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Addio a Silvio Benedetto, il maestro dei murales tra Cinque Terre e Sicilia

Era stato protagonista anche dell’ultima edizione della Calandriniana di Sarzana.

È morto a 88 anni l’artista italo-argentino Silvio Benedetto, protagonista di un lungo percorso creativo che ha attraversato pittura, scultura, teatro e arte pubblica, lasciando un segno profondo anche nel territorio spezzino e nelle Cinque Terre in particolare. Benedetto si è spento a Palermo, alla vigilia del debutto dello spettacolo “Ti ho visto sai”, che avrebbe dovuto portare in scena insieme alla compagna Silvia Lotti nel centro sociale Celeste di piazza Verdi. Una vita vissuta fino all’ultimo nel nome dell’arte e della passione, senza mai interrompere il dialogo con il pubblico e con le comunità che negli anni aveva scelto di raccontare attraverso i suoi colori e i suoi murales.

“Storia di uomini e pietre” Silvio Benedetto a Riomaggiore (www.silviobenedetto.com)

Nato a Buenos Aires da una famiglia di origini siciliane, Benedetto arrivò in Italia nel 1961, costruendo negli anni una carriera internazionale che lo portò a confrontarsi con linguaggi diversi e territori lontani. Dalle esperienze romane ai grandi murales realizzati nelle Cinque Terre, fino al trasferimento in Sicilia, a Campobello di Licata, dove negli ultimi venticinque anni aveva trovato una nuova dimensione creativa insieme a Silvia Lotti. Tra le opere più note resta anche il gigantesco Cristo alto 33 metri installato negli anni Settanta in piazza Politeama a Palermo e fatto rimuovere dall’allora sindaco Vito Ciancimino perché ritenuto “blasfemo”, episodio che trasformò quell’intervento artistico in un caso culturale e politico sostenuto da intellettuali e artisti italiani.

Profondo, come detto, il legame costruito con il nostro territorio e con il Cantiere della Memoria delle Grazie, luogo che Benedetto aveva scelto più volte come spazio di incontro, laboratorio creativo ed esposizione. Negli ultimi anni il maestro era tornato in Liguria in diverse occasioni per realizzare azioni pittoriche dal vivo dedicate al mare, ai pescatori e ai personaggi della calata di Ria, nell’ambito del progetto “Noi e il mare”, nato per preservare la memoria marinara del borgo. Le sue tele e i suoi murales hanno restituito voce e volto alle donne del porto antico, alle venditrici di pesce, ai pescatori emigrati da San Benedetto del Tronto verso il Tirreno dopo un naufragio nell’Adriatico, trasformando l’arte in uno strumento di memoria condivisa.

La tela di Benedetto

Da ricordare anche la sua partecipazione alla Calandriniana di Sarzana dell’agosto scorso, quando continuò a dipingere nonostante le difficoltà fisiche, lavorando sulla tela dalla sedia a rotelle grazie all’assistenza dell’organizzatore Federico Galantini. Un’immagine che molti ricordano con commozione: il maestro che continua a cercare il colore e la forma, capace di arrivare “dove non arriva”, come hanno raccontato gli amici spezzini che lo hanno salutato con affetto. Nelle sue opere il mare è stato costantemente protagonista: non soltanto elemento paesaggistico, ma metafora di migrazione, memoria, dolore e speranza. Emblematiche le grandi tele dedicate alle donne di Ria e ai pescatori della Spezia, ma anche i murales di Riomaggiore, nei quali celebrò gli uomini delle pietre e dei muretti a secco, raccontando la fatica e la dignità del lavoro umano. In uno dei suoi testi più celebri scriveva: “Ho dipinto uomini che puntellano il suolo” trasformando il paesaggio ligure in un racconto epico e popolare. Negli ultimi anni Benedetto aveva inoltre lavorato alla salvaguardia della “Valle delle pietre dipinte”, il percorso artistico ispirato alla Divina Commedia realizzato nell’Agrigentino con oltre cento massi dipinti, e aveva esposto a Palermo l’opera “Basta incidenti sul lavoro”, dedicata alle vittime nei cantieri e nelle fabbriche.

Murales a Riomaggiore

E’ stato un artista capace di attraversare continenti, culture e linguaggi mantenendo sempre uno sguardo profondamente umano. Restano le sue tele, i suoi murales e soprattutto il legame costruito con le comunità che aveva scelto di raccontare. Alle Grazie, a Riomaggiore, a Sarzana e in Sicilia rimangono i suoi colori, le sue figure sospese tra memoria e mare, e quella capacità rara di trasformare l’arte in racconto collettivo.