Due libri recenti sono un commosso omaggio al “come eravamo” alla Serra, a Pugliola, nelle colline lericine.
“I – cone” – pubblicazione curata da Francesco Bruno e Guglielmo Chiappini per il Circolo ARCI della Serra – lo fa attraverso l’omaggio a Paolo Bertolani, il poeta grande conoscitore e interprete della cultura del suo paese, la Serra, e del suo territorio.
“Ce Quando l’amore non ha confini” di Marco Secondo – un “romanzo storico” – lo fa attraverso una storia di Resistenza e di amore nata e ambientata a Pugliola, quella tra il militare tedesco Rudolf Jacobs e la pugliolana Cesarina Zanello detta “Ce”, convinta dallo zio partigiano a farsi assumere come interprete e infermiera a Villa Rezzola, al fine di infiltrarsi nel comando tedesco che l’aveva requisita per stabilirvi la propria sede.

Corteo con bandiere dalla Serra a Lerici delle prime elezioni amministrative, l’8 aprile 1946 (foto archivio Circolo ARCI la Serra)
“I – cone” è un libro di immagini ma anche di parole. “I cone” sono, nel dialetto serrese, i puntelli di legno delle pergole, o i supporti delle travi.
Il dialetto serrese – la lingua materna di Paolo Bertolani – gli ha permesso di raccontare i luoghi e le storie delle persone, la povertà e la durezza della vita contadina, quella che il poeta ha conosciuto e quella che ha “sentito”, millenaria, antropologica. Ma non solo la poesia in dialetto: anche la poesia e la prosa in italiano di Paolo possiedono questa capacità di racconto.
Il libro è un intreccio felice tra le immagini e l’opera di Paolo. Ogni immagine è legata a un verso o a un passo, e viceversa, grazie soprattutto a Francesco Bruno, che del poeta è stato amico e traduttore delle poesie in dialetto. “I – cone” è dunque un libro da guardare ma anche da leggere. I versi o i passi sono atti di amicizia, di amore, di fratellanza verso le persone, ma anche verso gli animali e la natura. Bertolani ci restituisce i personaggi, i costumi, le credenze, i sentieri, i fodi (folti), gli uliveti, il monte della Serra.
Nella foto in alto Paolo è insieme a un folto gruppo di amici in posa “dar muagion” alla Serra. Il brano che l’accompagna è tratto dal “Racconto della contea di levante”: “Attizzato dagli amici, avrei voluta poterla raccontare tutta lì sul muretto la storia del monte”.
Nelle foto inserite nel corpo dell’articolo vedete altre persone: il corteo con bandiere dalla Serra a Lerici in occasione delle prime elezioni amministrative dell’8 aprile 1946, un’immagine che è una sorta di “Quarto Stato” del popolo lavoratore della Serra; e l’inaugurazione della lapide di Angelo Bacigalupi, il 21 ottobre 1945, con – sulla scala – il popolarissimo Biribigi (Agostino Biggi).
Ma nel libro ci sono anche gli oliveti di Barbazzano, le erbe, la legna raccolta… Gli affetti sono per i volti e per i paesaggi.

