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Accolti in Prefettura da ministro, prefetto e questore. “Se uno è assassino a 19 anni, a 20 o 30 anni farà anche peggio”.

Dolore, rabbia e un’accorata richiesta di giustizia. Sentimenti e reazioni che si sono intrecciate inevitabilmente questa mattina davanti all’obitorio dell’ospedale Sant’Andrea in una Spezia ferita e che, col passare delle ore, inizia a prendere reale coscienza della gravità di quanto successo nella mattinata di venerdì all’istituto professionale “Domenico Chiodo”. In Via Vittorio Veneto almeno duecento persone si sono radunate per ricordare ‘Aba’ Youssef. Familiari, amici e conoscenti hanno dato vita a una protesta spontanea, segnata da lacrime, urla strazianti e cartelli carichi di sofferenza.

Manifestazione spontanea e presidio sotto la Prefettura dopo la morte di Youssef Abanoub nel giorno dell'arrivo di Valditara

 

Un presidio che, verso la fine della mattinata, si è trasformato in un corteo di decine di persone diretto sotto la prefettura. Il padre del ragazzo e lo zio sono stati accompagnati dal questore della Spezia Sebastiano Salvo a un colloquio con il ministro Valditara alla presenza del prefetto Andrea Cantadori mentre in Piazza Europa il resto dei convenuti gridavano “Giustizia! Giustizia!” e mostravano cartelli pieni di tristezza e rabbia. Le urla e il pianto hanno accompagnato l’intera manifestazione, mentre sui volti dei presenti si palesavano i segni di notti insonni e di mille domande rimaste senza risposta. Non si è trattato di una protesta organizzata, ma di una spontanea mobilitazione nata in nome di un dolore collettivo, la stessa che in parte aveva portato in piazza nella serata di ieri decine di cittadini e cittadine. Un dolore che ha coinvolto l’intera comunità, al di là della mancata indizione del lutto cittadino.

 

Manifestazione spontanea e presidio sotto la Prefettura dopo la morte di Youssef Abanoub nel giorno dell'arrivo di Valditara

 

“La nostra richiesta era quella di avere giustizia e loro hanno riconosciuto che noi rispettiamo le leggi e rispettiamo la giustizia che sta lavorando – ha spiegato ai giornalisti lo zio di Abanoub -. Il ministro ci ha detto che ci sarà un intervento rapido del governo per evitare altri casi come quello di mio nipote, per applicare le leggi. Accettare le scuse della famiglia del ragazzo che ha ucciso? No, non accettiamo nessuna scusa perché parte tutto dall’educazione. Se il ragazzo è diventato un assassino a 19 anni, ci sono delle responsabilità. Se non sono riusciti a educare uno che a 19 anni è diventato già un assassino nei primi tempi della sua vita, non credo che si possano essere accettate le loro scuse. Perché tutto nasce dalla famiglia”. 

 

Manifestazione spontanea e presidio sotto la Prefettura dopo la morte di Youssef Abanoub nel giorno dell'arrivo di Valditara

 

E ancora: “Il nostro ragazzo aveva 18 anni, ma, come hanno dimostrato tutti i suoi compagni, tutti quelli che lo conoscono, era un angelo. E questo parte dall’educazione della famiglia, della casa. E poi c’è la scuola che è una seconda casa… ma la prima casa sono i genitori. Se uno è assassino a 19 anni, a 20 o 30 anni farà anche peggio. Io spero che rimanga in prigione per tutta la sua vita perché se viene liberato dopo 10, 20 anni, uscirà più assassino di adesso. Quando uscirà dalla prigione, se non viene bloccato, ammazzerà altre dieci persone. Perché avrà più coraggio di farlo”.

 

Manifestazione spontanea e presidio sotto la Prefettura dopo la morte di Youssef Abanoub nel giorno dell'arrivo di Valditara