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Furletti: “Tpl spezzino in crisi, ora la politica si assuma le sue responsabilità: servono figure competenti”
Venerdì 18 luglio, tra le 11 e le 15, i lavoratori di Atc esercizio incroceranno le braccia per lo sciopero indetto nei giorni scorsi da Filt Cgil, Uiltrasporti, Ugl e Cobas. Le ragioni sono purtroppo note ai più, anche perché da un anno le difficoltà si toccano con mano nel momento in cui si sceglie di utilizzare il trasporto pubblico locale. Prima i tagli delle linee, poi la sparizione settimanale delle corse durante l’estate, sino a giungere al sostanziale azzeramento del subappalto per alcuni giorni, tra ottobre e novembre 2024. Con l’arrivo del 2025 la nuova sorpresa: il taglio delle risorse regionali destinate alla Provincia spezzina, col contestuale aumento di quelle per l’Imperiese.
I dipendenti di Atc sono sul piede di guerra e abbiamo fatto il punto della situazione con Marco Furletti, segretario provinciale di Uiltrasporti, approfittandone anche per spaziare sulle questioni portuali – vista la recente nomina di Bruno Pisano a commissario straordinario dell’ente di Via del Molo – e sulla situazione aziendale di Maris.
Cosa vi lascia insoddisfatti dell’attuale situazione del trasporto pubblico locale?
“Quello che ci lascia davvero con l’amaro in bocca è l’atteggiamento della proprietà e della politica locale. Da marzo abbiamo avviato un tavolo di confronto, ma da allora non abbiamo visto prese di posizione forti in difesa di un servizio fondamentale per il territorio. Il silenzio su questo fronte pesa”.
Ci sono anche problemi concreti nel servizio?
“Sì, e non sono marginali. Il servizio, soprattutto nella parte gestita in subappalto, è estremamente zoppicante. A Campiglia, ad esempio, mi raccontano che spesso saltano corse, senza alcun preavviso: semplicemente la corsa non c’è. E anche in Val di Vara la situazione è complicata. Per questo chiediamo da tempo che quei servizi vengano reinternalizzati. Il subappalto, oltre ad aver raggiunto percentuali elevate, riguarda zone collinari e isolate dove l’assenza del trasporto pubblico significa isolamento vero.
C’è chi non riesce a tornare a casa. Penso a una lavoratrice delle pulizie che lavora anche nei festivi: abita in una frazione dell’entroterra e la domenica non c’è alcun collegamento. Parliamo di disagi concreti, che colpiscono tanto gli utenti quanto i lavoratori”.
C’è un grande lasso di tempo tra la proclamazione dello sciopero e la sua effettiva attuazione. Può esserci margine per evitare la mobilitazione?
“Ce lo auguriamo. Anche se, ad oggi, le risposte che abbiamo ricevuto non sono sufficienti. Alla prima riunione in azienda sulla conciliazione hanno partecipato le sigle di settore, ma siamo stati presenti al tavolo in Prefettura. Lì ci sono stati impegni, va detto, ma troppo vaghi e generici. Soprattutto, mancano i tempi e le condizioni per costruire vere soluzioni. Sul fronte dei fondi, poi, nulla si è mosso.
La nostra mobilitazione vuole anche essere uno stimolo alla proprietà e alle forze politiche di maggioranza. Ci aspettiamo che intervengano anche presso Regione Liguria”.
Che impressione avete del nuovo amministratore delegato di Atc?
“L’abbiamo conosciuto in Prefettura, in un contesto non ordinario. Non lo conoscevamo prima e non abbiamo nulla da eccepire sulle sue competenze generali. Sul trasporto pubblico locale, però, tutto resta ancora da verificare. La prima impressione è quella di una persona seria, ma per il momento non vediamo ancora risultati concreti. Per questo avevamo chiesto con forza che, alla nomina del nuovo direttore generale, seguisse un azzeramento dell’intero Cda. Riteniamo fondamentale inserire figure con competenze specifiche nel Tpl, in grado di intervenire davvero sull’organizzazione del servizio”.
Passando alle questioni portuali, sulla nomina di Bruno Pisano come commissario dell’Autorità di sistema portuale qual è l’opinione di Uiltrasporti?
“Una scelta che condividiamo. Pisano viene dal settore, conosce il territorio, e la sua figura ha consentito di evitare l’arrivo di un “papa straniero”, come si dice in gergo. Proprio questo aveva chiesto il viceministro Rixi, quando venne in visita in città. Naturalmente lo attendono sfide importanti, prima fra tutte l’evoluzione del Piano regolatore portuale. Il Terminal del Golfo sta per bandire la gara per il primo lotto dell’allungamento del molo, un’opera da circa 15 milioni di euro. La settimana scorsa, come categorie territoriali, abbiamo avuto un incontro con la dirigenza del terminal: ci hanno illustrato questa prima fase del progetto. Resta centrale anche la questione occupazionale. Chiederemo il rinnovo della contrattazione aziendale dei dipendenti dell’Autorità di sistema, scaduta il 31 dicembre 2024. Abbiamo già avviato alcuni contatti con il commissario Montaresi, ma è con Pisano che presenteremo la nostra piattaforma completa”.
C’è anche una questione di monitoraggio occupazionale?
“Sì, riteniamo necessario un controllo più accurato sui numeri degli occupati nelle imprese portuali – concessionari e soggetti autorizzati ex articolo 16 – rispetto ai volumi di traffico. In alcune realtà, secondo noi, ci sono discrepanze: gli organici non sono adeguati. Serve un quadro chiaro, trasparente e aggiornato su chi lavora davvero in porto”.
E sul fronte della sicurezza?
“Anche questo è un punto fermo della nostra azione sindacale. Ci sono problemi legati alla manutenzione, alla condizione del fondo stradale e all’aumento delle malattie professionali tra gli operatori. È già in corso un confronto con l’ente, ma su questo non possiamo abbassare l’attenzione”.
La contrattazione aziendale si può chiudere anche prima della nomina ufficiale del presidente?
“Sì, secondo quanto ci è stato comunicato, i commissari designati hanno già i poteri pieni. La trattativa si può chiudere anche ora”.
Cosa chiedete in termini di formazione?
“La formazione va rilanciata con decisione. Anche alla luce dell’automazione in arrivo, ad esempio con l’investimento sul terminal Ravano in Lsct, bisogna preparare percorsi formativi specifici. Il numero di lavoratori con limitazioni fisiche è in aumento, e bisogna garantire loro la possibilità di restare attivi in mansioni compatibili. Non possiamo permettere che l’innovazione escluda chi ha ancora molto da dare”.
Qual è il vostro giudizio sulla gestione politica delle nomine?
“Siamo rimasti sconcertati. I nominativi erano già stati trasmessi da settimane, ma le commissioni parlamentari non hanno ancora completato l’iter. È inaccettabile. Come organizzazione, anche a livello nazionale, ci siamo interrogati. Non contestiamo i nomi, ma il metodo. I porti e i lavoratori non possono essere ostaggio di giochi politici, lotte di potere e scambi tra forze politiche. È stata una brutta pagina. Vedremo se i commissari riceveranno effettivamente i poteri pieni e se gli organismi – dal comitato di gestione all’organismo di partenariato – potranno finalmente funzionare al meglio”.
E, infine, ci sono novità in merito alla vertenza Maris?
“La procedura di stralcio del debito con l’Agenzia delle entrate è ancora in corso. La settimana scorsa abbiamo avuto un aggiornamento da Legacoop: è fondamentale attendere l’esito di questa richiesta. Detto questo, dal punto di vista della gestione, ci dicono che la situazione sta migliorando sensibilmente”.





