"Regione e Comuni capoluogo avviino confronto con parti sociali"
|Irpef, Uil Liguria: “Solo a Genova reale progressività. Spezia, Savona e Imperia ancorate a modelli piatti”
“Lo studio Uil nazionale La progressività tradita: quando le addizionali locali rendono il fisco meno equo, realizzato dal servizio Stato sociale, Politiche fiscali e previdenziali, Mezzogiorno, Immigrazione della Uil, mette in evidenza un tema centrale per la giustizia fiscale: il rischio che le addizionali regionali e comunali Irpef indeboliscano il principio costituzionale della progressività, gravando in modo particolare su lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati e redditi medio-bassi”. Lo si legge in una nota diffusa dalla Uil ligure. “Il fisco locale non può essere utilizzato solo come strumento per fare cassa. Deve rispettare la capacità contributiva delle persone e tutelare chi ha redditi più fragili”, dichiara Giovanni Bizzarro, segretario confederale Uil Liguria con delega alle Politiche fiscali.
“Secondo lo studio Uil – prosegue la nota -, a livello nazionale permane una forte disomogeneità tra territori: alcune Regioni e alcuni Comuni adottano sistemi articolati per scaglioni e soglie di esenzione, mentre altri applicano aliquote uniche, chiedendo la stessa percentuale a chi percepisce redditi bassi e a chi dispone di redditi più elevati. Un modello che, pur apparendo formalmente uguale, rischia di produrre effetti sostanzialmente regressivi. Per quanto riguarda la Liguria, l’addizionale regionale è costruita per scaglioni: 1,23% fino a 28.000 euro, 3,18% oltre 28.000 e fino a 50.000 euro, 3,23% oltre 50.000 euro. Una struttura che introduce formalmente la progressività, ma che presenta una criticità evidente: il salto tra il primo e il secondo scaglione è molto marcato, mentre la differenza tra il secondo e il terzo scaglione è minima”.
“Questo significa che il peso maggiore rischia di concentrarsi proprio sui redditi medi, su lavoratori dipendenti, pensionati e famiglie che superano la soglia dei 28.000 euro, ma che non possono certo essere considerate fasce di reddito alte. È un tema che va affrontato con serietà, perché la progressività non può fermarsi sulla carta: deve produrre effetti concreti di equità”, dice ancora Bizzarro.
“Anche sul versante comunale il quadro ligure appare disomogeneo – si legge ancora nell’intervento dell’organizzazione sindacale -. Genova prevede un’esenzione fino a 14.000 euro e un sistema per scaglioni, con aliquote dell’1%, dell’1,1% e dell’1,2%. È il modello più articolato tra i capoluoghi liguri, anche se resta aperto il tema dell’adeguatezza della soglia di esenzione e del peso complessivo sui redditi da lavoro e pensione. Diversa la situazione negli altri capoluoghi. Imperia applica un’aliquota unica dello 0,8%, senza soglia di esenzione: è il caso più critico, perché non introduce né progressività né una tutela per i redditi più bassi. La Spezia prevede un’esenzione fino a 15.000 euro, ma sopra tale soglia applica un’aliquota unica dello 0,8%. Savona prevede un’esenzione fino a 10.000 euro e, anche in questo caso, un’aliquota unica dello 0,8%”.
“Il dato politico è chiaro: in Liguria solo Genova adotta un modello comunale realmente progressivo. Imperia, La Spezia e Savona restano invece ancorate a modelli sostanzialmente piatti, con soglie di esenzione assenti o non sempre sufficienti. Questo produce una fiscalità locale frammentata, non uniforme e non sempre coerente con il principio della capacità contributiva”, afferma Bizzarro.
“E’ necessario aprire una riflessione complessiva sulla fiscalità locale, a partire da tre obiettivi che ribadiremo anche al nostro prossimo Congresso regionale: rafforzare le soglie di esenzione per i redditi bassi, rendere più progressivi i sistemi di addizionale comunale e regionale, evitare che il finanziamento dei servizi pubblici ricada in modo sproporzionato sui redditi medio-bassi. Crediamo fortemente che esistano i margini per una riduzione sostanziale delle addizionali sulle fasce più fragili a livello regionale e nei singoli comuni”, dicono ancora dalla Uil ligure.
“La Uil non mette in discussione la necessità di finanziare servizi pubblici, welfare territoriale, sanità, politiche sociali e funzioni fondamentali degli enti locali. Ma il punto è come si finanziano questi servizi. Non è accettabile che il peso ricada sempre sugli stessi: lavoratori dipendenti, pensionati, famiglie monoreddito, giovani e persone con redditi fragili – conclude il segretario Bizzarro -. La fiscalità locale deve tornare a essere uno strumento di equità e solidarietà. Per questo chiediamo alla Regione Liguria e ai Comuni capoluogo di avviare un confronto serio con le parti sociali, con l’obiettivo di costruire un sistema più giusto, più progressivo e più attento alla reale condizione economica delle persone. Il principio costituzionale della progressività non può essere tradito proprio nel livello di imposizione più vicino ai cittadini”.





