Ultimo ammainabandiera per Nave Milazzo, sminò il Golfo Persico durante il conflitto tra Iraq e Iran
Unità della classe Lerici progettata da Intermarine in vetroresina rinforzata, con il suo rov scoprì il corallo bianco nei fondali delle Cinque Terre.
La prima nave italiana a operare in un teatro di conflitto dopo la Seconda Guerra Mondiale, Nave Milazzo esce dal servizio attivo dopo quasi quarant’anni di navigazione. Mercoledì sera l’ultimo ammainabandiera per la nave cacciamine. Un destino condiviso dalla “cugina” Martellotta, utilizzata dal Centro di supporto e sperimentazione navale per testare i siluri. Entrambe prossime alla radiazione dalla Squadra Navale della Marina Militare.
Di fronte alla caserma Giovannini, sede del comando dragamine e oggi della quinta divisione navale, la cerimonia che pone fine alla vita operativa di due unità in servizio dagli anni Ottanta. Il Milazzo progettato e costruito all’interno del cantiere Intermarine con la soluzione tecnica di uno scafo in vetroresina, non magnetico, per poter navigare all’interno dei campi di mine. Presente il comandante in capo della Squadra Navale, l’ammiraglio Aurelio De Carolis che ha osservato “un arsenale che al tempo dell’inaugurazione non aveva una configurazione molto diversa da quella attuale”.
“Ho visto un miglioramento da tutti i punti di vista di questo contesto, a partire dalla caserma Giovannini. Non è facile perché sono strutture che hanno tanti anni”, ha detto rivolgendosi all’ammiraglio Cristo Salvatore Traetta, comandante della quinta divisione navale. Il Milazzo uscì dal cantiere sarzanese a metà anni Ottanta. “Era impensabile poter resinare una nave di più di 15 metri, ma grazie alla perizia di Intermarine ci si riuscì”, ricorda l’ammiraglio De Carolis. Unità di quella classe furono vendute a diversi paesi tra cui Australia e Finlandia e soprattutto Stati Uniti. La US Navy ne costruì dodici su licenza, cinque ancora in servizio.
Il Milazzo fu soprattutto la prima unità ad attraversare Suez e raggiungere il Golfo Persico nel 1987 nell’Operazione Golfo 1 durante la guerra tra Iraq e Iran. “Una missione storica, la prima volta di una nave italiana in una zona di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le linee di comunicazione erano infestate dalle mine, come nel 1991 al termine del conflitto del Kuwait quando il Milazzo intervenì nuovamente”, ha ricordato De Carolis poco prima che la tenente di vascello Eleonora Briganti, ultima comandante, desse avvio alla cerimonia dell’ultimo ammainabandiera. Dopo essere assegnata a Messina tra il 1993 e il 1999, tornò alla Spezia. Utilizzata anche per missioni scientifiche, grazie al suo rov individuò il corallo bianco a Punta Mesco a circa 560 metri di profondità.
L’Italia potrebbe in futuro essere impegnata nello sminamento del Mar Nero per ristabilire le rotte commerciali una volta raggiunta la pace tra Russia e Ucraina. “Non siamo favorevoli a inviare truppe ma vogliamo dare un contributo importante grazie alla grande esperienza che abbiamo nello sminamento, sia marittimo che terrestre. Si sono fatti passi in avanti, anche dal punto di vista del coordinamento, su questa ipotesi. Poi si vedrà come evolveranno le cose”, ha detto il 25 agosto scorso il ministro degli esteri Antonio Tajani intervenendo al Meeting di Rimini.
Un mese dopo quelle dichiarazioni Intermarine ha ricevuto la commessa per costruire cinque nuovi cacciamine costieri che sostituiranno proprio la classe Lerici. Più grandi, più tecnologici, ancora in vetroresina. “Dobbiamo essere sempre pronti a rispondere alle missioni – chiosa De Carolis -. Le capacità della Marina Militare sono avanzate e così l’addestramento che svolgiamo periodicamente. Le unità cacciamine sono inoltre impegnate nell’attività di controllo delle infrastrutture critiche sottomarine per cui è molto importante disporre di sonar e veicoli a guida remota”.









