Temi del giorno:
Vinitaly 2026, Cinque Terre e Colli di Luni raccontano il vino come simbolo d’identità e visione del territorio
Tra il lavoro del Parco delle Cinque Terre, il riconoscimento allo Sciacchetrà e la spinta all’internazionalizzazione di Cà Lunae, i produttori spezzini ribadiscono a Verona un modello che lega agricoltura, paesaggio e promozione turistica. Parlano Lorenzo Viviani e Diego Bosoni.
Si è chiusa a Verona nei giorni scorsi l’edizione 2026 di Vinitaly, la più importante manifestazione nazionale dedicata al mondo del vino. Anche quest’anno, i vinicoltori della provincia della Spezia hanno fatto sentire la propria presenza con una partecipazione compatta, portando in fiera il racconto dei vini delle Cinque Terre e dei Colli di Luni. Un’occasione utile non solo per presentare le etichette, ma anche per ribadire l’identità di un territorio dove la viticoltura ha ancora oggi il sapore della sfida quotidiana. Di ritorno dalla manifestazione, alcuni protagonisti sono stati ospiti di Rlv nel format del sabato mattina “Infoweekend”, per fare il punto sull’esperienza veronese e sulle prospettive del settore. Tra questi anche Lorenzo Viviani, presidente del Parco Nazionale delle Cinque Terre, che ha evidenziato il valore della presenza spezzina a Vinitaly come occasione per dare voce a un lavoro che unisce produzione e tutela del paesaggio: “Rispetto allo scorso anno abbiamo deciso di implementare : lo spazio lo abbiamo preso con Regione Liguria e Camera di Commercio delle Riviere ma abbiamo avuto a disposizione altre due aree per gli incontri b2b e un banco per i sommelier. Essere presenti a Verona è importante per far conoscere la nostra storia e fare gruppo: vedere gli agricoltori lavorare insieme è un bell’approdo”. Vini delle Cinque Terre che nell’edizione 2026 sono stati celebrati ufficialmente durante la kermesse veneta: “Lo Sciacchetrà della cantina “La Possa” di Heydi Bonanini è stato premiato come miglior vino dolce: è stato un motivo d’orgoglio. Il suo Sciacchetrà è un capofila di tante altre eccellenze che possono tranquillamente affiancarlo. Un vino particolare che troppo spesso, quando in etichetta, ha subito denigrazioni soprattutto da noi stessi. Lo Sciacchetrà è uno dei prodotti più richiesti al Vinitaly e noi quest’anno, durante le degustazioni, lo abbiamo fatto un po’ desiderare, evitando di darlo sempre ma solo in determinati orari. Abbiamo ricevuto tante persone interessate e abbiamo fatto promozione turistica da Parco raccontando una storia più profonda: con alle spalle i nostri documentari, abbiamo spiegato che si tratta di un vino che viene prodotto in un’area protetta. Il nostro Parco è legato al vino per la propria sopravvivenza e viceversa i produttori lavorano all’jnterno di un’area protetta: non è così banale, credetemi”. Nel frattempo Maurizio Burlando è il nuovo direttore dell’ente Parco, una nomina attesa da mesi: “Ringrazio il personale del parco e in particolare Emanuele Raso che ha fatto il facente funzione senza risparmiarsi: la macchina doveva lavorare anche in assenza del direttore. E ringrazio naturalmente l’ultimo direttore, Patrizio Scarpellini. Si apre una nuova sfida con Burlando che è un geologo, viene dal grande Parco dell’Arcipelago toscano ma è di origine framurese e quindi conosce bene il nostro territorio. Gli auguro un buon lavoro, è contentissimo e ha tanta grinta da mettere in campo nei progetti”.
E Diego Bosoni, che da Cà Lunae, nel cuore del distretto del vino lunense, ha ribadito come la forza del territorio passi sempre di più dalla capacità di presentarsi unito, raccontando in modo condiviso qualità e identità dei propri vini. “E’ andata bene, c’è stata curiosità per tutti i vini liguri. La nostra regione è andata molto bene e per quanto ci riguarda, nonostante il contesto che ci gira intorno a livello mondiale, fortunatamente ho riscontrato voglia di fare, interesse, una spinta propositiva. Essendo in primavera, periodo in cui presentiamo alcuni dei nostri vini bianchi, a Vinitaly ci siamo presentati con le anteprima delle etichette 2025: tra le ultime novità anche uno spumante metodo classico che produciamo internamente, da uve di Vermentino e Albarola che sono tipiche della nostra zona”. Numeri da record anche quest’anno, l’attenzione al vino non manca mai: “Avevamo un po’ di perplessità considerando il momento che stiamo vivendo, ma c’è stata invece una bella affluenza anche da un pubblico internazionale che guarda la Liguria con estrema attenzione. La tradizione è millenaria, una storia con radici lontanissime però fino agli anni ’80, vuoi per fattori caratteriali e anche per produzioni per forza di cose contenute, il vino veniva consumato localmente. Noi, insieme ad altre famiglie anche a ponente, abbiamo spinto per dimostrare il valore e le qualità che abbiamo, portandole anche all’estero. La generazione di mio padre Paolo ha avuto l’illuminazione di poter credere in questo mondo: lui ci ha dedicato tutta una vita, per valorizzare i nostri vitigni, le zone di produzione, cercando qualità sotto ogni punto di vista”. Un vino, quello della famiglia Bosoni, che recentemente è arrivato fino in Australia: “Il vino è il racconto di un territorio, delle persone che ci vivono, è esperienza, se hai la sensibilità di comprenderlo ti apre delle possibilità. Così si va anche a visitare il territorio dove il vino viene prodotto e scoprendo così tutto ciò che ci gira attorno”.






