cosa si fa dietro le mura di san bartolomeo
|Negli abissi una rete di sensori e una flotta di droni sviluppati al PNS: “Entro il 2026 i test in mare”
Sta nascendo la via italiana al dominio subacqueo. La senatrice Pinotti: “La Spezia strategica nella storia industriale del Paese”. In un anno e mezzo al Polo nazionale della subacquea avviati 18 progetti per 115 milioni di euro con 22 tra università e centri di ricerca.
Cinque nuovi progetti di ricerca per 50 milioni di euro di investimento complessivo per il Polo nazionale della dimensione subacquea, che supera i 18 mesi dall’istituzione con un appuntamento presso la Confindustria della Spezia. L’occasione per fare il punto della situazione su quanto succede dietro le mura di San Bartolomeo, dove in questo ultimo anno e mezzo sono stati avviati 18 progetti per 115 milioni di euro, aggregando le competenze di 22 tra università e centri di ricerca, 11 grandi aziende, 34 piccole e medie imprese e 22 subfornitori.
“La Spezia ha sempre giocato e giocherà sempre di più un ruolo strategico nella storia industriale di questo Paese, in particolare nella difesa e nei sistemi di sicurezza”, ha sottolineato la senatrice Roberta Pinotti, presidente della Fondazione Polo nazionale della dimensione subacquea, alla prima uscita pubblica nel ruolo. La fondazione è il fulcro attorno a cui ruota la governance del polo, che sfrutta le strutture della Marina Militare ma dipende dal ministeri della difesa, dell’industria e delle ricerca per la parte governativa e dalla Federazione delle aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza per la parte imprenditoriale.
“In questa città stanno avvenendo cose importantissime come la joint venture tra Leonardo e Rheinmetall, senza dimenticare ruolo di Fincantieri e di MBDA. Il polo sarà un motivo di grande orgoglio. – il contesto offerto dall’ex ministra della difesa -. Nessuno è contento che sia sempre più necessario difendersi, ma questa è la realtà del nostro tempo. Nessuno di noi pensa che le armi vadano usate, lo dice la nostra Costituzione, ma è imprescindibile poter essere sicuri. La deterrenza ha garantito per decenni la pace in Europa. I fondali marini sono un nodo fondamentale per la nostra sicurezza tra gasdotti, dorsali di cavi, terre rare e perfino agricoltura. Siamo primi in Europa ad aver messo assieme in una sola realtà tante competenze. La fondazione ha il compito di far sì che questa ricerca non sia solo limitata al mondo militare ma si apra a quello civile. In questo settore possiamo davvero avere una primazia mondiale”.
Secondo le stime di Price Waterhouse Cooper entro il 2030 il mercato globale della subacquea toccherà i 400 miliardi di euro annui su scala globale. Si attende una crescita a doppia cifra per i veicoli subacquei senza pilota, ma gli ambiti di applicazione sarebbero almeno cinquanta. Al PNS al momento si lavora su due progetti base, già arrivati alla seconda fase. Il primo è costruire una rete per la scoperta subacquea per la cosiddetta underwater situational awareness, ovvero sapere in tempo reale se esistono negli abissi minacce alle infrastrutture critiche. “Abbiamo ritenuto di sfruttare la dorsale cavi di fibra ottica già esistente per creare una rete di scoperta, arricchendola di altri sensori che aiuteranno a trasferire i dati raccolti fino a terra – spiega l’ammiraglio Cristiano Nervi, direttore della struttura operativa del PNS a cui è demandata l’esposizione tecnica -. Sottolineo che oggi nessun Paese al mondo ha soluzioni per realizzare questa attività. Quando saremo pronti, e non manca troppo tempo, saranno stese e attrezzate mentre le vecchie dorsali già posate saranno retrofittate. Saranno organizzate con docking station in cui i veicoli autonomi potranno tornare per ricaricarsi, trasferire i dati e ricominciare la propria missione”.
La seconda direzione di ricerca mira a costruire un drone sottomarino in grado di mettere in pratica questa sorveglianza e proteggere le infrastrutture stesse. Un veicolo esiste in verità già, si chiama Flatfish ed è sviluppato da Saipem, uno dei partner privati più importanti del polo. “Ma ogni singolo componente di questo veicolo viene dall’estero: il motore è americano, il sonar è britannico, le batterie canadesi, il manipolatore è svedese, il sistema di navigazione norvegese – sottolinea l’ammiraglio Nervi -. Vogliamo portare all’Italia tutte queste tecnologie. E ci rivolgiamo anche ad aziende che non hanno mai lavorato nell’underwater, ma che sappiamo avere la tecnologia per entrare in questo ambito”. Entrambi i progetti presenteranno i loro dimostratori tecnologici tra settembre e dicembre del 2026 per i successivi test in mare.
Ad ascoltare l’esposizione una nutrita platea di stakeholder, tra cui molti imprenditori. Collegate da remoto le Confindustria di Genova e Taranto e quella nazionale insieme ad aziende da Roma e Napoli. Non a caso i bandi presentano una “premialità sfacciata” a favore delle pmi, che sono entrate in grande numero nei progetti del PNS. “Si tratta di una delle più importanti opportunità industriali e tecnologiche per la Spezia e per tutto il Paese” la definisce Mario Gerini, presidente di Confindustria La Spezia, prevedendo un “dialogo costruttivo tra sistema della difesa e sistema industriale” che possa fare del polo “un incubatore destinato a diventare un punto di riferimento nel settore, capace di costruire una vera e propria filiera italiana della subacquea“. Anche il sindaco Pierluigi Peracchini la aveva definita poco prima “un’occasione storica per la città”.
Il direttore di Confindustria Paolo Faconti esprime “l’augurio e l’aspirazione che molti dei ricercatori coinvolti nel Polo nazionale della subacquea possano decidere di trasferirsi e rimanere a vivere in questo territorio”, traguardando alla ricaduta sociale di un flusso di professionalità ad altissimo livello di specializzazione scientifica. Otto le università coinvolte solo nella prima tranche di bandi. Tra queste i Politecnici di Milano, Torino e delle Marche, la Sapienza di Roma, le Università di Firenze, Pisa, Trieste e Genova anche attraverso aziende compartecipate.
La fase 3 di recente pubblicazione punta alla realizzazione di un sonar ad apertura sintetica, un propulsore, effettori per gli scenari subacquei, allo sviluppo di materiali resistenti per gli ambienti sottomarini estremi e di un sistema Lidar, un radar con tecnologia laser per mappare i fondali. I progetti sono tutti cofinanziati al 50%. “Il nostro fabbisogno cresce, si stabilizzerà tra i 35-40 milioni dal 2027 – la previsione -. Dal ministero della ricerca riceviamo 9 milioni, dalla difesa 3 milioni di euro. Alto l’interesse che stiamo registrando da parte delle Regioni. Abbiamo già chiuso un accordo con il Friuli Venezia Giulia, ma ve ne sono altre interessate tra cui Liguria, Lazio e Campania. Ma prima devono arrivare università e imprese”.








