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Debutta a Sarzana lo spettacolo “I miei stupidi intenti” tratto dal libro di Bernardo Zannoni

Dopo la prima al Lac di Lugano.

Dopo l’acclamato debutto al Lac di Lugano si avvicina anche il debutto sarzanese per lo spettacolo “I miei stupidi intenti” tratto dall’omonimo successo letterario di Bernardo Zannoni – vincitore del Premio Campiello 2022 – e portato in scena dalla compagnia VicoQuartoMazzini. Da venerdì 17 a domenica 19 aprile 2026 (terza replica fuori abbonamento) la nuova produzione di SCARTI sarà protagonista sul palco del Teatro degli Impavidi che si sta avviando verso un triplo sold out. In scena ci saranno: Michele Altamura, Leonardo Capuano, Giuseppe Cederna, Jonathan Lazzini, Gabriele Paolocà, Arianna Scommegna.

Dopo il grande successo de La Ferocia, sempre prodotto da SCARTI e vincitore di quattro Premi Ubu, la compagnia prosegue la sua esplorazione della letteratura contemporanea italiana addentrandosi in un mondo popolato da animali che cercano Dio e poi lo rifiutano, che si sognano uomini e infine preferiscono restare bestie. “Una giovane faina è diventata zoppa mentre cacciava tre uova di pettirosso. A sua madre non serve più e decide di venderla al misero prezzo di una gallina e mezzo. La compra una vecchia volpe usuraia, che decide di mostrarle il suo più grande segreto: un libro sacro, la parola di Dio. Attraverso la rivelazione della parola e del linguaggio, la faina scopre la percezione del tempo e i suoi paradossi: l’insidia e la consolazione del ricordo, la liberazione e l’abisso della morte. Il potere della scrittura e della lettura diventano la causa e il rimedio, il balsamo e la ferita, la leggerezza e l’oppressione. È la parabola di un animale che prova ad avvicinarsi a Dio, fallisce, prova di nuovo; di una creatura che ha lo stupido intento di provare ad essere di più di ciò che è”. La forza allegorica de I miei stupidi intenti, costruita sulla dicotomia tra animale e umano, apre a una lettura simbolica profonda e universale, capace di riflettere direttamente le inquietudini dell’uomo contemporaneo. Il viaggio di una faina verso la conoscenza, che attraversa l’intero arco della sua esistenza, si trasforma così in uno specchio delle nostre domande più intime e irrisolte. Ci interroghiamo allora sui nostri intenti e sul senso che attribuiamo alla nostra vita, cercando risposte che spesso si concentrano nella parola, unico strumento capace di dare forma al pensiero. La parola di Dio, da sempre, rappresenta un rifugio rassicurante, poiché affida al mistero della fede il peso degli interrogativi esistenziali e solleva l’uomo dalla necessità di trovare risposte definitive.
Ma il dubbio si apre quando si immagina di sostituire quella parola con quella dell’uomo, fragile ma autonoma, limitata ma libera.