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Nuova intesa tra Palazzo civico e privato, a fine riqualificazione la ex cava della Brina non diventerà del Comune

La ex cava della Brina, sulla collina alle spalle di Ponzano Belaso, una volta completato il corrente intervento di recupero e riqualificazione ambientale non diventerà proprietà del Comune di Santo Stefano Magra, ma resterà della società Castagna Settimo, che sta realizzando i menzionati lavori. Questo il principale punto del nuovo schema di convenzione tra Palazzo civico e società – che va a modificare l’intesa del 2015 – di cui ieri ha preso atto il consiglio comunale di Santo Stefano Magra con voto favorevole della maggioranza e il no dei consiglieri di opposizione; votazione con la quale è stato altresì approvato un atto transattivo tra Comune e privato con il quale le parti si impegnano a interrompere il confronto sul legale e a non richiedere indennizzi, rimborsi, risarcimenti. Ambo gli atti sono stati concordati dall’ente con il legale della controparte privata, di cui è attesa prossimamente la firma che ufficializzerà il tutto.

“Questa è la chiusura di una vicenda faticosa, annosa”, ha esordito la sindaca Paola Sisti aprendo la trattazione della pratica, per poi fare un sunto del complesso itinerario legale che ha caratterizzato la vicenda. “Pochi mesi dopo il primo insediamento della mia giunta i Carabinieri forestali hanno fatto delle indagini sui primi riempimenti della ex cava, ponendola sotto sequestro – ha riannodato le fila la prima cittadina Pd -. Si è quindi aperto un procedimento penale, poi conclusosi con l’assoluzione dei vari imputati. All’interno del procedimento era stato nominato dal tribunale un Ctu (consulente tecnico d’ufficio, ndr), un geologo che ha realizzato una perizia la quale aveva indotto il Comune, nella figura del sindaco, a fare un’ordinanza di chiusura cantiere per salvaguardarne la sicurezza, in quanto la relazione lasciava molti dubbi sulla possibilità che l’abbancamento di materiale fosse fatto appunto in sicurezza. A causa di questa ordinanza si è aperto un contenzioso amministrativo con la società Castagna, a cui il Tar ha dato ragione, bloccando il mio provvedimento. Noi allora abbiamo fatto ricorso al Consiglio di Stato, che ha chiesto ulteriori indagini, incaricando un suo Ctu di fare delle verifiche per capire se l’ordinanza fosse fondata. Sono passati dei mesi e nel frattempo abbiamo nominato un nostro esperto che ha confermato che di fronte alla relazione del primo Ctu era legittimo che il Comune si ponesse dei dubbi. Poi, quest’anno, il Ctu nominato dal Consiglio di Stato si è espresso con una sua relazione, completamente diversa rispetto a quella del Ctu nominato nell’ambito del procedimento penale, che dice che non ci sono rischi e che la cava è stata abbancata bene. A questo punto è chiaro che il nostro ricorso è completamente privo di appoggi che possano garantirne in qualche modo il successo e che andare avanti sarebbe ostinazione, mentre fino alla seconda relazione avevamo in qualche modo il dovere di capire di più. Così ci siamo interrogati sul da farsi, prevedendo sicuramente il ritiro del ricorso al Consiglio di Stato, ma soprattutto la revisione della convenzione in essere, facendo a questo fine degli accordi con la parte privata”.

Sisti ha poi evidenziato “tre punti fondamentali” della nuova intesa, partendo dal discorso della proprietà dell’ex cava a fine lavori: “Non diventerà più del Comune ma resterà alla Castagna. Per fare questo abbiamo dovuto stabilire un valore in base a una perizia asseverata, quantificato in circa 31.500 euro, che saranno trasformati in lavori edili secondo le richieste del Comune – ha detto la sindaca -. La non proprietà del bene è dirimente e importante: qualunque cosa succeda, nel bene o nel male, non saremo noi i responsabili dell’area, che tra l’altro sorge in cima alla Nuda, in un punto dove non riusciremmo mai a realizzare un parco”. Sisti ha poi menzionato un secondo aspetto, riguardante il torrente Belaso: “In sostituzione dei lavori di messa in sicurezza previsti nella convenzione originaria, già fatti da questa amministrazione attraverso un progetto Pnrr, la parte privata si impegna a realizzare opere edili e stradali, indicate e progettate dal Comune, fino a un importo massimo 100mila euro”. Riguarda invece la videosorveglianza il terzo punto evidenziato dalla prima cittadina: “La società ci dà la possibilità di realizzare un impianto di videosorveglianza per controllare i camion in entrata nella ex cava, in modo che, qualunque cosa succeda, si possa risalire ai mezzi. Il fatto che accettino una cosa simile vuol dire che c’è volontà di collaborare anche per quanto riguarda la possibilità di ulteriori controlli rispetto a quanto già previsto dall’autorizzazione”, ha dichiarato la sindaca. “Insieme al rinnovo della convenzione – ha aggiunto – firmeremo anche un accordo transattivo in cui le parti si impegnano, questo è fondamentale, a una rinuncia bilaterale ad azioni legali l’uno contro l’altro, con il Comune che si impegna a ritirare il ricorso e la società a non chiedere un risarcimento danni”.

