una storia spezzina
|Giulio Beverini, il sindaco che costruì il futuro in cinque anni
Una volta si chiamava Piazza di Corte, un ampio slargo dove si vendevano frutta e verdure. Anche il suo aspetto era un po’ diverso dall’attuale: c’era la colonna di San Rocco e il palazzo municipale che le bombe del ’43 buttarono giù. Oggi nel posto una vota occupato dai banchetti delle erbivendole c’è un ampio parcheggio e la piazza è intitolata a Giulio Beverini, grande Sindaco stimato dai concittadini compresi chi non l’aveva votato. La stampa del tempo su lui riporta solo parole di stima e apprezzamento.
Nato nel 1871 da una famiglia di coraggiosi e avveduti mercanti, recita un giornale, si laurea giovanissimo in legge a Torino e nel ’97 è eletto nel consiglio comunale che lo porta alla massima poltrona rivelando subito doti di ingegnoso amministratore. È quello un periodo particolare, di grande svolta per la politica cittadina. In quell’anno s’impone una coalizione guidata da Prospero De Nobili che comprende la borghesia imprenditoriale, il ceto commerciale, l’artigianato, il proletariato urbano con le sue prime timide organizzazioni sindacali e politiche e le affermate Società di Mutuo Soccorso. È una sorta di grande lista civica che contende con strappa alla Marina il controllo del territorio che deterrà per i successivi dodici anni. Nel declinante crispismo si battono per una democrazia progressiva, modello che nel 1900 va al Governo con Zanardelli.
Nel suo quinquennio di governo Beverini è frenetico nella realizzazione di quanto la città si aspettava dalla parte politica cui avevano dato fiducia: l’impianto dei tram e dell’illuminazione, l’arredamento del porto, il nuovo palazzo municipale, il progetto dell’ospedale, i piani regolatori dei Vicci e di Migliarina, il forno crematorio, il trasferimento del mercato in piazza Cavour, il viale Mazzini originariamente chiamato delle palme, nuove scuole. Questa è in estrema sintesi quello che realizza Beverini che fu grande Sindaco perché fece quello che la città chiedeva non attardando in inutili orpelli ma trovando soluzioni.
Beverini fu capace di interpretare queste esigenze creando strutture capaci di far crescere il territorio. Ciò comportò un suo miglioramento sociale che era un modo di costruire un primitivo welfare che redistribuisse la ricchezza.
Il 13 gennaio 1903 morì per un’infezione di tifo complicata da problemi cardiaci: ventotto giorni dopo avrebbe compiuto trentadue anni.
Fu anche persona molto generosa. Convinto della necessità di costruire un nuovo ospedale regalò alla Spezia l’area su cui poi si fece il nuovo Sant’Andrea accompagnando il munifico dono con una sostanziosa somma.
Giustamente il suo busto troneggia nella collina di San Cipriano.



