Lo organizzano Ferrovieri contro le guerre e Restiamo umani - Riconvertiamo Seafuture
|Presidio davanti alla stazione: “Ingenti risorse pubbliche per progetti di potenziamento del traffico militare a discapito dei servizi essenziali per i cittadini”
I collettivi “Ferrovieri/e contro le Guerre” e il “Coordinamento Restiamo Umani – Riconvertiamo Seafuture” organizzano un presidio di protesta davanti alla stazione centrale della Spezia, in programma per la giornata di domani, mercoledì 18 marzo, alle 17:30. “L’iniziativa ha l’obiettivo di informare l’utenza e denunciare la destinazione di ingenti risorse pubbliche verso progetti di potenziamento del traffico militare (Military Mobility) a discapito dei servizi essenziali per i cittadini – affermano i promotori in un comunicato -. Infatti, il progetto Enabling Swift Military Movements in La Spezia prevede un investimento di 9.274.599 euro per l’adeguamento dei binari dello scalo di La Spezia Marittima, finalizzato alla ricezione di treni militarizzati lunghi fino a 750 metri, che transitano sulla linea ferroviaria tirrenica sempre più adibita al Dual Use civile e militare. Il costo dell’opera è equivalente all’acquisto di due nuovi treni regionali o alla realizzazione di un piccolo ospedale. Oltre allo spreco economico, sottolineiamo un grave problema di sicurezza rappresentato dal potenziamento del traffico militare su binari civili: convogli carichi di esplosivi transitano in stazioni gremite e a ridosso di abitazioni a velocità che possono raggiungere i 100/120 km/h. Tutto questo avviene in una città già fortemente militarizzata”.
“Con questo presidio e il relativo volantinaggio, intendiamo ribadire la necessità di un cambio di rotta: non vogliamo una città-caserma, vogliamo treni sicuri, efficienti e investimenti reali sul lavoro civile e sulla sicurezza dei cittadini”, dichiarano ancora i due collettivi, che invitano infine “i cittadini, i lavoratori e gli studenti a partecipare per chiedere che la mobilità torni a essere un servizio per la collettività e non una servitù per la guerra”.