Il consigliere di opposizione Emanuele Cucchi (Fratelli d’Italia), ha criticato la nuova convenzione. “Una sorta di bandiera bianca, una resa, perché nella precedente l’area era destinata a diventare utilizzabile per tutti. Basterebbe questo, ma mi sembra che non ci siano nemmeno dei termini per la fine dei lavori”, ha detto. “Se forse di fronte alla prima perizia era giusto intervenire, nel corso di questi c’era probabilmente il momento in cui era meglio fermarsi. Si sarebbe dovuto provare a chiuderla, non dopo dieci anni, arrivando a una convenzione peggiorativa”, ha aggiunto, annunciando voto contrario alla pratica.”Poteva essere chiusa tre anni fa, quando in sede di commissione speciale Ambiente, da me presieduta, dalla società arrivò la proposta di chiudere la vicenda, evitando ulteriori costi per il privato e per il Comune. In quella circostanza avremmo dovuto dire ok, finiamola, cosa volete? Avremmo ottenuto il medesimo risultato di oggi, senza rimetterci ulteriori 80mila euro di spese”, così sempre dall’opposizione il consigliere leghista Silvio Ratti. “Non si può banalizzare così, tre anni fa era in piedi, senza contraddittorio alcuno, la relazione del primo Ctu, che diceva cose gravi rispetto alla tenuta della dorsale”, ha replicato Sisti.

“Il problema posto dalla cittadinanza era quello del ‘dopo’. In molti, come emerso anche nel corso delle assemblee, dicevano ‘mi raccomando, il Comune non diventi proprietario della ex cava, non rimanga addosso al pubblico’. Tra l’altro parliamo di una zona abbastanza impervia, che non trovo abbia neanche senso passi al pubblico”, ha detto l’assessore ai Lavori pubblici Gionni Giannarelli. “Mi sono sempre chiesto – ha aggiunto – perché, una volta che riempi la ex cava con 500mila metri cubi di materiale e lo abbanchi con frontali alti 80 metri, me la devi ‘regalare’, come da precedente convenzione? Ho sempre avuto seri dubbi su questa soluzione”. “Il momento giusto per fermarsi nel contenzioso credo sia proprio quello in cui l’amministrazione si è fermata”, ha afffermato la consigliera di maggioranza Eva Battistini, di Rifondazione, che ha aggiunto: “Tutta questa vicenda dal punto di vista politico è anche una sconfitta, sicuramente non una vittoria. Certo, ben venga che una relazione tecnica dica che la situazione lì è sicura, non siamo nelle condizioni di contraddirla. Detto questo, da un punto di vista più politico, ritengo che riuscire a non prendere in carica la ex cava non la trovo una sconfitta. Io non me la sentirei di prenderla, proprio per la complessità di tutta la vicenda e perché a quanto pare la Geologia sembra non essere una scienza certa, detto ovviamente nel ripetto delle sentenze e del parere degli esperti”. Così poi il capogruppo di maggioranza Niccolò Menconi: “Penso che sia stato giusto quanto intrapreso dal 2016 a oggi; si è trattato di una battaglia che è stato giusto fare e non credo siamo di fronte a una banidera bianca. Poi rispettiamo le sentenze e, capendo che si è arrivati alla fine di un procedimento, ci tuteliamo per quello che sarà il dopo”, le parole dell’esponente Pd.

Infine la votazione, che come detto ha visto passare la pratica con il voto favorevole della maggioranza e quello contrario dei consiglieri di opposizione.