Vorrei una Lerici che sia luogo dell’abitare, del buon vivere. Sono i desideri di un residente, ma alla fin fine coincidono con quelli del turista intelligente. Nessuno si trova bene in luoghi sovraffollati. Si passeggia in fila indiana, le auto girano e inquinano in pieno centro, aumentano i rifiuti e non si riesce a garantire una buona pulizia, il sovraccarico di scarichi fognari provoca a volte brutte sorprese alla qualità delle acque del mare, gli ombrelloni sono appiccicati l’uno all’altro in spiagge piene di cicche, i prezzi sono alti, gli alloggi disponibili sono sempre più ridotti, si consuma tutto e troppo. Il residente si sente fagocitato, il luogo perde attrattività per il turista, che chissà se tornerà… A Lerici non c’è più una lavanderia. Al suo posto è sorta naturalmente l’ennesima pizzeria. Mentre i locali storici scompaiono poco alla volta: li rifanno tutti uguali, senza più identità. Nella Lerici mangiatoia arriva pure lo street food: nulla a che fare con i prodotti locali, ovviamente. Qualcosa si dovrà pur fare…
Vorrei una Lerici per i giovani che vogliono restare e venire ad abitarci. Lerici è sempre più una città di anziani, di seconde case, di case con affitti brevi… Una città dormitorio. Se non si interviene, con misure fiscali, con incentivi, con la costruzione di case popolari nelle strutture dismesse, le giovani coppie scompariranno del tutto.
Sento invece parlare di nuovi alberghi, di parchi boe a San Terenzo e alla Venere per fare ormeggiare le barche, con servizio di gommoni per fare sbarcare altra gente nei borghi… Da anni si discute di realizzare un parcheggio in pieno centro, cosa che nessuno al mondo fa più da decenni. Volevano fare un referendum per scegliere tra il parcheggio sotto la piazza del Comune e quello sotto la rotonda sul mare, l’opposizione avrebbe dovuto chiedere un referendum per scegliere se fare o no il parcheggio in centro. Già una volta i lericini dissero no, non credo abbiano cambiato idea. I parcheggi andrebbero realizzati fuori e le navette dovrebbero funzionare meglio. Gli amministratori dovrebbero chiedere ai vigili urbani di controllare la sosta, e sostenere il trasporto via mare…
Vorrei una Lerici città del verde. Invece si è costruito in Salita Canata, nel nostro polmone naturale. Ora si vuole edificare pure a Vallestrieri… Potremmo avere un parco che è una meraviglia, con i sentieri, con l’archeologia medievale a Barbazzano e a San Lorenzo… Servirebbero un Piano del Parco e un Piano urbanistico comunale a consumo di suolo zero. E la Soprintendenza dovrebbe vincolare tutta Lerici, prima che una modernità vorace che tutto uniforma le faccia perdere fascino e identità. Leggo che si parla di Europa, bene. Ricordiamoci che d’ora in poi entro settembre ogni Stato dovrà redigere un Piano nazionale di ripristino, fondato su un principio inedito, rivoluzionario: non più soltanto conservazione ambientale, ma anche ricostituzione degli ambienti naturali persi… Quante cose dovremmo ripristinare in una Lerici che si consuma tra frane e allagamenti, e che non ha più le sue calette…
Vorrei una Lerici città della cultura, con il Castello finalmente valorizzato, con Casa Doria finalmente recuperata e destinata alle nostre tradizioni marinare, con gli oratori finalmente tutti recuperati, e quello di San Bernardino dedicato ai nostri beni artistici: nelle chiese lericine abbiamo tanti tesori… Con la biblioteca e nuovi poli culturali pulsanti, aperti ai giovani, alle nostre scuole sopraffatte da internet… Alla bulimia che ha consegnato Lerici alla rendita e ne pregiudica in questo modo il futuro, vorrei si sostituisse un fervore di produzione di idee, saperi, ricerca, innovazione, arte…

Lerici, veduta da via San Giuseppe (2012) (foto Giorgio Pagano)
Vorrei una città del lavoro buono e dignitoso. Che si preoccupi del benessere dei commercianti ma anche di quello di chi sta nelle cucine. Che riformi il suo welfare sulla base dei cambiamenti produttivi: se Fincantieri è diventata una azienda che lavora in gran parte con gli appalti, chi si occupa della sanità, dei trasporti, dei servizi per i figli di migliaia di nuovi lavoratori sfruttati? La Lerici che per decenni è stata governata da operai del Muggiano dovrebbe ricordarsene. Da sindaco creai un assessorato alla “buona occupazione”. Tutti mi dissero: ma a che serve? Risposi: a cercare di dare dignità alle nuove forme di lavoro nella città che cambia. Erano appena arrivati i call center, ci impegnammo perché tutti i contratti fossero a tempo indeterminato, e ci riuscimmo.
Vorrei una Lerici ardente, mai doma, come quella dei nostri avi patrioti risorgimentali e poi partigiani. Una Lerici città della pace e del dialogo tra i popoli. Non sono passati poi tanti anni da quando ogni estate davamo ospitalità ai ragazzi del popolo Saharawi. Qualche giorno fa ero con due attivisti della resistenza nonviolenta palestinese al circolo ARCI Borgata Marinara: c’erano tante persone, ma se non sbaglio neppure un candidato alle elezioni. Prima ho incontrato insieme a loro alcuni sindaci della provincia, tutti interessati a realizzare gemellaggi con i Comuni palestinesi, come riuscii a fare tanti anni fa con Jenin. Lerici dovrebbe essere in prima fila, coerente con la sua storia.
Vorrei una Lerici città della partecipazione, con un popolo che non sia plebe, che venga coinvolto in un piano strategico condiviso, in un bilancio partecipato, che si impegni in comitati di frazione nuovamente protagonisti, in associazioni non più ridotte ad elemosinare contributi…
Non so chi vincerà le elezioni, vorrei che vincesse Lerici e che tornassimo a sentirla come casa, di cui prenderci cura ogni giorno. Vorrei che Lerici risorgesse, con l’energia di cui era capace una volta. Vorrei che tornasse lericina.
Buon voto a tutte e a tutti






