vanno semplicemente lasciati stare
|Appello dell’Enpa: “La sindrome da crocerossina fatale per i capriolini: non prelevateli”
“La loro strategia di sopravvivenza consiste infatti nello stare fermi e acquattati in mezzo all’erba: non sono abbandonati”
“Una delle poche certezze della vita è che a maggio, puntuali come un orologio svizzero, al nostro Cras arrivano i capriolini. E un’altra certezza è che il 99% di questi capriolini sarebbero dovuti restare nel loro habitat. Tutti quelli arrivati quest’anno, infatti, sono stati prelevati da persone che hanno agito d’impulso, spesso andando anche contro le indicazioni da noi dategli al telefono”. Lo scrive sui propri canali social l’Enpa di Genova, che torna a illustrare il modo più corretto di comportarsi nel caso in cui ci si trovi davanti un piccolo ungulato.
“Questi cuccioli dai grandi occhioni fanno immediatamente scattare in noi la sindrome della crocerossina, perché a prima vista sembrano soli e abbandonati, ma così non è – sottolinea l’ente di protezione animale -. La loro strategia di sopravvivenza consiste infatti nello stare fermi e acquattati in mezzo all’erba perché da piccoli, oltre ad avere una colorazione mimetica, sono privi di odore: il predatore quindi non li vede e non li sente, la madre invece resta nei paraggi e continua a prendersene cura. Portarli via dal loro ambiente, a meno che non si trovino in una situazione di evidente pericolo, non solo li strappa dalla madre ma aumenta esponenzialmente il loro tasso di mortalità. Questo perché sono animali molto delicati, che si spaventano e si stressano per un nulla e che hanno una dieta molto difficile da replicare”.
“Le loro probabilità di sopravvivenza in cattività sono molto basse e, talora invece sopravvivessero, sono comunque stati tolti alla madre: verrà dunque a mancare loro una parte fondamentale di educazione, rendendoli comunque meno scaltri dei loro simili cresciuti nel bosco – sottolinea l’Enpa -. Se dovessimo incontrare un capriolino nel bosco, quindi, cerchiamo di far prevalere il raziocinio all’emotività, contattiamo il Cras spiegando bene la situazione e seguiamo quello che ci viene detto. Solo in questo modo potremo davvero aiutare la fauna selvatica”.





