Panigaglia, bocciata proposta stop attività. Assessore: “Impianto strategico da cui passa 10 per cento gnl nazionale”. Il punto sulla sicurezza
Natale: “Obiettivo sensibile, serve intervento drastico”. Piana: “Azioni mitigazione rischio condivise negli anni con le autorità preposte sotto il coordinamento importante ed esemplare della Capitaneria”. Medusei: “Soluzione non è chiudere”.
Si è parlato anche dell’impianto di rigassificazione di Panigaglia nell’odierna seduta di Consiglio regionale. E’ stato infatti affrontato un ordine del giorno Pd, presentato dal consigliere spezzino Davide Natale, che intendeva impegnare il presidente Bucci e la sua giunta “ad attivarsi con estrema urgenza presso il governo nazionale e presso Snam al fine di richiedere la sospensione dell’attività del rigassificatore, stante l’allarme istituzionalmente riconosciuto circa la sua vulnerabilità”, come si legge nel documento, che verrà infine bocciato dal no della maggioranza; favorevoli invece le forze di opposizione. “Questo ordine del giorno riprende una discussione avvenuta in questo consesso, quando erano state evidenziate, da esponenti sia maggioranza sia dell’opposizione, delle problematicità inerenti la presenza di alcuni cosiddetti obiettivi sensibili nel golfo della Spezia – ha detto Natale illustrando la pratica (questo il precedente passaggio consiliare a cui fa riferimento) -, i quali, in una situazione di crisi internazionale come quella che stiamo attraversando, potrebbero essere oggetto di possibili attacchi; si era parlato di siti militari ma non solo, in particolare si era fatto riferimento al rigassificatore di Panigaglia”. Impianto che “sorge in prossimità di una pluralità di obiettivi sensibili militari e civili”, si sottolinea nel documento, nonché “in un’area molto vicina al centro abitato di Fezzano” e “in un golfo che annovera molteplici attività”, ha detto ancora Natale. “Quanto allora evidenziato in Consiglio regionale – ha proseguito il consigliere e segretario regionale Dem – non è da sottovalutare: anzi, è da considerare con molta attenzione. E crediamo che come ente regionale ci dobbiamo fare carico di interloquire con il governo perché si possa, per un lasso temporale limitato e ben definito, sospendere quel tipo di attività per il rischio che può venirsi a creare per le comunità. E’ ovvio che il nostro invito sarebbe di natura politica e non coercitiva, ma sappiamo benissimo che nei rapporti col governo la Regione può avere una funzione molto importante”.
Risposta affidata all’assessore Alessandro Piana su delega dell’assessore Paolo Ripamonti. “In ragione della necessità di diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas naturale, ultimamente il terminale di Panigaglia ha assunto una rinnovata centralità strategica nel sistema nazionale di approvvigionamento energetico. Da questo punto di vista, infatti, gli impianti di rigassificazione a livello nazionale hanno giocato un ruolo importante, rappresentando circa il 34% del gas naturale importato in Italia nel 2025 e consentendo anche la diminuzione graduale della dipendenza dalle importazioni dalla Russia. In questo scenario i volumi di gnl transitati attraverso il terminale di Panigaglia rappresentano circa il 10 per cento del dato nazionale. Quindi è un terminale che contribuisce, oltre che alla salvaguardia del nostro sistema produttivo, anche all’autonomia del nostro sistema energetico nazionale”, ha detto l’esponente di giunta.
“Per quanto concerne gli aspetti di security sottolineati nell’odg, che mi sento anche di condividere come ragionamento complessivo, intendo attenzionare e tranquillizzare l’aula. Su questo tema le azioni di mitigazione del rischio sono state condivise nel corso degli anni con le autorità preposte alla pubblica sicurezza sotto il coordinamento importante ed esemplare della Capitaneria di Porto della Spezia. Il terminale è parte del sistema di sicurezza previsto da Convenzione Solas (Safety of Life at Sea, ndr), Codice Isps – International Ship and Port Facility Security Code, Regolamento europeo n. 725/2004 e Programma nazionale di sicurezza marittima a livello nazionale”, ha proseguito Piana, il quale ha altresì rilevato che “sia il porto commerciale che tutti gli impianti portuali, compreso il terminale di Panigaglia, sono oggetto di Piani di sicurezza, rispetto ai quali è competente solo ed esclusivamente la Capitaneria di Porto”.
