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Gloria e conflitto: la Spezia tra corazzate, socialismo e rivoluzione

I successi delle corazzate costruite in Arsenale suscitano entusiasmo nel Paese perché sono l’immagine di una Nazione giovane che si va affermando fra le grandi potenze europee. In più, sono motivo di orgoglio per gli spezzini che sentono proiettata su di sé la gloria della loro città. Questo sentimento lo si legge chiaramente sui periodici locali: il piacere è comprensibile sulle testate moderate ma suscita perplessità fra i lettori della Libera Parola, il settimanale organo della locale sezione socialista. Per la linea del partito contrario alla corsa agli armamenti, la testata avrebbe dovuto essere contraria alla costruzione di strumenti di guerra ma l’orgoglio dei successi spezzini è tale e tanto che l’ideologia arretra davanti ai trionfi marinari di cui non va, peraltro, dimenticata l’incidenza benefica sull’economia cittadina: non esisteva disoccupazione da queste parti anche se i ritmi di lavoro erano stressanti e la ricchezza prodotta era distribuita molto male.

Così alla linea della Libera non mancano le critiche specie dei giovani che si oppongono con forza alle parole di compiacimento espresse dal giornale quando si varano le corazzate facendo, analisi da cui risalta la contraddizione fra la linea politica del PSI e quella tenuta dal giornale. Nel 1911 con una veemente lettera pubblicata in prima pagina è Arturo Paita a protestare contro la condotta della testata; la settimana successiva rincara la dose Agostino Bronzi che mostra la sua preparazione dottrinale evidenziando la profonda contraddizione fra i diversi orientamenti del Partito e della sezione spezzina. Bronzi proveniva da una famiglia benestante ma aveva abbracciato le idee del socialismo che interpretava in chiave molto avanzata opponendosi con fermezza al comportamento del Psi spezzino che era allora guidato da Ubaldo Formentini.

Se Paita passa presto in secondo piano defilandosi dal dibattito politico, Bronzi guadagna sempre maggiori consensi nel Partito spezzino di cui preso diventa il leader scalzando Formentini. Succede con il XIII Congresso del Psi che si tenne a luglio 1912 a Reggio Emilia che viene vinto dalla corrente massimalista guidata da Mussolini. In quello schieramento milita Bronzi che prende la direzione della sezione spezzina imponendo un netto cambio di marcia. Con l’avvento del regime fascista, Bronzi è costretto a emigrare a Parigi dove cambia progressivamente il suo orientamento grazie anche ai colloqui con Turati. Si fa riformista moderato e tale rimase fino alla morte che lo colse ottantenne nel 1971. Ma sessant’anni prima era un rivoluzionario intransigente.