le liste d’attesa, si crea una sanità a velocità diverse. E cioè: chi vive nelle regioni più forti avrà più servizi, chi vive in territori più fragili sarà lasciato indietro. In Liguria purtroppo sappiamo bene cosa significa: pronto soccorso in affanno, liste d’attesa infinite, medicina territoriale debole, fughe verso il privato o verso altre regioni”, dice ancora Giordano. “Basta inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata. La destra si occupi della realtà: i liguri chiedono visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti e sicuri, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Non chiedono più privato. Basta mercato della salute! Come M5S, continueremo a opporci a ogni progetto che spacchi il Paese e continueremo a contrastare l’idea malata di una sanità sempre più diseguale che tanto piace alla destra”, conclude il capogruppo pentastellato.
Sul tema ecco anche la voce del Partito democratico. “Occorre fermare questo iter scellerato in materia di autonomia differenziata, come ha proposto Fondazione Gimbe, con un’analisi puntuale e rigorosa, nell’audizione svoltasi al Senato. La richiesta al governo di sospendere l’iter o quantomeno di subordinarlo ad una moratoria, fino alla definizione dei Lep sanitari, alla quantificazione dei relativi costi standard e all’adozione di un sistema nazionale di monitoraggio sull’impatto che le cosiddette maggiori autonomie avrebbero su salute, accesso ed equità – dichiarano in una nota Davide Natale, segretario regionale Pd, e Katia Piccardo, responsabile Sanità della segreteria Dem ligure -. Come avevamo denunciato a suo tempo, anche a livello nazionale, le pre-intese sottoscritte dal governo Meloni con le quattro Regioni sono sostanzialmente identiche tra loro, contraddicendo in modo palese l’indicazione della Corte costituzionale che, bocciando di fatto la Legge Calderoli, ha chiarito che l’autonomia differenziata richiede un’istruttoria (che deve essere fatta funzione per funzione) ed adeguate garanzie di uniformità di diritti su tutto il territorio nazionale. I dati dimostrano, invece, non soltanto che le quattro Regioni che richiedono maggiore autonomia hanno situazioni di partenza estremamente diverse tra loro ma che, complessivamente, percorrere la strada dell’autonomia differenziata in sanità, senza adeguati meccanismi di garanzia e perequazione, rischia di rafforzare ulteriormente chi è già più forte e soprattutto di rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti e indebolire notevolmente chi ha una situazione già estremamente fragile, come nel caso della Liguria. La Liguria ha bisogno di maggiori risorse, lo dimostra anche la discussione che c’è stata in consiglio regionale ieri. Se la Giunta non interviene c’è un disavanzo di 130 milioni di euro che graverà sui cittadini liguri. Serve un riparto del Fondo nazionale che sappia rispondere alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata va nella direzione opposta. Bucci, solo per rispondere al richiamo della Lega, mette a repentaglio il servizio sanitario incurante dei reali bisogni dei cittadini. La riforma del sistema sanitario ha di fatto depauperato i territori della capacità di programmazione del servizio se si dovesse andare nella direzione tracciata da Bucci sarebbe la fine di ciò che fino a oggi abbiamo conosciuto. Auspichiamo che la Giunta regionale non segua la follia leghista e lasci la linea governativa al proprio destino e ascolti invece la Fondazione Gimbe e le numerose voci critiche che si sono levate contro l’autonomia differenziata in materia di sanità”.