L’assessore, andando a un ulteriore punto del documento illustrato da Natale, ha quindi riferito che “quanto alle distanze di interdizione al traffico marittimo previste per gli impianti offshore, queste ultime non derivano solo dall’analisi di rischio di incidente rilevante, ma anche da considerazioni circa la sicurezza della navigazione definite dalla Capitaneria di Porto sulla base della collocazione in una zona soggetta a traffico navale tipica del mare aperto. Diversamente, la posizione del terminale di Panigaglia consente una minore estensione dell’area di interdizione alla navigazione in quanto è ubicato entro una baia chiusa e interdetta alla navigazione, pertanto con minori rischi di incidente connessi alla navigazione rispetto a un impianto localizzato in mare aperto. Su tale aspetto vigila la Capitaneria di Porto”; Piana ha inoltre osservato che “l’analisi di rischio di uno stabilimento a rischio di incidente rilevante è ‘sito-specifica’, ovvero viene eseguito specificatamente in relazione allo stabilimento considerato e alle sue caratteristiche, nonché al contesto nel quale è inserito”, comunicando infine, in relazione a quanto affermato, il parere contrario della giunta rispetto all’ordine del giorno.
E’ quindi intervenuto il consigliere regionale spezzino Gianmarco Medusei. “Prendo atto che questo ordine del giorno nasce da un mio odg, che però era un po’ diverso, perché parlava di obiettivi sensibili in relazione alla possibilità di andare in giro con il volto non riconoscibile. Ad ogni modo ha dato spunto al consigliere Natale per dire: se un obbiettivo è sensibile che problema c’è? Chiudiamo e sospendiamo l’attività. Io non so che concetto abbia il Pd di lavoro, di economia, perché le sue posizioni sono sempre contraddittorie. Lo abbiamo visto anche recentemente con i lavoratori di Leonardo e di altre aziende legate alla Difesa: il Pd un po’ stava da una parte, un po’ dall’altra”, ha esordito l’esponente di Fratellli d’Italia. “So che c’è un comitato per la dismissione del rigassificatore di Panigaglia: ma non è che se c’è un problema di sicurezza la soluzione è chiudere: eventualmente è aumentare la sicurezza, attivando anche ordinanze specifiche per la zona, fare più controlli, richiedere un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica per maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine e dell’azienda Gnl Italia. Di questi temi ci si è occupati anche in Comune alla Spezia: in Consiglio comunale è stata affrontata la questione del trasporto su chiatta dei camion cisterna del metano: c’è stata una chiara presa di posizione, senza la quale oggi le chiatte sbarcherebbero in un altro punto e transiterebbero attraverso la città. E anche la Provincia ha attivato strumenti regolatori per cercare di aumentare la sicurezza e la diminuzione degli inquinanti derivanti dal processo di rigassificazione per oltre il 40 per cento di quanto emesso, in particolare ossido di azoto”, ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio regionale.
“Credo ci sia poi da fare un altro tipo di ragionamento: oltre quello di aumentare il livello di sicurezza, anche chiedere a Gnl Italia una sorta di compensazione per il territorio. Credo che si possa chiedere di più: in termini di infrastruture, in particolare, o pensare anche a compensi economici per le famiglie residenti nell’area e nei comuni interessati. Io penso che richieste come queste possano essere sensate, ma non la dismissione. Pensando poi sicuramente a un percorso che possa magari un domani rendere offshore il rigassificatore. Ma la soluzione non è dire: è un obiettivo sensibile, lo chiudiamo: ci sono dei lavoratori, delle famiglie. Credo si debbano fare dei percorsi adeguati”, ha concluso Medusei.
“La nostra proposta bastava che qualcuno la leggesse per rendersi conto che chiediamo di adoperarsi per una sospensione dell’attività, non per la chiusura dell’impianto”, ha detto ancora Natale in apertura dell’intervento che chiuderà il dibattito. “Se, come riferito, i volumi di gas che transitano dal terminale di Panigaglia sono circa il 10 per cento del dato nazionale, questo valore più o meno corriponde al gas che l’Italia esporta. Non si tratta dunque di un’esigenza in termini di fabbisogno nazionale, ma di riconoscere al Paese un ruolo di hub del gnl per quel che riguarda altri mercati, parliamo quindi di un business: ci può essere chi è d’accordo e lo sostiene e altri che invece hanno un’impostazione diversa”, ha aggiunto il consigliere Dem. “La servitù che interessa Panigaglia parte dagli anni ’60 e come tutte queste servitù credo debba doverosamente avere una data di scadenza, per cercare di capire come dare una prospettiva diversa dal punto di vista economico, occupazionale e di rilancio delle attività”, ha proseguito. “Abbiamo presentato questo odg, proprio per sostenere un intervento drastico in questa fase così delicata e difficile a livello internazionale, con l’obiettivo di ridurre al minimo i pericoli che possono interessare l’area. Ma ci sono momenti in cui interessa evidenziare un sito come obiettivo sensibile, altri in cui la si pensa in maniera diversa”.








