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convegno organizzato da shipmag
|Il retroporto per dare futuro allo scalo, Pisano: “La quarta stazione. Non solo container, ma servizi”
Il commissario conversa con Laghezza e Gasselin: “Non bastano porti efficienti se non sono interconnessi al resto del continente”
Una domanda retorica, almeno sulla carta, anima l’evento organizzato da ShipMag alla Spezia. Il magazine, punto dopo riferimento nel settore shipping, porta in città il presidente e i due commissari rispettivamente dei porti di Genova, La Spezia e Livorno per interrogarli sulla filosofia da adottare tra “piccolo cabotaggio” e “visione di sistema” nell’ottica di aumentare la competitività dell’Alto Tirreno. Un arco portuale che vale il 25% di tutto il traffico italiano contando anche i porti di Marina di Carrara e Savona.
Con caratteristiche ben precise: “Una vocazione prevalentemente orientata alle merci containerizzate e unitizzate, con una forte componente di cabotaggio nazionale ed intra-comunitario: il 61% del traffico container al netto del transhipment, e oltre il 30% del segmento roro”, spiegherà nella sua analisi numerica introduttiva Fabrizio Vettosi, managing director di VSL Club. Se sull’Adriatico arrivano le materie prime da trasformare, dall’altro mare partono le merci finite del Made in Italy creato soprattutto all’interno della florida rete industriale della Pianura Padana. Forte la proiezione all’export, forte la correlazione con lo scenario mondiale. Anche per questo “i porti sono il termometro dell’economia: avvertono prima la crisi, avvertono prima la ripresa. Oggi si avverte una crisi”, introduce Franco Mariani, editore di ShipMag che quest’anno ha scelto l’Auditorium Bucchioni per il suo annuale focus sul settore.

Bruno Pisano ne intuisce e anticipa la cifra. “Da porti concorrenti abbiamo cominciato a ragionare come parte di uno stesso sistema. Siamo potenzialmente la porta d’Europa vista la vicinanza con Suez. Credo serva una visione di sistema a livello di Paese. Non bastano porti efficienti se non sono interconnessi al resto del continente”, dice il commissario dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale da padrone di casa. “Questa città può diventare un think tank da cui possono nascere strategie valide per tutta Italia in questo settore”, aggiunge Maria Grazia Frijia, vice sindaca della Spezia e deputata inserita nella commissione trasporti della Camera, prima dei saluti di Alessio Morelli, comandante entrante della Capitaneria di Porto della Spezia.
La verità è che l’approccio ecumenico è una tendenza nuova se è vero, come ricorda Vettosi citando la prima analisi costi benefici sulla costruzione del Terzo Valico, datata al non lontano 2003, che tra le prime enunciazioni c’era quella di “ottenere una vantaggio strategico sui competitor La Spezia e Livorno”. Se le soluzioni ancora non lo sono, comuni di certo sono le sfide nel contesto marco. Prendono il nome di regolamenti ambientali per contenere l’impatto ambientale di un settore fortemente inquinante, l’instabilità politica che riscrive i rapporti internazionali, senza contare i dazi decisi unilateralmente dall’amministrazione Trump dal giorno alla notte.

Per il porto spezzino, che affronta la realizzazione del piano regolatore portuale alla ricerca dell’obiettivo dei 2 milioni di teu, la parola più pronunciata è razionalizzazione. Non solo quella sulla linea di costa – in mezzo il porto commerciale con ampliamento dei bacini, di qua le crociere e di là la nautica – ma soprattutto nell’entroterra. “Sul dragaggio del terzo bacino per cui ci stiamo muovendo insieme ai terminalisti – spiega Pisano -. Un porto più grande avrà maggiori volumi, per gestirli stiamo lavorando a una maggiore integrazione del retro porto di Santo Stefano Magra. Abbiamo richieste spinte dal mondo della logistica ma anche da quello della nautica a cui dobbiamo rispondere con la razionalizzazione”, risponde Piano alla domanda dell’ad Contship Matthieu Gasselin sulla storica fame di spazi.
“L’obiettivo del gestore pubblico dovrebbe essere mettere tutti gli imprenditori nelle condizioni migliori per competere tra di loro – osserva Alessandro Laghezza di Laghezza spa -. La Spezia vive un periodo simile a quello di cento anni fa come vitalità industriale e tecnologica. Il nostro retroporto è cresciuto con poca guida pubblica fino a oggi. È stato soprattutto frutto della visione pionieristica degli imprenditori”.

“A Santo Stefano sono nate iniziative di successo anche del comparto pubblico, ma certo senza un coordinamento – ne conviene Pisano -. Per questo stiamo lavorando alla creazione di una governance mista pubblica-privata per mettere a terra i progetti in una logica di sistema. Penso alle aree che la costituenda società avrà nella propria disponibilità, che dovranno essere utilizzate non solo per stoccare i container ma anche per spostarvi attività portuali che oggi mal si sposano con la presenza vicino alle banchine. Le famose aree buffer, anche a supporto dell’autotrasporto. In tanti casi potremmo fare in modo che i camion non arrivino neanche nel porto. Il tema della piastra intermodale è da sviluppare come quarta stazione ferroviaria della Spezia. La zona logistica semplificata porta con sé quella delle zone franche doganali intercluse. Santo Stefano è il centro di tutti questi progetti da definire nei prossimi mesi per poi iniziare le interlocuzioni“.









