luci della città
|Storia di Pitelli, il paese che nasce dal mare, e di San Bartolomeo, il paese perduto
San Bartolomeo, che ricorre il 24 agosto, è il patrono di Pitelli. Non a caso: perché Pitelli nacque a San Bartolomeo. Qui c’era un porto: il porto di Arcola, dove veniva caricato il vino, destinazione Genova.
Avevo in mente da tempo di dedicare alcuni articoli della rubrica ai libri sulla storia spezzina pubblicati di recente. L’idea di cominciare con un articolo sul libro di Linda Secoli “San Bartolomeo delle Cento Chiavi. Alle origini del borgo di Pitelli” mi è venuta mentre partecipavo a un’iniziativa contro il riarmo e le guerre a Pitelli, nell’ex oratorio di via Canarbino, dove sono state esposte “Due mostre per la Palestina”. Mentre parlavo mi rendevo conto che gran parte dei partecipanti, provenienti dalla città o da altre zone della provincia, non erano consapevoli di essere in un luogo antico, costruito alla metà del Cinquecento e finalmente recuperato nel 2012. Poco vicino troviamo il “volto”, una sorta di ingresso al paese, che porta al suggestivo carrobbio centrale, fino alla chiesa parrocchiale: consacrata nel 1734, la sua costruzione è iniziata cento anni prima. Siamo nel cuore della Pitelli seicentesca, sorta accanto all’oratorio.
A Pitelli sono dedicate alcune pagine del libro di Dino Grassi “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista”. Pitelli, dopo la costruzione dell’Arsenale, diventò un borgo prettamente operaio, non lontano com’era dai cantieri navali e dalle fabbriche. Nella prima metà del Novecento gli operai delle zone circostanti – Lericino, Arcolano, Levante spezzino – frequentavano Pitelli come luogo di aggregazione: la chiamavano la “piccola Parigi”, c’erano le sale da ballo e la filodrammatica. E i luoghi dell’attività clandestina antifascista: la prima grande manifestazione operaia dopo il 25 luglio 1943 si tenne il 27 sera proprio a Pitelli, con la partecipazione di duemila persone.
Pitelli era ed è, dunque, un borgo in collina ben collegato al mare, alle attività industriali sulla costa.
Ma il collegamento con il mare nella storia c’è sempre stato: anzi, Pitelli ha origine dal mare, da San Bartolomeo. Il libro di Linda Secoli ha il merito di ricostruire questa storia, quella del legame tra Pitelli e San Bartolomeo, in modo rigoroso – con impegnative ricerche di archivio – e nel contempo con un linguaggio divulgativo, capace di inchiodare il lettore alla pagina. Non è stato facile, perché molti documenti sono andati perduti. Il libro è anche una storia delle diatribe tra pitellesi e arcolani – Pitelli è stata “sotto” Arcola fino al 1928 – di cui fa parte la distruzione, nel 1612, di molti documenti “gettati in un forno con fuoco acceso” da gente di Arcola. Come scrive l’autrice, “cancellare ogni prova di una remota indipendenza e autonomia di una località successivamente sottoposta alla giurisdizione della Pieve di Arcola è stato il primo passo per dimostrare che Pitelli non aveva alcunché da rivendicare”. Tuttavia fonti preziose da consultare sono rimaste, a cominciare dal “Libro delle Memorie della Parrocchia di Pitelli”. Il resto possiamo solo immaginarlo.
Il tema di fondo, lo ripeto, è il rapporto tra Pitelli e il mare. Com’era la zona dell’attuale viale San Bartolomeo nel Cinquecento-Seicento? Al posto dei cantieri c’erano spiagge solcate da torrenti – La Rossa, così chiamata per il colore delle rocce di quarzo, quella del Molino, quella della Cieresola – e promontori sovrastati dalle colline che digradavano verso il mare. Nel promontorio di San Bartolomeo, oggi Ruffino, c’era, su uno scoglio, la chiesa di San Bartolomeo delle Cento Chiavi. In questa zona c’erano anche “i bagni di Pitelli”, di acque sulfuree, che sono stati ben studiati dal geologo Gianpiero Brozzo. Forse Chiavi sta per acque, sorgenti. Le colline erano tutte coltivate a campi di vite, olivo, fichi, alberi da frutto, fino alle pinete e alla macchia mediterranea vicine al mare.

Giacomo Brusco – Progetto della strada carrozzabile lungo la spiaggia orientale del Golfo della Spezia – particolare del promontorio con la chiesa di San Bartolomeo delle Cento Chiavi – 18 novembre 1792 – ASSP Collezione Sassetti, Cartografia Manoscritta Mappe Rilievi, 34/35/201
San Bartolomeo, che ricorre il 24 agosto, è il patrono di Pitelli. Non a caso: perché Pitelli nacque a San Bartolomeo. Qui c’era un porto: il porto di Arcola, dove veniva caricato il vino, destinazione Genova.
L’oratorio di Pitelli era dedicato a San Bartolomeo: vi si trasferì, nel corso del Cinquecento, il culto del santo, precedentemente celebrato nella cappella costiera. Furono le incursioni dei pirati a spingere gli abitanti a costruire il luogo di culto in collina. Pitelli e San Bartolomeo erano di fatto un’unica realtà, collegata da rapidi sentieri.
Una delle parti più interessanti del libro è la storia del quadro della Crocifissione, che oggi, dopo il restauro, è nella parrocchiale di Pitelli. Il restauro ha portato alla scoperta di un sottostante dipinto, più antico rispetto a quello oggi visibile, che probabilmente fu esposto nella chiesa costiera, mentre nell’oratorio fu probabilmente collocata la tela nella versione attuale, fino all’approdo nella parrocchiale. Ai piedi della croce il pittore ha rappresentato un paese, che certamente non è Pitelli: potrebbe essere San Bartolomeo, il paese perduto.
La chiesa sulla costa fu distrutta nel 1798 dalla Repubblica Ligure per costruire un batteria militare, a rafforzare la difesa del Golfo. La data è importante: testimonia che la vocazione militare della zona, e in generale del Golfo, non comincia con l’Arsenale ma almeno un secolo prima, con i genovesi, i francesi e poi i sabaudi.

