Il punto dell’ad fincantieri
|Accordo Italia-Grecia per due Fremm, Folgiero: “Proposta credibile per i sottomarini alla Polonia”
“Le navi bisogna saperle fare e poi preservare nel tempo. Noi lo abbiamo imparato nel tempo e questo è a disposizione anche della Grecia”.
“Abbiamo appena finalizzato un primo accordo che coinvolge le due direzione nazionali armamenti, italiana e greca. Le probabilità che vada in porto sono ottime, nel senso che è un’alleanza voluta in termini politici. Da adesso in poi bisogna lavorare, ma la decisione industriale è lì da trasformare in fatti e contratti”. Lo ha affermato Pierroberto Folgiero, ad di Fincantieri, in merito alla cessione di almeno due fregate della Marina Militare alla controparte greca. “Un’importantissima collaborazione che mette a fattor comune nel Mediterraneo il ruolo della Marina Militare e quello della Marina greca con affinità che sono storiche e quasi ancestrali”, ha detto il manager intervenendo a Seafuture, fiera delle tecnologie marine legate alla difesa in corso di svolgimento alla Spezia.
“Una base sulla quale si potrà lavorare molto. Le Fremm sono fregate molto ben conosciute. Fincantieri ha avuto un grande ruolo perché sono state ben costruite e poi ben manutenute dalla Marina Militare e da Fincantieri stessa. Le navi bisogna saperle fare e poi preservare nel tempo. Noi lo abbiamo imparato nel tempo e questo è a disposizione anche della Grecia”.
Novità per il Muggiano potrebbero invece arrivare dalla Polonia, che ha varato un piano per potenziare la componente sottomarina. A febbraio scorso una delegazione con il segretario di stato alla difesa Pawel Bejda era stata in visita alla Spezia per osservare la realizzazione del programma U212NFS. “C’è volontà di procedere dal punto di vista del sistema polacco – ha detto Folgiero -. Fincantieri ha formulato delle offerte tecniche molto valide. Il sistema italiano appoggia questa soluzione perché la Polonia è un partner importante in Europa. Queste le carte sul tavolo; i prossimi mesi ci daranno riscontro. Crediamo che la nostra proposizione industriale, commerciale e geopolitica sia molto credibile”.
L’asse di sviluppo sottomarino è oggi centrale perché, dice Folgier, “questo pezzo di territorio ha radici profondissime sia nell’industria del mare, quindi anche militare, e sia in generale in tutte le tecnologie abilitanti come la subacquea. Qui alla Spezia, a San Bartolomeo, c’era un centro di competenze sulla subacquea prima che nascesse la Nato. Quindi è un territorio che ha un dna pregiato, una cultura profonda, un tessuto di piccole e medie imprese che sono peraltro oggi presenti a questo importante evento. Penso che il rapporto di Fincantieri con questo territorio possa accelerare l’innovazione che generano le aziende di questa parte d’Italia: un valore per Fincantieri e per l’Italia. Il lavoro in questo Paese lo si difende se è caratterizzato dalla distintività”.
“L’underwater economy, per come la vediamo noi, è abilitata dalla collaborazione con la Marina Militare ed è un valore industriale di lungo termine – sottolinea -. Travasi tecnologici tra civile e militare sono nel dna di Fincantieri e sono un valore per il Paese, una garanzia che gli sviluppi che faremo in questa accelerazione della spesa militare saranno un valore per l’industria, anche per applicazioni come la protezione e la manutenzione delle infrastrutture critiche, la conoscenza dei fondali per il cyber mining fino all’acqua agricoltura. Le tecnologie della subacquea che sviluppiamo con la Marina sono progressivamente un abilitatore di applicazioni che sono lontanissime dalla difesa e sono un pezzo del progresso tecnologico dell’Italia”.