Inaugurazione della lapide di Angelo Bacigalupi per l’intitolazione della via, il 21 ottobre 1945 (foto archivio Circolo ARCI la Serra)
“Ce Quando l’amore non ha confini” è stato scritto dal figlio di Cesarina Zanello. Ignaro del ruolo svolto dalla madre, Marco Secondo si chiedeva perché nel dopoguerra non fu accusata di collaborazionismo. Scoperta la verità ha scritto un romanzo basato su una storia vera.
Se Paolo Bertolani fu un grande poeta, Cesarina Zanello – la vedete nella foto in alto – fu la prima lericina a laurearsi, nel 1939 in lingue straniere: da qui la possibilità di svolgere quel ruolo delicatissimo, che Secondo, da bravo narratore, racconta intersecando la verità dei fatti con l’immaginaria storia d’amore con Jacobs. Fino alla diserzione di lui, che lo condusse alla morte a Sarzana, il 3 novembre 1944, durante un’azione partigiana.
Riusciti sono entrambi i personaggi: Cesarina, in ansia per il suo doppio gioco spregiudicato, e Rudolf, lacerato tra ruolo militare e inclinazione alla pace, fino alla scelta radicale: “Io non mi riconosco più in questo scempio”. L’autore ripercorre la maturazione di una ragazza che diventa donna, e quella di un tedesco che sceglie la Resistenza internazionale anche grazie all’amore per una donna di un Paese soggiogato dalla Germania. Ognuno dei due, in una storia d’amore impossibile, dà molto all’altro.
Nella presentazione di “I – Cone” Guglielmo Chiappini scrive che l’opera è servita a “guardare il paese dentro” e a riscoprire “tutta la spiritualità della gente della Serra”. Marco Secondo fa dire a Jacobs che la sua scelta avviene dopo aver conosciuto “tutta la bellezza di questa terra” e “l’umanità vera di questo popolo”.
E’ un “come eravamo” di un mondo che non c’è più, e che non potrà tornare. Ma qui ci sovviene Paolo Bertolani: in lui ci sono il compianto per un mondo che sta sfacendosi ma anche la forza di fuga della speranza. Su consiglio di Francesco Bruno, la poesia di Paolo “Tanto dura a morire è la speranza” è un testo chiave del libro che mi ha impegnato dal 2018 al 2021, “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”.
Quel mondo contadino e novecentesco era anche violento e crudele, ma conteneva anche gli anticorpi: la “spiritualità”, la bellezza”, l’“umanità”. Era privo di quel carattere che Pier Paolo Pasolini, a cui Bertolani era per molti aspetti legato, considerava il male insopportabile in cui eravamo – siamo – immersi: la volgarità della cultura che riduce l’uomo a merce, “una ferita profonda alla sacralità dell’essere umano”.
Libri come questi ci aiutano a respingere questa volgarità. E ci spingono a ripensare il modo in cui i luoghi raccontati si stanno trasformando: La Serra e Pugliola si stanno spopolando e stanno invecchiando sempre più. “Il fenomeno delle seconde case e degli affitti brevi – dice Chiappini – non consente il formarsi di comunità stabili e identitarie”. Per fortuna ci sono i Circoli ARCI, le associazioni… La politica dovrebbe, invece che incentivare il turismo distruttore, pensare a ricostruire reti di comunità, a salvaguardare le colline, a recuperare tessuti e percorsi agrari legati a una sapienza antica. Tutto il contrario, per esempio, rispetto al “mega albergo diffuso” a Vallestrieri, che rischia di innescare una grande speculazione edilizia sotto le finte spoglie della valorizzazione del territorio. Forse siamo ancora in tempo. Il passato non può tornare, il progresso è inevitabile. Ma serve una rivitalizzazione umanistica e spirituale del progressismo, per non affondare nella volgarità della cultura che riduce l’uomo a merce.

Lasciapassare rilasciato dai tedeschi a Cesarina Zanello (foto archivio Marco Secondo)
Post scriptum
Le fotografie in alto ritraggono l’una Cesarina Zanello e l’altra un gruppo di amici della Serra: da sinistra Ettore Brondi, Elio Bertella, Lorenzo Carassale, Paolo Bertolani, Libero Bertella, Orlando Ercolini, Arturo Spaggiari, Giovanni Bertella e Enrico Zanelli.
Le fotografie nel corpo dell’articolo sono del corteo con bandiere dalla Serra a Lerici delle prime elezioni amministrative dell’8 aprile 1946 (si riconoscono in prima fila, da sinistra: Domenico Bordigoni, Antonio Bacchione, Mercede Zanelli, Teresa Bertella, Argilio Bertella, Natale Bernardi) e dell’inaugurazione della lapide di Angelo Bacigalupi per l’intitolazione della via, il 21 ottobre 1945 (don Pietro Raffellini benedice la lapide, sulla scala si riconosce Agostino Biggi detto “Biribigi”).
La fotografia in basso è di un lasciapassare tedesco per Cesarina Zanello (Caterina per un errore all’anagrafe).
Su Paolo Bertolani si vedano:
in questa rubrica l’articolo “Paolo Bertolani e Giovanni Giudici, serve un riconoscimento pubblico” (23 maggio 2021);
su www.lericiin.it e su www.associazioneculturalemediterraneo.com gli articoli “Gli anni Sessanta a Lerici” (luglio-agosto-settembre-ottobre-novembre 2022).
Su Rudolf Jacobs si veda la voce nel Dizionario online della Resistenza spezzina e lunigianese, su www.associazioneculturalemediterraneo.com
Buon anno a tutte e a tutti
lucidellacitta2011@gmail.com