Giacomo Brusco – Progetto della Batteria di San Bartolomeo – 1793 – ASG – Archivio Segreto della Repubblica di Genova – n. 2920
La Secoli parte dalla chiesa per ricostruire la storia del piccolo paese marinaro sorto già nel XIII secolo attorno alla chiesa stessa, l’ultima sopravvissuta. Più o meno nello stesso periodo era sorto più in alto Pitelli, punto di congiunzione tra lo scalo fluviale sul Magra e quello marittimo. Accanto alla chiesa costiera c’era un ospitale, cioè un luogo di ricovero per pellegrini e viandanti. E i bagni termali, come abbiamo accennato. Le fonti ci sono ancora oggi. Negli anni Settanta, all’interno dell’area militare di Mariperman, esisteva un laghetto di acque sulfuree.
Chi furono i primi abitanti non sappiamo. Nel Settecento furono ritrovate le ossa di un antico cimitero a San Bartolomeo, appartenenti a uomini di statura ben maggiore rispetto ai pitellesi dell’epoca. Forse forestieri o cavalieri di origine nordica?
Successivamente l’impaludamento – la zona è ancora oggi detta degli Stagnoni – e i corsari spinsero verso la collina.
Le bonifiche fatte servirono però alle attività militari e cantieristiche, non al recupero di spiagge e promontori.
Il libro spinge a molte riflessioni.
Nel 1794 l’ingegnere e cartografo Giacomo Brusco affermò:
“Il Golfo della Spezia è una delle più belle operazioni della Natura. Per conservarlo bisogna che le fortificazioni siano tali, per cui riesca vano qualunque sforzo dei nemici”.
I progetti militari hanno però trasformato radicalmente il Golfo. Oggi si corre il medesimo rischio: il progetto Basi blu comporta la rinuncia definitiva alla “riscoperta” del mare a Ponente.
A Levante c’è, a San Bartolomeo – Ruffino, una piccola apertura tra le muraglie dei cantieri. E’ quello che riuscimmo a conquistare, con l’impegno del Comune e dei cittadini. Poco, ma prezioso. E’ stata poi realizzata la “Marina del Levante”: ma è pur sempre uno spazio privatizzato. Della restituzione dell’area di Mariperman alla città – trasferendo le sue attività dentro l’Arsenale, dove gli spazi certo non mancano – nemmeno si parla più. La grande occasione è la dismissione della centrale Enel: il progetto della darsena è cruciale per il nuovo sviluppo della città ma anche per la “riscoperta” del mare a Levante.
A Pitelli il Piano organico di intervento, realizzato alla fine degli anni Novanta, ha ridato qualità al borgo. Ora è necessario migliorare la mobilità locale e la sosta. Il Piano Urbanistico Comunale di inizio millennio prevedeva la realizzazione di un bypass stradale tra via Canarbino e via Biancamano: è quel che resta da fare.
Soprattutto bisogna lavorare alla rete di collegamento tra la collina e il mare. Cioè sui sentieri e sul progetto “Campagna Urbana”, cioè sulla concessione a coltivatori delle proprietà comunali in area agricola. Bisogna incentivare il ritorno all’agricoltura. Il che significa tornare ad affrontare il tema collina in modo programmatorio e pianificatorio. Come scrive Linda Secoli:
“Ma restano quelle colline, ancora tutte da scoprire: il Monte della Chiesa, Monte della Mazza, monte San Bartolomeo, con i percorsi che tutt’ora, fra cisti, corbezzoli, mirti, lecci e lentischi, arrivano a Pitelli, il ‘nuovo’ paese di Cento Chiavi”.
“Una delle più belle operazioni della Natura” merita ogni tentativo di salvaguardia e recupero.

Cartolina con panorama di Pitelli – 1902 – collezione privata Carlo Lagomarsini
Post scriptum
Ringrazio Linda Secoli per le fotografie pubblicate in questo articolo. Nell’ordine:
Agostino Fossati – Spiaggia con navicella. Dalla punta di San Bartolomeo – Civiche Collezioni d’Arte La Spezia – Inv. n. 68
Giacomo Brusco – Progetto della Batteria di San Bartolomeo – 1793 – ASG – Archivio Segreto della Repubblica di Genova – n. 2920. Qui si nota la cappella ancora esistente, che viene inglobata nel perimetro della Batteria.
Giacomo Brusco – Progetto della strada carrozzabile lungo la spiaggia orientale del Golfo della Spezia – particolare del promontorio con la chiesa di San Bartolomeo delle Cento Chiavi – 18 novembre 1792 – ASSP Collezione Sassetti, Cartografia Manoscritta Mappe Rilievi, 34/35/201.
Cartolina con panorama di Pitelli – 1902 – collezione privata Carlo Lagomarsini.
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