audizione del capo di stato maggiore della marina
|Arsenale, Bergotto: “Concorsi siano regionali, uno di Augusta non sempre accetta la Spezia”
Stesso problema per il personale militare: “Quando sposto qualcuno da Taranto alla Spezia devo creargli un ecosistema all’interno del quale possa trasferirsi insieme alla propria famiglia”
“La carenza di dipendenti civili è un problema molto sentito dalla Marina Militare”. Lo ha detto il Capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, durante la recente audizione presso la terza commissione del Senato in merito alle linee programmatiche del suo mandato. Tra quelli toccati durante il confronto con la rappresentanza parlamentare, quello del personale della Difesa è stato uno dei punti maggiormente vivisezionati dall’ufficiale, accompagnato per l’occasione dal capitano di vascello Enrico Vignola.
“Abbiamo utilizzato per decenni del personale altamente professionalizzato nei nostri arsenali, oggi non lo possiamo più fare – ha osservato Berutti Bergotto -. Il blocco prolungato del turn over ci ha fatto perdere professionalità: i dipendenti storici sono andati in pensione senza poter addestrare i giovani”. Una problematica, questa, conosciuta da anni – e sicuramente alla Spezia – per essere stata denunciata a più riprese anche dai sindacati di categoria. “Oggi c’è stata una parziale apertura e stiamo assumendo, ma sorge il problema dei concorsi nazionali. Uno di Augusta difficilmente vuole andare a lavorare alla Spezia. Cercheremo, in accordo con le altre forze armate, di fare dei bandi regionali. Altrimenti si rischia di continuare ad avere personale che vince il concorso e una volta assegnato alla Spezia rinuncia”.
La carenza riguarda anche il personale militare, con l’onnipresente questione della “carenza delle vocazioni” per la Marina Militare che avrebbe bisogno di giovani per abbassare l’età media del personale imbarcato. “Il personale per noi è un problema – ammette l’ammiraglio rispondendo a una domanda della senatrice Stefania Pucciarelli -. Il marinaio ha una vita scarificata, basti pensare che non è permesso utilizzare i social. Voi non ci crederete, ma uno dei problemi maggiori è proprio questo quando si parla di avvicinarsi ai giovani che, per il resto, sono delle spugne nell’apprendere. Stiamo facendo tante iniziative per l’arruolamento e per la retention. Troppo spesso i ragazzi vedono la Marina Militare come un ‘bridge’ per fare curriculum e poi tentare magari il concorso in Carabinieri e Polizia”.
Anche in questo caso esiste una questione geografica. La flotta ormai per la maggior parte è schierata al sud – tra Taranto, Augusta e Brindisi – e una parte comunque non marginale alla Spezia, che conta comandi peculiari legati per esempio ai corpi speciali, alla ricerca e all’interfaccia con l’industria. Tra Puglia e Liguria il passaggio da Roma, praticamente obbligato durante una carriera in Marina Militare. Statisticamente la maggior parte dei marinai e delle marinaie viene dal Meridione e quindi “quando spostiamo il personale da Sud a Nord è un problema. La Marina ha molto personale del Sud Italia e tante posizioni organiche in Nord Italia. Quando sposto qualcuno da Taranto alla Spezia devo creargli un ecosistema all’interno del quale possa trasferirsi insieme alla propria famiglia”. Non a caso è stata avviata da tempo un’operazione di recupero di alloggi in città nelle varie caserme, dal Duca degli Abruzzi a quelle interne alla base navale stessa.
“I problemi di alloggio oggi sono soprattutto sulla sede romana”, spiega inoltre l’ammiraglio. Uffici a Palazzo Marina, in pieno centro, e affitti oltre il Grande Raccordo Anulare per non incorrere in costi insostenibili. E così il destino dei marinai sono tempi di spostamento biblici e una qualità della vita generale che crolla rispetto alle comodità di provincia della Spezia e Taranto. Non a caso l’assegnazione romana è una delle più ‘temute’ nell’ambiente e non pochi optano addirittura per fare i pendolari. “Tra il decidere di ristrutturare e avere l’alloggio pronto passano in media sette anni”, spiega Berutti Bergotto dando una dimensione dell’aspetto burocratico.
Per quanto riguarda l’organico, la Marina Militare ha individuato da tempo un modello a 39.000 effettivi “per sostenere il sistema attuale” che ha visto la flotta ampliarsi decisamente negli ultimi dieci anni. I marinai e le marinaie sono tuttavia solo 27.200 oggi. “Stiamo accelerando l’ingresso di circa tremila nuove unità per arrivare alle 30.050 previste oggi dalla legge”, spiega il capo di stato maggiore. “Il percorso di crescita numerica deve andare di pari passo con l’aumento dei servizi al personale. Chi opera in condizioni adeguate esprime al meglio le proprie capacità. Vale anche per il trattamento economico. Confidiamo le indennità più peculiari del personale della Marina Militare vengano adeguate con il tempo”.












