fucilato dai fascisti nel 1945
|Giorgio Pagano porta il suo libro sul filosofo antifascista Ennio Carando nella natìa Bra
Professore del liceo Costa, fu principale animatore del CLN spezzino.
La sezione Anpi Alba Bra Langhe Roero e la città di Bra organizzano giovedì 5 febbraio 2026, in occasione dell’81° anniversario della morte di Ennio ed Ettore Carando e di Leo Lanfranco, la presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”. L’iniziativa si terrà a Bra (ore 21) nella sala del centro polifunzionale “G. Arpino” (Largo della Resistenza).
Ennio Carando, nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, alla Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori.
Scrive Pagano nella premessa: “A ottant’anni dalla Resistenza assistiamo a tragedie, in Italia e nel mondo, che non ci saremmo più aspettati. Il nucleo maledetto della prima metà del Novecento sembra riemergere. Viviamo nel tempo delle difficoltà dell’antifascismo e degli scricchiolii dell’ordinamento costituzionale, ma anche dell’apparente superfluità dell’interrogativo morale e della spoliticizzazione dei cittadini, sulla quale prospera la politica ridotta a tecnica ed esercizio del potere.
È un tempo che ci invita a riflettere sull’eredità della Resistenza e sulla sua “moralità”. Ecco perché la storia della vita di Ennio Carando ci appare di grande interesse. Filosofo, educatore, “comunista non marxista”, primo “animatore” e organizzatore del CLN della Spezia, poi ispettore del Comando di Raggruppamento delle Divisioni Garibaldi del Cuneese, Carando – medaglia d’oro al V. M. – morì eroicamente a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945.
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa comunità“.



