"Senza raddoppio Pontremolese c'è come un muro"
|Pisano: “Al lavoro per una società di scopo per la gestione del retroporto di Santo Stefano”
Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar ligure orientale è intervento a DePortibus, in corso a Ravenna, nell’ambito di una tavola rotonda sulla riforma portuale.
Riforma dei porti al centro di una delle tavole rotonde odierne di DePortibus, manifestazione dedicata alla portualità in corso a Ravenna. Tra i presidenti di Autorità di sistema portuale che hanno animato l’incontro, anche Bruno Pisano, alla guida dell’Adsp del Mar ligure orientale. “Frequento i porti da quarant’anni e il tema è sempre stato questo: controllo centralizzato o autonomia dei territori”, ha premesso il presidente, per il quale risulta “evidente che una delle finalità del gruppo di esperti che in questo momento viene messo al lavoro dal ministero, ma immagino anche del dibattito parlamentare, sarà trovare un equilibro tra queste due esigenze”, questo “perché è chiaro che abbiamo bisogno di una visione, di una strategia nazionale per la portualità italiana, ma è altrettanto vero che sedici Autorità di sistema rappresentano una ricchezza, rappresentano la possibilità di operare in maniera diversificata su porti che sono profondamente differenti tra loro”, ha aggiunto. “La capacità di essere capillari e poter rispondere alle esigenze del territorio è fondamentale – ha proseguito -, ovviamente tutto questo in un’ottica di visione e sinergia nazionali, non solo fra porti, ma fra porti e retroporti: ormai abbiamo bisogno di ragionare in termini portuali non più soltanto per quelle che sono le attività strettamente collegate al porto: il nostro sistema viene scelto da merce e operatori per quelle che sono la velocità e l’efficienza dei collegamenti da e per i mercati di riferimento. Quindi collegare e avere una visione coordinata fra i porti e i retroporti di riferimento è un elemento di fondamentale importanza”.
A proposito di quanto appena illustrato, Pisano ha poi fornito un esempio riferito ai collegamenti con il territorio francese. “Parlo di un’idea legata al traffico e al nostro export verso la Francia, che è uno dei mercati di riferimento; viene servito principalmente via strada, con l’autostrada ligure e il valico di Ventimiglia che raccolgono il 90 per cento del flusso, che entra nella nostra regione dal Centro-Sud ma anche dall’Emilia-Romagna, dal Nordest e dalla Lombardia orientale attraverso l’autostrada Cisa; con il risultato che ogni anno circa due milioni e mezzo di camion attraversano un’autostrada molto stress e molto congestionata come quella ligure e il valico di Ventimiglia – ha detto il presidente dell’Adsp del Mar ligure orientale -. Ebbene, il progetto a cui con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si era ipotizzato di lavorare consisteva nel mettere a sistema una serie di retroporti, soprattutto nelle aree dell’Emilia-Romagna e del Triveneto, per raccogliere i mezzi pesanti, che potrebbero arrivare al porto di Carrara, che ha una vocazione particolare sui traffici Ro.Ro. e sulle autostrade del mare, per poi essere trasportati verso la Francia”. Con Pisano che ha qui rilevato che è “evidente come un progetto di questo tipo vada al di là degli ambiti di competenza e di intervento della singola Adsp, e come ci sia bisogno per portarlo a termine di mettere a sistema porti, retroporti, attività ferroviarie, linee marittime, nonché di una visione nazionale”; un progetto, ha evidenziato, “che rappresenta una grande opportunità anche per lo scalo, non solo in termini di flusso e attività, ma anche di miglioramento delle infrastrutture”.
Il presidente dell’Adsp spezzino-apuana ha quindi menzionato i numeri del traffico intermodale – i container spostati su ferrovia -, di lì arrivando al tasto Pontremolese: “Assieme a Trieste siamo i due porti che hanno già raggiunto il traguardo, fissato per il 2030, del 30 per cento di traffico intermodale; siamo al 34. E sottolineo che facciamo tutto questo senza il raddoppio della linea Pontremolese, che collega la Liguria all’Emilia-Romagna, al Triveneto, al Brennero, e che potrebbe garantire la penetrazione dei nostri porti verso il centro dell’Europa – ha detto -. Riusciamo cioè a fare il 34 per cento raggiungendo l’Emilia-Romagna e il Trivenento scendendo verso Prato-Firenze e risalendo da Bologna, oppure allargandoci sulla Serravalle-Milano. Questo per dire come in Liguria, da cui transita il 50 per cento e oltre delle merci nazionali, ci sia questo ‘muro’ tra l’oriente della Regione e i mercati di riferimento rappresentanti dalla Pianura padana, dall’Emilia-Romagna. Ecco, direi che un progetto di questo tipo, di cui si parla da anni (il raddoppio appunto della Pontremolese, ndr), ma che si fa fatica a far partire e portare avanti, in un’ottica di visione nazionale, con una regia centralizzata, possa aprire delle grosse prospettive alla portualità non tanto spezzina, quanto al sistema nazionale, e permettere di raggiungere non il 30 ma anche il 50 per cento di traffico ferroviario”.
Un ultimo passaggio ha riguardato il retroporto di Santo Stefano Magra, complice la domanda del moderatore Alberto Quarati (Secolo XIX), che ha chiesto se sia dentro o fuori i confini dell’Autorità di sistema portuale del Mar ligure orientale. “Ne è al di fuori, ma rappresenta il naturale prolungamento dell’area portuale, infatti stiamo ragionando e lavorando per costituire una società di scopo, a capitale pubblico, che gestisca la governance del retroporto – ha risposto Pisano -. Questo anche nell’ottica dello svilupppo delle Zone logistiche semplificate (alle quali il 28 maggiol’Adsp dedicherà uno workshop tecnico, ndr), che seguono in menzionato ragionamento che vede i porti come un’area vasta, che ricomprenda i retroporti sia di corto che di medio raggio in un sistema coordinato, dove anche i sistemi portuali e la digitalizzazione che è stata sviluppata all’interno dei porti possa essere estesa”.









