L'ex presidente della commissione regionale Antimafia: "Non si abbassi la guardia"
|Centi: “Criminalità organizzata in Liguria, serve risposta istituzionale continua. E la legge sui beni confiscati non può restare ferma”
“La relazione della commissione regionale Antimafia presentata ieri dal presidente Andrea Orlando conferma con chiarezza un dato che da anni denunciamo: la Liguria è uno snodo strategico per la criminalità organizzata e i fenomeni mafiosi continuano a essere presenti, radicati e capaci di infiltrarsi nell’economia legale, nella logistica e nei grandi flussi finanziari”. Lo dichiara in una nota lo spezzino Roberto Centi, ex presidente della commissione Antimafia del Consiglio regionale ligure, autore, insieme all’assessore Alessio Piana, della legge regionale 2/2024 sui beni confiscati e oggi responsabile regionale Legalità di Alleanza Verdi e Sinistra – Sinistra Italiana Liguria.
“Solo negli ultimi giorni abbiamo assistito al maxi sequestro di oltre 65 chili di cocaina nel porto della Spezia, nascosti in un container – prosegue Centi -, e l’inchiesta che ha portato a oltre un secolo di condanne per il traffico di droga tra la Spagna e il Levante ligure, con basi operative tra Sarzana e la Versilia. Sono fatti gravissimi che confermano quanto le organizzazioni criminali considerino la Liguria un territorio strategico per i traffici internazionali. Anche Libera Liguria ha evidenziato con forza come Genova e la Liguria siano diventate uno snodo centrale dei traffici criminali legati ai porti, alla logistica e alla movimentazione delle merci. E la ‘ndrangheta continua a rappresentare la struttura criminale più radicata sul territorio ligure, con modalità sempre più silenti e pervasive. Non possiamo permetterci né sottovalutazioni né ambiguità. Serve una risposta istituzionale continua, concreta e strutturata”.
Centi, che oggi prosegue con l’attività nelle scuole per diffondere la cultura della legalità e dell’antimafia, richiama quindi il passaggio centrali della relazione sul tema dei beni confiscati e della piena attuazione della legge regionale 2/2024. “La legge regionale sui beni confiscati non può restare ferma, è troppo importante per non essere pienamente applicata e usata nelle sue notevoli e innovative potenzialità – afferma Centi -. Occorre liberare subito le risorse previste e garantire continuità ai finanziamenti. Oggi potremmo avere oltre 1,2 milioni di euro destinati al recupero sociale dei beni confiscati: soldi che possono far nascere o dare continuità a progetti reali in tutti i comuni della Liguria. In questi anni abbiamo visto esperienze straordinarie nascere proprio nei beni confiscati: associazioni di volontariato, presidi sanitari e formativi, scout, cooperative sociali, realtà del terzo settore, famiglie in emergenza abitativa, vittime di violenze di diverso genere che hanno restituito vita e presidio sociale a luoghi sottratti alla criminalità. I beni confiscati non sono solo immobili: sono simboli concreti della presenza dello Stato e della vittoria della legalità”.
Secondo Centi, “la mancata pubblicazione del bando regionale nel 2025 rappresenta un segnale negativo che va corretto immediatamente. La relazione approvata dalla Commissione regionale Antimafia richiama giustamente la necessità di dare continuità a questi strumenti e di arrivare rapidamente al Piano strategico regionale sui beni confiscati espressamente previsto nella legge”.
“Mi permetto quindi, in questo momento di attenzione e vigilanza, di sollecitare tutte le forze presenti in Consiglio regionale a proseguire questa battaglia senza arretrare di un passo – conclude l’ex presidente della commissione regionale Antimafia -. Sul contrasto alle mafie e sulla valorizzazione dei beni confiscati non possono esistere divisioni politiche o rallentamenti burocratici. Le mafie prosperano nel silenzio, nelle zone grigie e nella normalizzazione dei fenomeni. Per questo serve mantenere alta l’attenzione istituzionale, rafforzare i controlli sugli appalti, sui flussi finanziari e sulle grandi opere, sostenere magistratura e forze dell’ordine e investire con decisione nella cultura della legalità. La Liguria non può permettersi di abbassare la guardia”.






