Messa in minoranza in occasione dell'ok al protocollo d'intesa
|Vallestrieri, la presidente Landini: “Parco non ha accumulato alcun ritardo. E si poteva chiedere progetto meno impattante”
Eleonora Landini, presidente del Parco di Montemarcello, Magra e Vara, interviene nel dibattito sul Puo – Piano urbanistico operativo presentato per l’area lericina di Vallestrieri. “In ragione di quanto riportato nelle ultime settimane negli articoli di stampa mi pare doveroso fare alcune precisazioni. Prima di tutto segnalo che nel corso dell’iter di approvazione del progetto Vallestrieri, il Parco non ha accumulato alcun ritardo: gli uffici hanno infatti espresso pareri tecnici nel 2024 nell’ambito di un procedimento avviato dal Comune di Lerici e solo nell’ottobre 2025 è stato richiesto dal Comune stesso un confronto sul protocollo d’intesa. Successivamente gli uffici di Comune e Parco hanno lavorato sul tema e solo nell’aprile 2026 alcuni consiglieri hanno chiesto di inserire il protocollo all’ordine del giorno della seduta di Consiglio del 21 aprile scorso. È quindi evidente che, almeno per il Parco, non potevano essere ipotizzati rischi di commissariamento o di altro tipo”, afferma Landini.
“Nel merito, confermo che i nuovi dati scientifici hanno evidenziato che l’area di Vallestrieri, destinata dal 2001 a sviluppo turistico-ricettivo, presenta oggi ecosistemi preziosi, tali da portare alla proposta di nuova classificazione dell’area come riserva generale orientata – prosegue la presidente uscente -. Questi dati sono stati validati dal Parco già nel 2023, quando la bozza del nuovo Piano è stata approvata in via tecnica. E’ evidente che anche se il Piano di Parco del 2001 consente gli interventi previsti nel progetto presentato per Vallestrieri, il Parco poteva legittimamente adottare un principio ormai consolidato come quello di ‘precauzione’ la cui applicazione permette di prevenire danni significativi agli habitat e alle specie protette e avrebbe quindi consentito di richiedere alla società proponente un progetto alternativo meno impattante, rispettoso del valore ambientale dell’area”.
“L’approvazione del protocollo d’intesa sul progetto, con il solo mio voto contrario ha messo in luce che esistono visioni differenti sugli obiettivi concreti che un Parco deve perseguire, evidenziando l’importanza di bilanciare lo sviluppo con la tutela ambientale. Inoltre, la gestione del progetto deve essere basata sulle norme del Piano vigente del 2001, in fase di revisione, considerando però fin da subito anche le norme ambientali europee entrate in vigore successivamente – aggiunge Landini -. Ritengo che agire in questa prima fase avrebbe offerto vantaggi anche alla società proponente, evitando di arrivare alla fase autorizzativa con il rischio di bocciatura del progetto e riducendo così costi ed incertezze. Va inoltre sottolineato che la mancata approvazione del protocollo d’intesa poteva essere motivata dalla richiesta di un progetto alternativo meno impattante, senza correre il rischio di eventuali ricorsi da parte del proponente, in ragione delle evidenze di mancato rispetto della Direttiva Habitat e del Regolamento europeo sul ripristino della natura che vieta nuovo consumo di suolo, garantendo così un equilibrio tra sviluppo sostenibile e tutela ecologica. Progettare con prudenza e rispetto della natura garantisce la tutela dell’ambiente e riduce rischi e costi per tutti i soggetti coinvolti”.
“Non tutti i ruderi possono essere recuperati senza conseguenze ambientali. La semplice presenza di muri perimetrali non giustifica interventi che distruggono habitat naturali o che richiedono infrastrutture aggiuntive; l’installazione di impianti di servizio, con scavi, canalizzazioni e interferenze ulteriori, aumenta il danno ecologico complessivo. La sensibilizzazione e la pianificazione attenta sono fondamentali: recuperare con consapevolezza significa rispettare la storia, ma anche proteggere la natura che si è riappropriata di quei luoghi. Più l’habitat naturale è maturo e complesso, maggiore è il rischio di violazione normativa. Il recupero deve sempre essere compatibile con la conservazione della biodiversità, dando priorità alla tutela degli ecosistemi naturali e considerando l’impatto degli impianti aggiuntivi necessari”, conclude la presidente dell’ente.







