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|Casa della Comunità di Luni intitolata a Giuseppe Cecchinelli: “Un presidio di prossimità al servizio dei cittadini”
Il ricordo della figlia nel giorno dell’atteso taglio del nastro: “Ha dedicato la sua vita alla cura delle persone e per noi è motivo di orgoglio sapere che la sua memoria vivrà in un luogo al servizio della gente”. L’assessore Nicolò: “Case delle comunità non sono scatole vuote, nel solo mese di maggio vi ruoteranno 225 medici di famiglia”.
“Mio padre ci teneva ad essere chiamato medico di famiglia perché riteneva che per prendersi cura delle persone era necessario conoscerne la storia, le fragilità e le difficoltà. Curarle nelle loro case e accompagnarle nel corso del tempo diventando, appunto, come uno di famiglia”. Le parole di Chiara Cecchinelli, figlia del medico Giuseppe a cui è stata intitolata la Casa della Comunità di Luni, hanno racchiuso questa mattina il senso dell’inaugurazione della nuova struttura che ha sostituito il vecchio ambulatorio di via Madonnina a Luni. Un’opera ricostruita da zero grazie a quasi un milione e mezzo di euro del PNRR e riconsegnata alla cittadinanza nei tempi previsti.

Il primo presidio di sanità territoriale della Val di Magra, pensato per rafforzare la rete di prossimità, porta come detto il nome del medico mancato improvvisamente nel 2023 pochi mesi prima dell’avvio del progetto. Una figura alla quale è stato inevitabile intitolare la nuova realtà per il modo in cui ha saputo unire attività lavorativa e sociale sul territorio di Luni e non solo. “Mio babbo – ha ricordato ancora Cecchinelli – ha dedicato la sua vita alla cura delle persone, l’ha fatto con amore, impegno, attenzione e umanità e, accanto a questi aspetti, ha sempre nutrito un profondo amore per le sue radici in questi luogni che lo hanno anche accompagnato nella sua professione come nel suo impegno civile, politico e parrocchiale. “Per noi – ha aggiunto – sapere che la sua memoria vivrà in un luogo di cura al servizio della comunità, dove ogni giorno si rinnova l’amore per la vita, l’aiuto all’altro, è motivo di grande orgoglio e di grande commozione. Ci teniamo a ringraziare tutti perché crediamo che il modo più autentico per ricordarlo non sia tanto raccontare ciò che ha fatto ma continuare ogni giorno a vivere i valori in cui lui ha creduto e questa Casa della Comunità oggi consente di farlo”.








